IL CASO Dopo gli accordi le trattative sembrano arenate Indaffarati e presi come tutti dalle faccende quotidiane, chissà quanti di voi ricorderanno che l'Italia, con il ministro per i beni culturali Francesco Rutelli in prima ifia, ha trattative in corso con la più potente o comunque la più ricca organizzazione museale del mondo: il Getty di Los Angeles. Dal quale rivuole 52 reperti archeologici di gran bellezza e valore che lo Stato italiano considera (fondandosi su prove, foto, documenti, non chiacchiere) trafugati dal nostro territorio. E finiti e per vie traverse, cioè illegali sostiene il ministero, a Los Angeles. Sulla spinosa faccenda è in corso un processo a Roma (oggi c'è un'udienza) a Marion True, ex capo conservatore del Getty, difesa dagli agguerriti avvocati messi a sua disposizione dall'istituto losangelino. E accusata di essere la maggior responsabile del traffico di tanti reperti, di essere una delle menti di un tortuoso giro internazionale. C'erano stati accordi tra Rutelli, spalleggiato dalle indagini fatte dai carabinieri che si occupano del patrimonio artistico, e i responsabili del museo, questa estate, e sembravano promettere bene. Ma le trattative si stanno arenando. Sono «deludenti» ha osservato un paio di giorni fa Rutelli. Non stanno portando cioè da nessuna parte. Il Getty nicchia su quanti e quali reperti deve restituire. Come quelli sottoscritti con il Metropolitan di New York e il Fine Arts Museum di Boston, questi accordi non sono in cambio di nulla, l'Italia dà in prestito opere, anche notevoli. Dal Getty intanto rivuole capolavori come la cosiddetta Venere di Morgantina, statua greca del V secolo avanti Cristo raffigurante Afrodite acquistata dal Getty nel 1988, e l'Atleta di Lisippo, bronzo del V secolo avanti Cristo attribuito allo scultore greco e comprato nel 1977. Ma il Getty pare poco propenso a cederli, anche se non può esporli. Eppure il museo americano, con l'esplodere dello scandalo e di altri problemucci interni, ha cambiato i vertici e adottato un rigido modello di comportamento che regola l'acquisto di pezzi non documentati almeno fino al 1970 - l'anno della convenzione dell'Unesco sul traffico illecito cli opere d'arte. Intanto, se siete a Roma o passate dalla stazione Termini, andate al vicino Museo nazionale romano: ha statue, affreschi e mosalci che valgono una o due ore di pace, ma ora espone anche tredici pezzi notevoli - tra cui magnifici vasi a figure rosse e a figure nere - restituiti all'Italia dal museo di belle arti di Boston perché trafugati. Così, tanto per farsi un'idea di cosa possiamo avere o perdere.