Professor La Regina, un nuovo consulto sull'Appia Antica. Con lei pessimista. Perché? È l'inevitabile domanda da fare al sovrintendente archeologico di Roma dopo averla sentita tuonare: «Non si fanno passi avanti, inutile far finta...» «Il mio pessimismo nasce dal fatto che tutto ristagna. E che invece di fare passi avanti si annuncia un Parco che non ha fatto nulla. La finalità di un parco come quello sull'Appia dovrebbe essere archeologica. Invece è ambientale e naturalistica. Di modo che poi il parco chiede l'assegnazione di competenze che siano nostre. Questa è una contraddizione che non porta da nessuna parte. In più quell'ente ha inserito tra i suoi criteri punti di vista aziendalistici, di produttività. Insomma, che cosa ha a che vedere tutto ciò con l'Appia Antica?». L'Appia Antica. Per lei è un problema fino ai confini del comune. Oltre diventa competenza di altre sovrintendenze, prima del Lazio, poi di Campania e Puglia. Che fare? «La Francia ha deciso con un atto molto semplice di tutelare la via Franchigena, la strada dei pellegrinaggi medievali... Hanno fatto una legge. Mi sono sempre chiesto: perché non si fa una legge anche in Italia, anche di un solo articolo, per tutelare nel suo insieme quella che tutti, in Italia e all'estero, considerano una meraviglia, la prima grande infrastruttura viaria del mondo occidentale. Però questa legge non c'è...» Eppure venticinque anni fa lei riuscì a vincolare così i «tratturi» molisani. «I tratturi delle transumananze sono autostrade incredibili delle campagne di montagna, larghe fino a 120 metri. Vanno dal Tavoliere pugliese al Lazio. Erano un patrimonio pubblico smantellabile, che poteva essere eliminato. Con quella tutela li ho salvati. E dopo essere stati salvati, non potendo alienarli più, ci si è decisi a valorizzarli facendone dei percorsi turistici per trekking». Basterebbe dunque una legge per fare lo stesso con l'Appia? «No, ovviamente una legge senza che poi non siano stanziati fondi adeguati non serve a granché. Noi ad esempio stiamo aspettando gli stanzianmenti per completare l'opera di restauro dell'Appia oltre il Raccordo Anulare. Il progetto è stato approvato. Il ministero dei Lavori pubblici però non ha ancora stanziato i fondi necessari. Erano solo 8 miliardi di vecchie lire. E nel frattempo a Santa Maria delle Mole l'Appia rimane ricoperta di rovi ed erbacce». Dateci i mezzi. È questo dunque ciò che lei in fin dei conti continua a chiedere? «Con i mezzi si riescono anche ad avviare le acquisizioni dei terreni che sorgono intorno all'Appia. I mezzi ci consentono dì esercitare le prelazioni in tutta tranquillità, senza che nessun proprietario si terrorizzi. Con gli stanziamenti il rafforzamento del sistema Appia potrebbe crescere in modo indolore. È così che stiamo acquisendo la Tenuta di Santa Maria Nova, adiacente alla Villa dei Quintili».