FORSE lo chiameranno "Hotel Borromini". Oppure lasceranno il nome storico del convento: "Santa Maria dei Sette Dolori". E chissà se il portiere in livrea che accoglierà i turisti sulla porta (magari girevole) porterà sul cappello uno stemma con l'immagine dell'Addolorata col cuore trafitto da sette spade. È questo lo scenario possibile del capolavoro costruito a partire dal 1642 su progetto di Francesco Borromini a Trastevere. Il monastero delle oblate agostiniane di via Garibaldi 27 da un anno è interessato da "lavori di manutenzione straordinaria", si legge sul cartello appeso sulla facciata della chiesa, che termineranno nel dicembre 2007. Si tratta di interventi per l'ammodernamento del convento che già in passato ha ospitato pellegrini nelle stanze rimaste vuote a causa del calo delle vocazioni religiose. Ma una cosa è la "Casa ferie per pellegrini" che vengono per l'udienza del Papa e s'accomodano alla meglio, e per pochi euro, nelle celle delle monache. Altra cosa è un albergo con decine di stanze e, probabilmente, bagni in camera, aria condizionata, ristorante. Il tutto alle pendici del Gianicolo, nel cuore della movida trasteverina. Condotti dalla Diana costruzioni srl, su progetto dello studio associato d'architettura Marcello Cacciapuoti e Francesco De Luca, i lavori del complesso borrominiano, di proprietà dell'Ordine agostiniano, stanno interessando la facciata ma, soprattutto, l'interno del conventocasa compreso nell'area disegnata dalla curva di via Garibaldi, da vicolo del Cedro e da via dei Panieri. Entrare nel cantiere «è vietato», spiega l'impiegata che lavora nel container che la ditta ha piazzato nel cortile: «Sì, dove c'era la "Casa ferie" verrà un complesso alberghiero, non c'è molta differenza» aggiunge. La bellissima chiesa di Borromini si può vedere invece ogni giorno alle sette e un quarto. Quando il sacerdote celebra la messa per le suore del convento, che l'altra mattina erano tre. «Purtroppo siamo rimaste solo in sei e le altre sorelle non possono muoversi» spiega una delle ago-stiniane alla fine della funzione. «Il convento è tanto, tanto grande» aggiunge la sorella. «La società che aveva in gestione la "Casa ferie" ha deciso di fare lavori. Così, il soggiorno per i turisti sarà più confortevole». Giuseppe Rebecchini, ordinario di progettazione architettonica alla Sapienza, ha scritto al sindaco, al primo Municipio, alla Soprintendenza statale e alla Sovrintendenza comunale. «Chiedo di verificare che gli interventi siano davvero solo di "manutenzione straordinaria". Ma anche se, come spero, i lavori sono fatti a regola d'arte, è compatibile un albergo di 3,4, o addirittura 5 stelle, come ho sentito dire, con la struttura originaria di questo importantissimo monumento dell'arte barocca?». Fondato nel 1642 e lasciato incompleto nel 1655 dal Borromini (sue sono la pianta, la facciata, la chiesa e il vestibolo ottagonale ispirato ad ambienti di Villa Adriana), il monastero fu proseguito da Francesco Contini e da Antonio del Grande. «Anche se si tratta di un non finito borrominianoinsiste Rebecchinisiamo di fronte a un edificio di grande importanza. Ma come può essere compatibile un monastero del '600 con quelli che sono i lavori fatti, presumo, per dotare tutte le stanze di bagni, di aria condizionata, di ascensori? Se passa questo principio, il rischio è che, per assurdo, Ci ritroveremo una gelateria nel tempietto del Bramante in San Pietro in Montorio». Del resto, poco distante, in vicolo Moroni, da trn anno le stanze che i religiosi affittavano ai pellegrini sono diventate "Casa San Giuseppe", con tanto di hall e portiere. Prima della sala tv c'è, naturalmente, il crocefisso. Ma l'albergo è aperto a tutti, non solo ai pellegrini. Ha 25 stanze e per una matrimoniale, nella stagione media, si pagano 150 euro a notte. Quanto costerò una singola con vista su Roma all'"Hotel Borromini"?