Massimo Cacciari: «Non è finita qui, ci sarà un ordine del giorno davanti al comitato interministeriale» Un giorno dice: «Non è finita qui». Il giorno dopo dice: «Non possiamo fare altro».Allora: che farà Massimo Cacciari sul Mose? Da qui al Comitatone - data di convocazione non ancora stabilita, si presume entro novembre - il Comune di Venezia che posizione assumerà? Alzerà le barricate o passerà alla fase 2? Partiamo dalle contraddittorie dichiarazioni del sindaco.La prima è di venerdì, il giorno del via libera al Mose deciso a maggioranza dal governo: «Non è che i progetti alternativi sono stati annullati. Semplicemente non sono stati accettati. Ma non è finita qui. Ci sarà un ordine giorno davanti al comitato interministeriale, si metterà ai voti» (La Stampa,11 novembre 2006). La seconda è di ieri: «Noi abbiamo provato in tutti i modi a dire al governo che il progetto è sbagliato, abbiamo prodotto duemila pagine di documenti, ma in democrazia si decide e la decisione sembra sia stata presa, noi non faremo altro» (Ansa,11 novembre 2006, convegno a Firenze della New York University sulla salvaguardia dei beni culturali nelle città soggette ad alluvione). Probabilmente hanno un fondamento entrambe le dichiarazioni. Nel senso che, ormai, il Comune non può fare nient'altro per fermare il Mose. Il Comune, però, può far valere il suo dissenso presentando un documento al prossimo Comitatone. Un ordine del giorno che, ovviamente, non chiederà più la verifica delle alternative alle dighe mobili, ma si soffermerà su altri aspetti. Ad esempio: il monitoraggio dei cantieri, a chi affidare il controllo dei lavori, come procedere con tutti gli altri interventi di mitigazione. Perché salvaguardia di Venezia non vuol dire solo paratoie alle bocche di porto, tanto più che il Mose prima del 2012 non sarà pronto. Da quel che si è appreso a Ca' Farsetti, il documento potrebbe partire proprio dalle dichiarazioni rilasciate dai politici e dagli amministratori veneziani dopo aver appreso che il governo aveva approvato la relazione del ministro Di Pietro: tutti, chi più (Verdi e Rifondazione soprattutto, ma anche i Ds) e chi meno (la Margherita), hanno criticato la "fretta" di Palazzo Chigi, visto che a Venezia, Cacciari in testa, erano convinti che il tavolo tecnico per valutare le opere alternative avrebbe avuto, dopo quella di mercoledì 8 novembre, una terza convocazione. Quello di Palazzo Chigi è parso dunque un voto meramente politico e politica a questo punto potrebbe essere la risposta del Comune: presentando un documento ed esigendo che venga messo ai voti, il Comitatone si troverebbe per la prima volta in assoluto a dover esprimersi non con un cenno della testa, come è avvenuto finora, ma per alzata di mano. Il Mose sicuramente passerebbe, ma Cacciari segnerebbe il suo no. Dopodiché il sindaco passerebbe alla fase due: il controllo dei cantieri, soprattutto il finanziamento degli altri interventi di salvaguardia. Certo, bisognerà vedere cosa succederà nel frattempo sul fronte politico, Verdi e Rifondazione. E se il documento che Cacciari ha in mente passerà l'esame del consiglio comunale.
VENEZIA: Mose, il Comune prepara un documento
Il sindaco di Venezia Massimo Cacciari ha dichiarato che il progetto Mose non è finito e che ci sarà un ordine del giorno davanti al comitato interministeriale. Ha anche affermato che il Comune non può fare nient'altro per fermare il progetto, ma può presentare un documento al prossimo Comitatone per esprimere il suo dissenso. Il documento potrebbe affrontare aspetti come il monitoraggio dei cantieri, la gestione dei lavori e la salvaguardia di Venezia. Cacciari ha anche criticato la "fretta" del governo nel prendere decisioni, e ha affermato che il progetto Mose non è stato accettato.
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