Pisa. Un apposito comitato - che ha già rivolto un appello alla Soprintendenza ai monumenti di Pisa, al ministro Rutelli e al sottosegretario Andrea Marcucci - si oppone alla demolizione delle storiche caserme che sorgono alla foce del Serchio, nel cuore del Parco di Migliarino-San Rossore, che furono la base segreta degli incursori della Marina militare. Nel 2001 la famiglia Salviati, proprietaria degli immobili, ha venduto le costruzioni a una società che si occupa di turismo e residenze alberghiere. Il progetto presentato dalla società prevede la demolizione di due edifìci e la costruzione al loro posto di un albergo da 40 camere e 12 residenze turistiche alberghiere, con annessi piscina e campi da tennis. Contro la demolizione di questi edifici si è schierato il "Comitato di Migliarino per il Parco". Semplici, chiare e prive di qualsiasi riferimento ideologico sono le motivazioni degli appartenenti al Comitato. Gli edifìci collocati presso Case di Marina hanno un valore storico da preservare, sono inseriti all'interno del parco di Migliarino-San Rossore e confinano con la riserva naturale di Bocca dì Serchio, che è una delle aree più tutelate del parco, tanto da essere sottoposta a quattro tipi di vincoli ambientali. Non escludendo a priori la realizzazione di strutture ricettive nella zona si sollecita però a vincolare al più presto questi immobili. Le condizioni fisiche degli edifici non sono ottime, spiega il Comitato, ma opere di intervento e di ristrutturazione conservativa sono possibili anche senza sostenere spese elevate. Ben accetta è l'idea di dare nuova vita a questi spazi, costruendo per esempio un museo di storia della Marina. La questione si presenta però farraginosa: da un punto di vista normativo, ad oggi, gli interventi di demolizione previsti ed approvati possono essere realizzati. Gli edifici sono di proprietà privata e non sono vincolati e già nel 1999, nel piano di gestione del parco, la demolizione degli edifici era contemplata fra le ipotesi. Il progetto può essere bloccato e modificato 0 rimettendosi al buon cuore della società proprie-taria o con un vincolo architettonico su questi immobili. Vincolo che sicuramente avrebbe una sua giustificazione più che legittima perché garantirebbe la preservazione di un patrimonio storico importante. Sulla questione sono state presentate due interrogazioni, una in Parlamento a firma del deputato di An Riccardo Migliori e una alla Regione Toscana presentata dal consigliere Andrea Agresti in cui si chiede se la Regione non ritenga di dover intervenire presso la Soprintendenza ai beni culturali di Pisa affinchè venga posto un vincolo su questi edifici, evitando sia interventi di demolizione totale, sia interventi tali da cancellarne il valore di simboli storici del nostro Paese. «Non possiamo pensare - rilevano gli esponenti del Comitato - che per logiche economiche o per una pura inerzia e immobilità si vada a distruggere un simbolo della nostra storia per fare spazio ad un asettico ed anonimo villaggio turistico uguale a tanti altri nel mondo. Chi soprintende ai beni ambientali e culturali della Provincia di Pisa sappia ascoltare le richieste delComitato e di tanti cittadini. Case di Marina è un simbolo dell'eroismo italiano, che non ha colore politico, cerchiamo di non distruggere tutto per rare spazio al nulla». La storia gloriosa delle caserme di Bocca di Serchio inizia nel 1936. In seguito alla rivolta di Ual Ual e all'ingresso di cento navi inglesi nel Mediterraneo, i vertici della Marina Italiana e lo stesso Mussolini intuiscono che l'Italia ha bisogno di un'idea geniale per poter affrontare in caso di guerra il confronto in mare con le annate di Sua Maestà. Teseo Tesei, all'epoca tenente del Genio Navale, viene convocato con urgenza a Roma al Ministero della Marina. Tesei espone il suo progetto che già da "pivolo", insieme al compagno Elios Toschi, aveva approntato. Si trattava di un ibrido sottomarino agile e facilmente manovrabile che riuscisse ad attaccare le navi da guerra nerniche all'interno dei porti. L'idea era semplice quanto ardita: colpire la nave mentre "dorme", nel momento in cui «una nave da battaglia, con i motori al minimo e le tele sui cannoni, cessa di essere un mostro dei mari per diventare solo un ammasso d'acciaio facilmente vulnerabile». La Supermarina dà il suo assenso al progetto di Tesei ed inizia così la costruzione del mezzo, il siluro a lenta corsa, più comunemente chiamato "maiale", data la sua forma tozza e corpulenta. L'operazione deve rimanere segreta, ed è per questo che dopo una momentanea collocazione a La Spezia e a Santo Stefano, si decide di approdare a Bocca di Serchio nella frazione di Case di Marina, podere della famiglia Salviati che concede il cascinale del guardia-caccia. Il posto è perfetto: lontano dal centro abitato e a 100 metri dalle sponde del fiume Serchio che sfocia nel Mar Tirreno in modo del tutto naturale. Il 25 luglio 1936 inizia il primo ciclo di allenamento e di perfezionamento del mezzo già affinato a S. Stefano. Dopo un accantonamento del progetto durato due anni, il 27 settembre del 1938 la mobilitazione della Royal Navy rinnova gli stessi momenti di agitazione vissuti ai tempi di Ual Ual e tornano alla ribalta le armi segrete. Il Capo di Stato Maggiore della Marina ordina la ripresa degli esperimenti e la costruzione di nuovi mezzi subacquei. Gli "apostoli" tornano a Bocca di Serchio e Teseo Tesei, diventato capitano del Genio Navale, viene affiancato dal C. F. Aloisi. Arriviamo al 1941. Partono i primi attacchi a Gibilterra, Malta ed Alessandria che si riveleranno disastrasi: in uno di questi, al porto di Malta, Teseo Tesei troverà la morte. Arrivano nuovi uomini a Bocca di Serchio e nell'aria si respira già l'azione che legherà Case di Marina indissolubilmente alla storia d'Italia. É la notte tra il 18 e il 19 settembre del 1941 quando, con a capo il marchese Durand de La Penne, e come secondo Emilio Bianchi, parte la celebre spedizione nel porto di Alessandria. Tre maiali con un'astuta manovra riescono a penetrare nel porto e piazzare il carico esplosivo: sono circa le 6 del mattino quando la Valiant e la Queen Elizabeth vengono affondate. L'eroica impresa è ricordata con una lapide apposta sulle mura della casa che accoglieva gli incursori del reparto speciale della Decima, comandato da Junio Valerio Borghese. A guerra finita a Case di Marina fino agli anni 60-70 si trasferiscono famiglie e le vecchie caserme fanno spazio ad appartamenti che poi saranno usati come comuni case di villeggiatura. Arriviamo al 2006: sono passati 70 anni. Una notizia risuona nella pineta che ospitò Tesei e gli altri eroi: le storiche caserme che furono la base degli assaltatori saranno demolite.
Secolo d'Italia
12 Novembre 2006
Salvare le caserme dell'eroe Teseo Tesei
IS
Isabella Bacci
Secolo d'Italia
Artista / Persona
Bene culturale
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