ROMA Bocciatura senza appello dagli operatori turistici, promozione con riserva da parte dei sindaci delle grandi città d'arte, tante critiche da parte di molti primi cittadini specie se esponenti della Cdl. La varietà delle reazioni alla nuova tassa di soggiorno è ben rappresentata anche all'interno dell'esecutivo, tanto che dopo un solo giorno dall'annuncio il nuovo contributo toma ai box: «Non c'è nulla di deciso, né nulla di precluso, siamo pronti a discutere ha detto il sottosegretario all'Economia Alfiero Grandi la tassa di soggiorno dovrebbe comunque essere mantenuta lasciando ai Comuni la facoltà di decidere come applicarla». All'apparenza nulla di nuovo visto che anche nell'attuale formulazione l'articolo 9 lascia alle singole città la scelta di applicare il tributo fino a due euro, mentre le grandi aree metropolitane (sono 14 in tutta Italia) la soglia permessa è più alta fino a cinque euro e l'opzione di applicarla dall'inizio dal 2007. Il problema, prima ancora che di gradimento degli enti locali, sembra proprio politico, con il vicepremier Francesco Rutelli tra i più perplessi, anche per la reazioni unanimemente negative di tutte le associazioni di operatori del turismo. Poi c'è un problema tecnico su cui lavorano al ministero: potrebbero essere ritoccati l'importo massimo previsto e le procedure di applicazione coinvolgendo le regioni. Si punta a non colpire solo chi soggiorna ma anche i turisti che si limitano all'escursione di un giorno. Ma c'è anche chi vede delle potenzialità nel "contributo", come il sindaco di Firenze Leonardo Domenici: «Si può trovare un giusto equilibrio tra la necessità di non penalizzare il turismo ed evitare che i servizi per i turisti non arrivino solo dalla fiscalità dei residenti. Concretamente si possono utilizzare quei fondi per i servizi turistici, la manutenzione, la pulizia, la sorveglianza delle città. La legge prevede una concertazione territoriale che può servire anche a trovare formule di forfettizzazione e facilitazioni di pagamento per gli operatori».