Una "sanatoria" per i beni archeologici di provenienza illegale in mano ai privati. La proposta dovrebbe essere esaminata dal Consiglio dei ministri di venerdì. «Sarebbe sanata la posizione di chi è divenuto proprietario per via "illegittima" di beni archeologici trovati nel sottosuolo», spiegano al ministero per i Beni e le Attività Culturali, «Lo Stato diventerebbe proprietario dei reperti, ma il privato sarebbe nominato custode e quindi se li potrebbe tenere. Evitando qualsiasi sanzione». Lo scopo del disegno legge è quello di far riemergere dal buio di nascondigli e collezioni private centinaia di migliaia di reperti. «La novità», chiariscono al ministero, «prende spunto da una legge del 1939, dove si stabilisce che ciò che si trova nel sottosuolo del Paese, se si tratta di beni di interesse storico e artistico, è di proprietà dello Stato (con l'eccezione delle Catacombe che spettano al Vaticano)». In pratica: fino a oggi chi abbia trovato e tenuto una statua, un vaso o un qualsiasi tesoro archeologico, oppure chi li abbia acquistati senza accertarne la provenienza, rischia di essere denunciato per appropriazione indebita. Adesso lo Stato ha deciso di "sanare" la situazione esistente (il provvedimento varrebbe, ovviamente, solo per il passato) cercando nello stesso tempo di organizzare un "censimento dei beni archeologici" per cosi dire di "illegittima proprietà". Chi li possiede, spiegano al ministero, «dovrà denunciarne il possesso». Il secondo passo: i tesori saranno inseriti in un registro e diventeranno proprietà dello Stato. Il privato, però, manterrà il possesso del bene e ne sarà nominato "custode". Resta da capire che cosa ne sarà di anfore, statue, colonne alla morte del custode. Insomma, se il possesso si trasmetterà con l'eredità. Di sicuro chi autodenuncerà il proprio bene non subirà sanzioni. La proposta di una sanatoria era stata formulata anche da Roberto Conforti, ex generale dei carabinieri che per anni ha guidato il Nucleo di tutela del patrimonio artistico: «Una sanatoria sulla detenzione di reperti archeologici di provenienza illegale sarebbe un toccasana perché così noi potremmo conoscere davvero il patrimonio archeologico italiano». L'opposizione non è contraria: «La legge avrebbe il vantaggio di far emergere il sommerso e di contribuire alla schedatura del patrimonio archeologico», spiega Enzo Carra, responsabile cultura della Margherita. Ma aggiunge: «Certo, ci si arriva anche questa volta con la scorciatoia della sanatoria». E Franca Chiaromonte (Ds): «L'idea dell'acquisizione pubblica è condivisibile, ma questo Governo fa troppe sanatorie». Il disegno di legge contiene un inasprimento delle pene per chi provoca danni al patrimonio storico e archeologico. Per il furto sarebbero previsti da 1 a 4 anni di prigione e per chi danneggia beni archeologici da 6 mesi a 4 anni (invece dei 3 attuali). Aumentate, fino a dieci volte, le pene pecuniarie (oggi il massimo è 516 euro). Infine sarà previsto un reato specifico per l'appropriazione indebita di beni archeologici. Così il Governo spera di evitare che i 6.000 siti archeologici italiani continuino a essere depredati. In 30 anni di indagini i carabinieri hanno recuperato 500.000 reperti archeologici.