Gli esemplari, raffiguranti gli imperatori d'Oriente e Occidente, nascosti in pieno centro storico, dentro un coccio frantumato Sovana, il tesoro (498 pezzi di epoca romana) emerso durante un restauro Gli elfì le nascondevano ai piedi degli arcobaleni. I troll e i leprecani (personaggi che popolavano le favole norvegesi e irlandesi) all'interno degli alberi. Gli antichi abitanti di Sovana, invece, le pignatte piene d'oro le seppellivano sotto il terreno, i pavimenti o vicino agli stabilimenti termali. Sembra uscita da una fiaba, l'eccezionale scoperta avvenuta a Sovana, dove - durante il restauro dell'antica e sconsacrata chiesa di San Mamiliano, nella piazza centrale del borgo - è stato trovato un tesoro di straordinario valore, custodito da 1600 anni in un coccio di terracotta frantumato. È una pignatta piena di monete d'oro zecchino risalente alle invasioni barbariche: 498 esemplari con i volti degli imperatori d'Oriente e Occidente. Romolo Augustolo, Teodora, Onorio. H tesoro, di valore eccezionale, è stato ritrovato pochi mesi fa, ma la notizia è trapelata solo ora. Una scoperta capitata per caso durante le operazioni di restauro dell'edificio, presente un'equipe della Soprintendenza ai beni archeologici che supervisionava lo scavo. Il tesoro è ora custodito a Firenze presso la Soprintendenza stessa, ma il Comune di Sorano sta valutando la possibilità di recuperarne almeno una parte e custodirlo a Sovana nel costruendo museo. Zona ricchissima. Sovana, frazione di Sorano, è considerata un centro etrusco e romano di grande rilievo. Nelle vicinanze conserva una necropoli rupestre tardo-etrusca dai caratteri monumentali. Dalla fine dell'Ottocento è stata oggetto di varie campagne di scavo per individuare i resti etrusco-romani, mentre di recente sono stati portati avanti, su impulso delle università di Milano e Venezia, vari scavi "stratigrafici" in area urbana per ricostruire le fasi prqtostoriche ed etnische del territorio. Dove. La scoperta si colloca invece in pieno centro storico, sulla via d'accesso alla centralissima piazza del Pretorio e in corrispondenza della chiesa di San Mamiliano, la chiesa più antica del borgo. Privo di copertura e tuttora in fase di restauro dal Comune di Sorano (lavori che proseguono da qualche anno), il monumento presenta elementi scultorei e architettonici interessanti, anche d'età preromanica. Ma è nelle fondamenta che, tra uno strato e l'altro, si gioca una fetta consistente del suo passato. «Sotto la chiesa - dice Alberto Cerreti, vi-cesindaco di Sorano - abbiamo trovato varie tracce di sepolture rinascimentali». E sotto queste sepolture, nella parte romana dove pare ci fosse addirittura un istituto termale, è stato trovato, seminascosto, il coccio dei tesori. Il tesoro. Di quel coccio di terracotta è rimasto solo il fondo, e in quel fondo un gran cumulo di monete in ottime condizioni, custodite come nella pentola di Euclione (il personaggio plautino dell'Aulularia) o nei recipienti delle antiche favole nordiche. Una gran pioggia di "solidi" (moneta introdotta da Co-stantino I nel 309310 e usata in tutto l'impero bizantino fino al X secolo) non grossi, ma della consistenza di piccole medaglie. Ne sono state trovati 498, del peso complessivo 2 chili e 200 grammi. Ogni moneta ha 2 centimetri di diametro. Un tesoro databile tra il 420 DC e il 550 DC. e di conio bizantino, proveniente da Salonicco, Ravenna, Milano, Arles. Le monete sono tutte (a parte forse qualche caso) nuove di zecca. Portate a Firenze, non c'è stato bisogno nemmeno di restauro, ma solo di una ripulita che le ha riportate allo splendore di un tempo. Le immagini. A parte la quantità, la scoperta è eccezionale poiché registra un momento storico decisivo. Le monete rappresentano una serie di imperatori a cavallo dei due imperi romani d'occidente e d'oriente. Tra gli altri il volto dell'imperatrice Teodora, una delle più controverse della storia di Bisanzio. Moglie di Giustiniano e descritta a più riprese dallo storico Procopio di Cesarea, fu donna astuta e di carattere, protagonista dei mosaici ravennati. In un'altra moneta è l'effigie di Romolo Augustolo, imperatore fantoccio e ultimo sovrano dell'impero romano d'Occidente. Tra gli altri c'è il volto di Onorio, anche lui imperatore romano d'Occidente (393-423) e figlio secondogenito di Teodosio. Nei 130 anni circa (ma la datazione è in corso di studio) in cui si collocano le monete, avvengono trasformazioni epocali. Le invasioni barbariche, i primi segni di crisi e dissoluzione del potere di Roma, il sacco da parte dei Visigoti di Alarico e la deposizione di Romolo Augustolo, di cui la moneta di Sovana fotografa e intercetta il breve potere (475-476). «È probabile - dice Cerreti - che proprio al tempo delle invasioni barbariche qualche abitante tesaurizzò ciò che aveva. Si preparò il suo pentolino d'oro. Si mise da parte le monete per prepararsi al peggio, e, magari per dimenticanza o morte, non lo riprese più».