Cacciari: «Cosa cambia se una stanza costerà 305 euro invece che 300?». Ma Federalberghi è pronta a fare lobby (r. br.) Ca' Farsetti - anche per bocca del sindaco Massimo Cacciari - ribadisce la sua linea: la tassa di soggiorno si farà (Finanziaria permettendo) e a pagare saranno gli albergatori. Ma gli interessati non hanno alcuna intenzione di sottomettersi alla nuova tassa: per questo il presidente dell'Ava, Franco Maschietto, martedì volerà a Roma, da Federalberghi e Confcommercio, dove si sta studiando un'azione di lobby per contrastare la nuova tassa, e intanto preannuncia che la categoria non è affatto disposta a pagare per andare a finanziare i "buchi" delle aziende comunali, senza uno straccio di progetto sul turismo che la coinvolga. Insomma il braccio di ferro continua. Ieri Cacciari era a Firenze, dove ha fatto il punto sul provvedimento varato dalla commissione bilancio, sottolineando comunque come la Finanziaria cambi ancora ogni giorno e si debba quindi aspettare il suo varo definitivo. Premesso che «bisognerebbe colpire di più il turismo "mordi e fuggi" che non quello che, bene o male, pernotta», il sindaco ha osservato che «è molto più difficile colpire il turismo di frequenza giornaliera, quello che arriva con i pullman, che non quello che soggiorna nelle città. È difficile pensare diversamente: possiamo fare una manovra, d'accordo con le categorie, che possa riguardare la Ztl o altro, ma a Venezia abbiamo già altre imposte, una supertassa sui biglietti dei trasporti pubblici. Quindi l'imposta di soggiorno andrà applicata essenzialmente, se potremo applicarla, a coloro che risiedono in albergo. Capisco anche gli albergatori ma, francamente, mi sfugge cosa possa cambiare per un albergo di tre o quattro stelle che tanto a Firenze quanto a Venezia costa sulle 300 euro a notte se queste 300 euro diventano 304 o 305». Una tesi che l'amministrazione comunale ha ribadito anche in un comunicato. «Se si voleva modificare l'articolo 9 della Finanziaria introducendo un ticket d'ingresso, l'obiettivo è stato mancato, perché è chiaro anche nel nuovo testo il riferimento, non all'ingresso ma ai giorni di permanenza, e pertanto non vi è alcuna possibilità pratica di estendere la tassa genericamente a tutti coloro che arrivano nelle città d'arte eo turistiche; resta pertanto una sola modalità di applicazione della tassa: sulla base delle presenze alberghiere, cosa che il Comune di Venezia ha già annunciato che farà, cercando il massimo accordo con le categorie interessate». Un accordo, però, che non appare facile. E mentre Federalberghi Veneto lancia un appello perché la norma venga stralciata dalla Finanziaria, il presidente degli albergatori di Venezia, Franco Maschietto, ironizza sul caso lagunare: «Cacciari dice che tra 300 e 305 euro non cambia nulla? E allora mettiamo anche il vaporetto a 20 euro. Buttiamola, come si dice, in vacca... Se anche il Comune ripete che bisogna colpire il turismo mordi e fuggi perché poi tassano gli alberghi. É esattamente il contrario. Ma il problema vero è dove vanno a finire questi soldi: a tamponare la cattiva gestione delle azienda comunali. Ma se le aziende vanno male non è certo colpa dei turisti, ma di chi le dirige». L'Ava non vuole più «buttare soldi nel calderone di chi non sa amministrare le sue aziende - incalza Maschietto -. Qui tassano il turismo e basta, senza essere in grado di fare un progetto vero per turismo, senza far partecipare chi gli raccoglie i denari. Che senso ha boicottare il turismo. La trasformazione della città e irriversibile. E se funziona il turismo funziona la città».