In nessun altro Paese sarebbe permesso di assalire come da noi, deturpare città e campagne secondo gli interessi e i capricci del giorno». Così affermava Guido Piovene nel 1957. Il convegno nazionale del Fai, tenutosi venerdì scorso a Roma, ha avuto come titolo «La riscossa del Patrimonio». Se riscossa significa, come recita lo Zingarelli, «riconquista di ciò che era stato occupato o conquistato dal nemico» difficilmente tale titolo può avere un senso. Nessuno, infatti, potrà mai ridare agli italiani gli 11 milioni di ettari sottratti al paesaggio naturale dei 30 milioni ancora integri 50 anni fa. Ma se riscossa significa anche (e citiamo dalla stessa fonte) «riconquista dei diritti che erano stati tolti da un oppressore» allora vi è spazio per sperare che i 19 milioni di ettari ancora oggi illesi nel nostro Paese possano contare su una sorte migliore. Ma come può una nazione come la nostra disporre di una leg-ge di tutela del proprio Paesaggio dove come al comma 3 dell'articolo 143 si dice che «Le Regioni, il Ministero, il ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio possono stipulare intese per l'elaborazione congiunta dei piani paesaggistici». Possono non vuole dire devono. Ma che regola è quella che può essere applicata? Senza tornare a parlare delle scellerate responsabilità dei passati condoni edilizi, sanatorie ambientali e affini, i provvedimenti come gli incentivi fiscali (legge 383 del 2001) alle imprese che investono in edilizia hanno portato, anche a causa della debolezza strutturale della nostra tutela, a effetti devastanti sul Paesaggio; non è stata solo "colpa" delle (poche) grandi o grandissime imprese quanto e soprattutto della infinita serie di operatori immobiliari e di imprese di costruzioni che, in modi sempre più disinvolti, aggrediscono, con il concorso di Amministratori pubblici locali, aree di valore paesaggistico (sia all'interno delle città che nelle campagne) senza nessun rispetto per i valori consolidati e avendo quale unico riferimento il massimo profìtto immediato. Tali incentivi fiscali sono letali per il Patrimonio e devono essere sostituiti da incentivi economici e fiscali a favore del recupero dei centri storici, dell'architettura rurale, delle aree industriali dismesse, delle grandi tradizioni artigiane e dell'agricoltura di qualità. Una agricoltura florida e diversificata è "automaticamente" una straordinaria e vitale forma di tutela del Paesaggio e di governo del territorio. Genova che negli anni 80 sembrava senza speranza ha rialzato, superba, la criniera e puntando sulla propria tradizione si è ridata un'identità, una bellezza e un'immagine che stanno notevolmente giovando alla sua economia. La Regione Sardegna affronta con caparbietà e determinazione un piano per preservare a vantaggio primo fra tutti dei suoi abitanti la straordinaria bellezza delle sue coste per evitare i pericoli derivanti da un turismo di bassa qualità, ben conscia che il turismo di qualità muore con il degrado dei luoghi in cui avviene e che la qualità del turismo (pei tutte le borse) aiuta a mantenere la qualità dei luoghi. È ciò che sembra non aver capito la «Toscana di Monticchiello»; è ciò che sembra aver capito il Salento, improvvisamente ridestatosi con la sua intatta e dimenticata bellezza oggi ancora gestibile per un futuro che la conservi, con evidente vantaggio anche economico dei suoi abitanti. Altre realtà, da Torino a Brescia, da Siracusa a Ferrara, hanno progettato o stanno progettando un futuro ove il loro Patrimonio di cultura e di identità riveste un ruolo anche economico di tutto rispetto. Ma chi rema in senso contrario, anche in presenza di progetti positivi, è tuttora molto agguerrito; è il caso di Mantova, dove un'incredibile progetto avallato dalla precedente giunta di sinistra dello stesso colore di quella attuale che lo avversa di mutilare per sempre con un insediamento di i85mila me su una superficie di 30 ettari, il meraviglioso paesaggio dei la-ehi mantovani che preludono alla città dei Gonzaga per chi viene da est. Il Fai, ospite per il convegno della Confmdustria, ha proposto un patto alle Associazioni Imprenditoriali. Sono le imprese che provocano, con le loro attività protese al rilancio economico del Paese, le trasformazioni più significative del nostro territorio; si chiede dunque alle imprese italiane quali regole sono disposte a condividere e ad accettare, sempre in un'ottica di sviluppo economico, per consentire di coniugare sviluppo con il rispetto del Patrimonio Comune; anche se queste regole dovessero "complicare" un po' loro la vita. Chiediamo alle Associazioni Imprenditoriali di farsi promotrici di un atteggiamento innovativo che coniughi il necessario imprescindibile profitto d'azienda a un rispetto e un accrescimento del patrimonio comune, creando così nuove competenze e servizi nel segno di quelle identità storiche, artistiche e civili la cui somma, accogliendo sempre l'integrazione fra le culture, crea l'identità nazionale di un Paese multiforme per storia, paesaggi, usi e tradizioni. Tutti gli italiani, e in primo luogo chi ha la responsabilità dello sviluppo economico del Paese, sono inderogabilmente chiamati a schierarsi o con chi limita i propri orizzonti ai vantaggi immediati o con chi, salvaguardando i propri interessi economici, condivide l'esigenzaanche moraledi conservare il paesaggio e il Patrimonio in generale per garantire l'identità culturale del Paese e una qualità della vita migliore per oggi e per il futuro. Direttore generale culturale del Fai
Fai l'imprenditore della bellezza
Il convegno nazionale del Fai, tenutosi a Roma, ha discusso sulla "riscossa del Patrimonio" e sulla tutela del paesaggio naturale e culturale in Italia. Il direttore generale del Fai, Guido Piovene, ha affermato che il paesaggio italiano è stato gravemente danneggiato negli ultimi 50 anni e che non è possibile restituirgli ciò che è stato perso. Tuttavia, si può riconquistare i diritti che sono stati tolti all'Italia da un oppressore.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo