"In quel convento-capolavoro invierò i nostri ispettori" UN CONVENTO, adattato a casa per ospitare i pellegrini e ora trasformato in hotel. È possibile, soprintendente? «È avvenuto già per molti conventi a Roma» spiega Maurizio Galletti, che guida la Soprintendenza per i Beni architettonici e del paesaggio di Roma. «Per il complesso di Santa Maria dei Sette Dolori, di proprietà dell'Ordine agostiniano, si tratta di interventi della Casa del pellegrino, così almeno c'è scritto nella richiesta di nullaosta». L'ha dato lei l'ok? Le sembra che gli interventi stiano proseguendo nel rispetto del progetto? «L'autorizzazioneprecisa l'architetto è stata rilasciata da chi mi ha preceduto: sia quella per il progetto sia, l'altra, per la variante. Nei prossimi giorni invierò i miei ispettori per ve-rificare che tutto proceda secondo i principi di salvaguardia del monumento». Le sembra compatibile un albergo moderno quale che sia la formula: hotel, casa del pellegrino o bed and breakfastcon la storia di un complesso monumentale? «Noi della Soprintendenza statale possiamo solo verificare che gli interventi edili seguano le norme sul restauro architettonico. Non siamo competenti, e non possiamo porre vincoli, sulla destinazione d'uso del complesso. Lo stabilisce la 1089 del 1939 sulla "Tutela delle cose d'interesse artistico o storico", e il più recente codice Urbani. Del resto, se così non fosse, non avremmo gelaterie e boutique nel centro storico». Ci sarebbero solo negozi storici, antiche botteghe artigiane. «Sì, diciamo che i due terzi degli esercizi commerciali nel cuore di Roma che ha un centro storico sempre più grande dovrebbero chiudere. Niente pani-noteche e jeanserie». Ritiene di avere le mani legate? «No, la nostra attività di tutela avviene, comunque, attraverso la negoziazione. Le Asl impongono, giustamente, le canne fumarie in edifici che sono anche solo accanto a palazzi vincolati? Noi interveniamo per consigliare i proprietari sull'impiego di quelle in rame che costano di più ma rispettano il decoro del paesaggio urbano. Piuttosto, sarebbe il caso che l'assessorato comunale al Commercio ci consultasse prima di rilasciare le licenze». È " decoro" un albergo nel convento del Borromini? «Altri complessi monastici o conventuali romani sono diventati "hotel", come a Santa Cecilia a Trastevere o, in piazza Farnese, dalle brigidine. Pensiamo anche al fatto che 0 convento di via Garibaldi era in larga parte inutilizzato, se non abbandonato. I lavori di trasformazione possono anche salvare un bene dal degrado. E poi, Roma vede accrescere la richiesta di turismo. L'importante è che i lavori siano fatti tutelando il patrimonio storico artistico». Non c'è il rischio di ritrovarsi con i miniappartamenti come è accaduto in via della Lungara con palazzo Torlonia? «Ma quello è stato uno scempio. I tempi sono fortunatamente cambiati e nessun proprietario si comporterebbe così, indipendentemente dai controlli. Insom-ma, c'è la coscienza che la tutela del valore estetico e storico è un valore aggiunto, anche economico, per il bene patrimoniale». (cario alberto bucci)