Esproprio, il ministro è stato chiaro sulla sorte del teatro Esproprio s'è deciso ed esproprio sarà. Il ministro è stato chiaro sulla sorte del Petruzzelli. Non ha dato scampo. Insorge la famiglia proprietaria. La puntella una show-girl deputata. Stato fedifrago: non rispetta gli accordi. Decreto incostituzionale. E, se pur non a Roma, ci sarà un giudice a Berlino. Cioè, a Strasburgo: alla Corte europea dei diritti umani. Perché ogni persona ha diritto al rispetto dei propri beni. Parole altisonanti. Ma troppo sopra le righe di uno spartito abbastanza mediocre. C'è un teatro bruciato che da quindici anni non assolve alla sua funzione di dare spettacoli. Questo interesse pubblico primario è stato costantemente postergato a quello privato: raccattare il massimo profitto. Il fine giustifica l'inerzia. Poi si penserà agli spettacoli. Si giunge così ad un accordo per soddisfare "interessi pubblici e privati". Come se i primi fossero sullo stesso piano dei secondi: è la casa delle libertà. L'accordo sembra fatto apposta per illustrare il concetto di 'patto leonino": gli utili tutti a me, le perdite tutte a te. Comune, Provincia e Regione si impegnano a ricostruire il teatro a proprie spese. Lo prendono poi in fitto per quarant'anni 0vviarnente a proprie spese. Lo restituiscono infine bello e funzionante alla famiglia in piena proprietà. C'è da meravigliarsi se gli enti locali non siano riusciti a far fronte ad impegni così onerosi ed unilaterali? E che la pubblica decenza abbia imposto di smetterla una volta per tutte? Esiste una via caratterizzata da perfetta legalità e il governo centrale ha deciso di batterla. E' l'espropriazione per motivi d'interesse generale. E rispettosa dei diritti dei privati perché prevede che vengano indennizzati. Ma senza che l'eventuale contenzioso sulla congruità dell'indennizzo ostacoli l'occupazione del cantiere e i lavori di ricostruzione. L'interesse privato, insomma, non può paralizzare il preminente interesse pubblico. Che in questo caso è anche costituzionalmente garantito. SI TRATTA niente meno che di promuovere lo sviluppo della cultura. Un'attività ormai sostanzialmente no profit, che mal si concilia con la pur legittima volontà di profitto di un gruppo privato. Che non se ne fa carico, infatti, limitandosi a stracciarsi le vesti per l'accordo di quattro anni fa travolto per legge. Slealtà delle istituzioni? Stato infedele e ingannatore? Nient'affatto. Lo Stato non era parte di quell'accordo. Ha favorito, certo, l'incontro tra le parti. Ha offerto loro ospitalità in uno dei suoi palazzi romani. Ha assistito al loro accordo. Ma non ne è stato parte. Non ha messo nessuna firma. Che, comunque, sarebbe stata la firma di un ministro, di un rappresentante del governo. Non del parlamento sovrano, che invece sta intervenendo ora. Con una legge nel solco tracciato dalla Costituzione. Il preminente interesse generale dovrebbe indurre a limitare la disputa alla misura dell'indennizzo. Con l'auspicio di un rapido accordo. Ma senza ingiustificabili cedimenti in caso di richieste esose. Meglio, altrimenti, il ricorso al contenzioso. Per il Comune, incaricato con il prefetto di condurre la trattativa, è arrivato il momento delle scelte. Può sembrare curioso che esso coincida con quelle su altri aspetti rilevanti per disegnare il volto della città. Da fare esse pure in accordo con altri enti locali e, in particolare, con la Regione. Pensiamo alla colmata di Marisabella e alla sua incidenza sull'ecosistema marino. Pensiamo alla sede degli uffici giudiziari, per cui grazie alla proposta ministeriale s'è aperta una via forse insperata. Che però rischia di chiudersi se la famigerata ricerca di mercato non viene formalmente cassata dalla giunta municipale, da cui partì. In modo da travolgere la successiva delibera della commissione di manutenzione della corte d'appello favorevole alla Cittadella di Pizzarotti. Che non a caso torna a diffidare e minacciare azioni giudiziarie. Nell'uno e nell'altro caso non è opportuno temporeggiare ulteriormente. Le cose non si sistemano da sole. La rapidità con cui si imposterà l'esproprio del Petruzzelli e il successivo indennizzo può essere esemplare. E far da modello anche per affrontare e altre questioni urbanistiche lasciate insolute dall'attesismo.