II 26 ottobre sul Corriere della Sera nell'articolo di Massimo Sideri «Sprechi e spese poco trasparenti. Arcus verso il commissariamento», con riferimento al lavoro di una commissione presieduta dall'ingegner Paolo Baratta e a una relazione della Corte dei Conti, si denuncia una cattiva gestione della Società. Non conosciamo la relazione della Commissione, anche se riteniamo si sia occupata soprattutto o esclusivamente della coerenza del sistema normativo che sta a monte di Arcus con il suo effettivo ruolo, come società per azioni. Difatti questo emerge dall'articolo che, però, ad un certo punto riferisce di una «gestione eccessivamente privatistica dei soldi pubblici con chauffeur assunti ad hoc e consulenze record». Siamo stati consiglieri di Arcus dalla costituzione sino al 25 luglio 2006, data in cui ci siamo dimessi (solo noi). Possiamo assicurare che non c'è stata alcun eccesso di gestione privatistica né spreco con assunzioni di autisti. E siamo stati proprio noi quattro ad opporci ad una serie di proposte del nuovo Presidente «comportanti, tra l'altro, notevoli aumenti di spesa, soprattutto di personale, nonché di modifiche sia delle clausole statutarie (includenti limitazioni al potere di revoca delle nomine ministeriali ed il diritto al risarcimento del danno) che del pregresso sistema di governance collegiale (richiedendo l'attribuzione di deleghe esecutive)». Così si esprime la comunicazione proprio della Corte dei Conti ai ministri competenti dell'11 luglio 2006, nella quale in ordine a questi aspetti, si dava atto di «importanti e ripetuti contrasti tra il nuovo Presidente (...) e i quattro consiglieri presenti sin dall'origine nella Società». E sta di fatto che per la nostra opposizione non è stato assunto, noi in carica, alcun autista, non è stato assunto altro personale, né è stata comprata alcuna automobile blu. Si può dire di più, abbiamo anche contrastato, non approvandoli, progetti dello stesso ministero che avevamo giudicato non rispondenti alla missione di Arcus; a riprova di una indipendenza che nelle società a capitale pubblico pare non si rinvenga frequentemente nelle persone designate ad amministrarle. Le nostre dimissioni, infine, sono state determinate sia dalla difficoltà dei rapporti con il nuovo Presidente sia dall'assenza, perdurante, di determinazioni dei ministeri competenti che fissassero le linee strategiche dell'azione futura della Società. Avv. Marcello Franco Prof. Francesca Ghedini Ing. Ercole Incalza Prof. Giuliano Segre