II San Michele a Ripa, sede dei Beni culturali, è di color giallorossastro per colpa di un restauro lasciato a metà. «Gli hanno fatto lo scherzetto al ministro laziale, gli hanno pitturato il ministero giallorossastro...». Il testaccino ride di cuore, seduto accanto al Kremlino. quell'edificio mezzo Coppedé a guglie e terrazze che sta all'inizio di via Marmorata e che guarda oltre Tevere, un palazzo che a Testaccio hanno ribattezzato (molto prima che ci andassero ad abitare Giuliano Ferrara e qualche altro nome illustre) Kremlino. Non è il Kremlino però a far ridere il testaccino, a renderlo allegro (si suppone perché fondamentalmente incallito romanista) è il lunghissimo palazzo romano che occupa il lungotevere sull'altra sponda, quella trasteverina, il San Michele. Un San Michele giallo-rossastro. I raggi del sole colpiscono il San Michele di striscio, accarezzandolo in questa sua simpatica veste bicolore che ha assunto ormai da qualche mese: un terzo giallino, due terzi marroncino rossastro. Non è un nuovo tipo di cocktail, è lo stato un po' inquietante in cui versa il quartier generale del Ministero dei beni culturali e ambientali, il dicastero che si suppone per compiti istituzionali e costitutivi dovrebbe garantire decoro e bellezza dei nostri monumenti. A partire da se stesso. A guardare il palazzo prende però un senso misto di pena e sgomento. Che sarà mai successo? Grande è l'imbarazzo nel lungo palazzo dove è ospitato il fior flore degli uffici dei beni culturali. Nella parte più antica, quella rossastra (è il colore che scimmiottando Mafai andava a genio tempo fa, soprattutto negli anni '90 quando si trattò di restaurare l'immobile) lo scontento monta: qui sono ospitati l'Istituto Centrale del Restauro e l'Iccrom, presso l'Istituto del Catalogo e della Documentazione, e il Dipartimento dei beni culturali e paesaggistici retto da Giuseppe Proietti. Si guarda con sgomento a quella situazione esterna, abbastanza ridicola, anche nelle quattro importanti direzioni generali del ministero, da quella archeologica retta da Anna Maria Reggiani a quella del Patrimonio storico artistico di Bruno De Santis, ai Beni architettonici e paesaggistici di Roberto Cecchi, alla nuova Dare di Pio Baldi. La risposta al pasticcio bicolore bisogna cercarla però nella parte «giallina», quella restaurata: lì ha sede la Sovrintendenza regionale retta da Luciano Marchetti. È da Marchetti che dipende la tutela dell'edificio ed è quindi a lui che va rivolta la domanda fatidica: «Architetto, che cosa è successo al San Michele?». Maledette sponsorizzazioni, verrebbe da commentare ascoltando la storia. «Sì, purtroppo c'era una sponsorizzazione con una società di pubblicità sui ponteggi che non ha rispettato il contratto sia per i termini sìa per le regole - spiega Marchetti -. Hanno avviato il restauro prima dell'estate, ma andavano talmente a rilento... Così siamo stati costretti ad annullare il contratto e a diffidarli. Chiederemo anche i danni». E poi? «Poi, dovremo indire una nuova gara per completare il restauro...». Sponsorizzazioni, quanti guai. «Beh, dipende da come viene fatto il progetto -spiega il Sovrintendente comunale Eugenio La Rocca, che gestisce in città il cosiddetto "Piano del colore", stabilendo che cosa è consentito fare e che cosa no nelle tinteggiature dei palazzi della città storica -. Insomma bisogna essere precisi sui tempi e sulle pubblicità. Luciano Marchetti è un tecnico molto preciso, evidentemente era difficile evitare inconvenienti che a volte sono assolutamente imponderabili».