Giulia Maria Crespi (Fai): fondi usati in Iraq. L'ex viceministro: vero, è successo nel 2005 ROMA Giulia Maria Crespi, presidente Fai, racconta col suo elegante distacco dal podio degli oratori: «II giovane Letta mi ha detto che i soldi dell'8 per mille per l'arte e la cultura sono finiti alla guerra in Iraq e solo in minima parte per la fame nel mondo. Sono strabiliata». Applausi in sala. Ma la frase avvia un meccanismo polemico immediato. Qualcuno in sala, nell'auditorium della Confindustria dove si tiene il convegno Fai, pensa a una scelta del governo Prodi e a una rivelazione del sottosegretario Enrico Letta, ovvero il «giovane Letta», assente in sala, nipote di Gianni, che invece siede silenzioso in seconda fila. Ma immediatamente tutto si chiarisce, provvede la stessa Crespi: «Ho visto Enrico Letta mercoledì a Palazzo Chigi, dovevamo affrontare molti argomenti. .. mi ha raccontato la cosa ma era ben chiaro che si riferisse al 2005. E mi ha detto che potevo raccontarlo anche perché lui stesso lo aveva già fatto tempo fa in pubblico». Da Palazzo Chigi arrivano i particolari. Prima conferma: tutto vero, Enrico Letta parlò con Giulia Maria Crespi del problema. Ma lo aveva fatto anche il 31 agosto in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, ripresa solo in un trafiletto di un quotidiano. Disse allora: «La quota dell'8 per mille, al-l'incirca 110 milioni di euro, è stata decurtata e i fondi usati per altri scopi». Diversi da quelli previsti: restauro dei beni culturali, lotta alla fame, assistenza ai rifugiati, calamità naturali. Letta trovò in cassa solo 4,7 milioni e c'erano già pronte 1600 domande di enti idonei per una richiesta di 630 milioni. I residui 4,7 milioni sono stati «simbolicamente devoluti alla lotta contro la fame nel mondo». Ammette l'ex viceministro dell'Economia nel governo Berlusconi, Giuseppe Ve-gas: «Una parte dell'8 per mille venne utilizzata per le missioni all'estero. E una parte anche per l'Iraq, alla missione andarono circa 80 milioni». n calcolo coincide con quello effettuato ora a Palazzo Chigi dalla segreteria tecnica di Enrico Letta: si trattò di una «riduzione della autorizzazione a spendere» proprio per quell'importo. Intanto Enrico Letta ha già risposto con una lettera circolare ai 1600 titolari di «domande idonee» spiegando la situazione. Ribatte l'ex ministro Rocco Buttiglione, Udc: «Se è giusto dire che alcuni fondi dell'8 per mille sono andati a finanziare l'intervento in Iraq, cosa di cui ero a conoscenza, non ha fondamento dire che quei fondi appartenevano ai Beni culturali. Magari aspiravo ad averli ma non sono mai arrivati». Promette ora Enrico Letta: «Con la Finanziaria in discussione l'8 per mille deve tornare alle finalità della legge. Cioè per finanziare attività sociali, culturali ed artistiche». Furiose le reazioni del centrosinistra. Pietro Folena, presidente della Commissione cultura della Camera: «Soldi destinati alla cultura ma spesi per l'Iraq, è la conferma del livello di indecenza raggiunto dal governo berlusconi». Mauro Bulgarelli, senatore del gruppo Verdi-Pdci, chiede l'intervento della Corte dei Conti. Ermete Realacci, Ulivo: «Più che un errore fu un vero e proprio imbroglio ai danni dei tanti cittadini che ponendo la loro firma nella casella destinata allo Stato, intendevano destinare fondi per combattere la fame nel mondo, per i beni culturali, per dare assistenza ai rifugiati e alle vittime delle calamità naturali. Volontà ben diversa, dunque, dal finanziare una missione bellica».