L'idea è del sindaco di Torino: diversificare il prezzo a seconda delle categorie dell'albergo scelto NON è detto che non ci siano delle modifiche. La tassa di soggiorno, varata dalla commissione Bilancio della Camera, fa già discutere dentro la stessa maggioranza di governo, non è escluso che già in questa settimana non ci siano delle modifiche con un emendamento del relatore dies-sino Michele Ventura. Lo ha lasciato intendere il sottosegretario all'Economia Alfiero Grandi: «Non c'è nulla di deciso, né nulla di precluso» afferma l'esponente del governo, confermando però che la tassa di soggiorno non è in discussione «e i comuni hanno la facoltà di decidere come applicarla». A spingere sul governo per un ritocco sui contenuti della tassa è stata in prima fila Rifondazione Comunista durante un vertice tra l'esecutivo e la maggioranza, che si è tenuto ieri a Montecitorio. Mentre la Cdl soffia sul fuoco delle polemiche per quella che ritengono sia una tassa sulle vacanze, anche le associazioni turismo iniziano a rumoreggiare e chiedono lo stralcio di questo provvedimento dalla Finanziaria. Chi aspetta di vedere come andrà a finire sono invece i sin-daci, e non tutti perché quelli del centro destra giocano la carta della strumentalizzazione politica e si dicono contrari. Aspettano di vedere la formulazione conclusiva dell'emendamento, dopo il suo passaggio al Senato. Nel frattempo non mancano le prese di posizioni, come quella del sindaco di Torino Sergio Chiamparino, che pensa all'introduzione di una "tassa sul lusso" con l'applicazione della tariffa a carico dei turisti in proporzione al numero delle stelle dell'albergo dove alloggeranno. Secondo la norma il contributo dei turisti potrebbe essere da un minimo di 2 euro ad un massimo di 5 per le grandi città d'arte come Roma, Napoli, Firenze e Venezia! A proposito del capoluogo veneto, il sindaco Massimo Cacciari, commentando questa novità ha voluto sottolineare come dovrebbe «colpire di più il turismo mordi e fuggì che non quello che bene o male pernotta». L'idea di Cacciari è di far gravare questo contributo solo «a coloro che risiedono in albergo». Per il suo collega fiorentino e presidente dell'Anci, Leonardo Domenici «l'idea, non è affatto quella di provocare una depressione del flusso turistico, noi vogliamo portare avanti una politica di accordo, di concertazione con le categorie interessate in modo tale che le risorse che risulteranno da questo contributo possano servire per la manutenzione delle città ed anche per lo sviluppo delle attività turistiche». Quanto alle modalità di applicazione, il sindaco di Firenze, ha detto che «ciascun comune, nella propria autonomia e sulla base della concertazione potrà trovare le soluzioni migliori». Domenici, pensa ad un tavolo con le categorie economiche e con i rappresentanti della filiera di tutte le imprese turistiche. «Il contributo turistico non è una tassa né un ticket. Non è contro qualcuno, ma è per le nostre città» aggiunge il presidente dei sinda-ci italiani. A questo punto Domenici lancia una sua proposta alle altre grandi città d'arte «possiamo pensare ad un accordo, che almeno per il primo anno preveda una forfettizzazione del gettito». L'idea è di un fondo ad hoc, da definire secondo alcuni indicatori econometrici, che dovrebbe essere usato per salvaguardare le città e migliorare i servizi per gli stessi turisti.
Soggiorno, per i turisti una tassa progressiva
Il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, propone di introdurre una "tassa sul lusso" per i turisti, con un contributo da 2 a 5 euro a persona, in proporzione al numero delle stelle dell'albergo dove alloggiano. L'idea è stata avanzata durante un vertice tra il governo e la maggioranza, ma non è stata ancora decisa. La tassa di soggiorno, varata dalla commissione Bilancio della Camera, fa discutere all'interno della stessa maggioranza di governo. Il sottosegretario all'Economia, Alfiero Grandi, ha lasciato intendere che non c'è nulla di deciso, ma che la tassa non è in discussione.
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