L'Appia Antica è come un fiume carsico, che ogni tanto esce allo scoperto e poi s'inabissa di nuovo. Ma quando emerge sono «meraviglie» che si porta dietro, colombari, ville romane, piccole necropoli, sepolcri, impianti monumentali come la villa scoperta grazie ai lavori dell'alta velocità a Campogalliano, una villa con tanto di «ludus» gladiatorio. In più offre se stessa, con quel «basolato» scuro tra i più antichi del mondo: l'ultima meraviglia sono due chilometri restaurati nella valle d'Itri, bellissimi. La via Appia, l'Appia Antica, è ancora un rebus irrisolto, un sistema che l'Italia non ha il coraggio di rimettere a frutto con un'operazione sistematica oltre i confini di Roma e del Lazio, oltre la Campania, fino al suo ultimo chilometro pugliese. E che anche qui a Roma stenta a far decollare in tutta la sua bellezza. È questo il succo della giornata di ieri dentro il San Michele, la roccaforte dei Beni Culturali, dove in mattinata è stato presentato il libro «La via Appia», edito dall'Erma di Bretschneider, atti di un incontro svoltosi nel giugno di un anno fa presso la II Università di Napoli. Che cosa succede dunque sull'Appia? Cinquant'anni fa su «II Mondo» con un articolo intitolato «I gangsters dell'Appia» il giovane redattore Antonio Cederna dava avvio a una battaglia che non si è ancora conclusa. Cederna partiva in quel suo articolo, il primo di oltre 150 dedicati firmati dal giornalista presto soprannominato «Indignato speciale» e «Appiomane», con la visione dì un distributore di benzina che mostrava sul muro unto di petrolio marmi, terracotte, epigrafi romane. «L'antico è tollerato solo se fatto a pezzi, ridotto a puro fronzolo...». Cederna è stato ricordato ieri per rilevare ora come accanto all'Appia sia cresciuto, nonostante i piani regolatori della città, un milione di metri cubi abusivi. «Siamo allo stesso punto di sempre e forse peggio ha protestato il sovrintendente Adriano La Regina . Per proteggere un terzo delle zone archeologiche dell'Appia sono occorsi 25 anni. Di questo passo ci vorranno altri 50 anni. Non si stanno facendo passi avanti, si annunciano come novità solo inutili carrozzoni come l'Ente Parco». Più tardi Giancarlo Paoletti dell'Ente Parco gli ha ribattuto: «Dal 1970, quando erano loro l'unico organo di tutela, sono venuti su due milioni di metri cubi abusivi. Con noi invece, che abbiamo organi di polizia giudiziaria, gli abusi cominciano ad essere reoressi». Non mancano i restauri: Rita Paris, l'archeologa responsabile per l'Appia Antica, ricorda nel libro quelli delle «macere» e di alcuni sepolcri, dì Torre Valca, del cosiddetto colombario Costantiniano e del Ninfeo di Egeria, del mausoleo di Cecilia Metella, oltre agli scavi nella villa dei Quintili e alla nuova acquisizione della Tenuta di Santa Maria Nova. Ma l'Appia? Oltre il Raccordo Anulare è ancora tutto da fare: sono i 5 chilometri che raggiungono il confine col comune di Marino. Attendono un intervento. «La gara per gli 800 metri sopra il Gra spiega Rita Paris la faremo in agosto. Il progetto del Prusst per il resto fino al confine comunale è stato già approvato dal ministero dei Lavori pubblici, ma i fondi non sono mai stati stanziati. Stiamo aspettando...» Una novità è venuta ieri dall'assessore regionale all'Ambiente, Vincenzo Saraceni. «Già cinquanta imprese produttive interne al Parco hanno accettato il piano di delocalizzazione elaborato insieme al Comune». Qualcosa si muove?