Il Comune rivendica la strada del Monte Alveria per proteggere il sito archeologico di Noto Antica Ancora polemiche per il mancato passaggio, da parte della Provincia regionale della strada provinciale interna del Monte Alveria di Noto Antica. Le varie sollecitazioni fatte fino a oggi dal Comune al presidente Bruno Marziano per il possesso ufficiale della strada non sono servite a nulla, nonostante tutti gli atti siano pronti da tempo. E' stato già stilato e compilato il verbale di consegna occorre soltanto che i due reppresentanti delle istituzioni (Provincia e Comune) si incontrino per firmarlo. Il possesso della strada è necessario e impellente per evitare ulteriori devastazioni dei preziosi ruderi di Noto Antica sommersa dalle macerie del terremoto del 1693 che rase a suolo la città di Ducezio. «Il possesso della strada è importante - ha sottolineato il presidente dell'Istituto per la Valorizzazione di Noto Antica, Francesco Balsamo, per munire il Monte Alveria di quelle misure di protezione di sicurezza necessarie per impedire ulteriori furti e devastazioni a danno di un sito archeologico, considerato dagli Accademici dei Lincei «unico al mondo». Nella zona del Monte Alveria - aggiunge Francesco Balsamo - sta succedendo di tutto poiché sono stati trafugati dai tombaroli reperti, distrutti mura e caseggiati e non ultimo è stato trafugato anche uno stemma di immenso valore storico e culturale». Si tratta dello stemma del palazzo della famiglia dei Landolina che era stato conservato tra i cumuli dei ruderi, nascoto tra le sterpaglie, nelle vicinanze del complesso del Gymnasium greco di epoca jeroniana dove i giovani si esercitavano nelle varie discilpline sportive. Sullo stemma di famiglia si leggeva l'iscrizione della casata Landolina, tra le più potenti della Sicilia. Lo stemma in pietra lavorata è stato sicuramente portato via con un grosso auotocarro. Non è la prima volta che ignoti ladri saccheggiano Noto Antica dove in passato altri furti rilevanti sono stati perpetrati per cui ora diventa necessario salvaguardare quel che rimane del giacimento archeologico e dove a presto inizieranno, da parte della Soprintendenza, i lavori di scavo per portare alla luce la Noto «sommersa».