Cemento nel Chianti, tocca a Rutelli Nel gennaio del 2002 il Comune di Greve chiese al ministero dei beni culturali il vincolo paesaggistico nella zona dove saranno costruite 84 villette. Ma ancora non c'è la risposta Dopo il caso di Monticchiello anche il Chianti è a rischio cementificazione. L'allarme dell'ex soprintendente Per l'ex soprintendente è il federalismo urbanistico il grimaldello per la lottizzazione di ampie aree di alto pregio Firenze. Quella dell'ex soprintendente Antonio Paolucci è un "j'accuse" a tutto tondo. «Il vero bene culturale che si sta distruggendo, non sono i quadri o gli affreschi, ma il paesaggio» dice. Dopo Monticchiello, la Toscana è ancora in prima pagina per il rischio di una cementificazione nel cuore del Chianti classico, fra gli olivi e i vigneti pregiati. Il caso dell'annunciata costruzione di 83 villette a Palaia, a pochi passi da Greve in Chianti, fa discutere. E come era prevedibile non mancano le polemiche. L'ex soprintendente punta il dito sulla mancanza di leggi che possano bloccare queste lottizzazioni «con le nuove norme i comuni fanno ciò che vogliono» dice. Sotto accusa, per il professore, è la Riforma del Titolo V della Costituzione fatta nel 2001 «da allora lo Stato non può più dire: qui non si può costruire». Da allora, infatti, tutta la competenza è passata alle Regioni e ai comuni. Intanto il sindaco di Greve, Marco Hagge, continua a polemizzare a distanza con il capo dell'opposizione in consiglio comunale, ed ex sindaco, Giuliano Sottani. Una svolta potrebbe giungere da Roma? Il Comune, infatti, nel 2002 ha chiesto al ministero di porre il vincolo paesaggistico nella zona di Palaia. Ma finora da Roma non c'è stata nessuna risposta... «Il vero bene culturale che si sta distruggendo non sono i quadri o gli affreschi, ma il paesaggio», insiste «il guaio è che nessuno lo vuole capire». Dopo Monticchiello, in Toscana è scoppìato il caso dell'annunciata colata di cemento vicino a Greve in Chianti, che tradotto significa centinaia di case a Palaia, nella frazione Chiocchio. Il sindaco di Greve, Marco Hagge, parla di una eredità, di una tendenza urbanistica che la sua amministrazione si è portata dietro dagli anni '70. «Tutto è cominciato da quando, sindaci, assessori, architetti, geometri, intellettuali e urbanistici hanno sostituito la parola paesaggio, considerata arretrata, se non addirittura reazionaria, con la parola territorio» osserva Paolucci. «Perché il paesaggio, per la sua stessa parola, va tutelato, mentre o territorio va lottizzato» insiste l'ex soprintendente, nominato recentemente Direttore delle Scuderie del Quirinale. Non è solo una questione di mutazione linguistica, dunque «ma di un cambio di rotta concettuale e politico, che poi ha portato a quello che vediamo andando in giro». E' il federalismo urbanistico il grimaldello che poi avrebbe permesso tutto ciò, Paolucci non ha dubbi: «Tutto nasce con la Riforma del Titolo V del 2001» dice, «fino a quel momento si era inteso che spettasse allo Stato, con le soprintendenze, difendere il paesaggio. Da allora è stato detto che le Regioni e i comuni hanno la titolarità concorrente - spiega Paolucci - che in un linguaggio più chiaro vuoi dire che il Comune fa ciò che vuole». Insomma, «la potestà dello Stato, che poteva dire: qui non costruisci, non esiste più» dice Paolucci «perché la tutela per essere efficace deve essere indifferente e lontana». Sarebbe questo l'unico presupposto per conservare il paesaggio «altrimenti, come si è visto a Monticchiello e come potrebbe succedere a Greve, faranno macelli inenarrabii». E il ruolo della Regione? «Annaspa di fronte all'autonomia dei comuni» dice Paolucci. Insomma quello in atto è una sorta di cannibalismo paesaggistico? «Finché c'è territorio da consumare, lo consumerano» rincara Paolucci. A Palaia, infatti, non è stato possibile fermare quello che Giuliano Sottani defi nisce «scempio», ma cne, come ricorda agge, «è partito da un suo macroscopico errore urbanistico». «Noi - prosegue il sindaco - ci apprestiamo a rimettere insieme i cocci». «Lo conosco agge e lo so che non è colpa sua» afferma Paolucci. Il sindaco si è sempre difeso dicendo di non avere gli strumenti giuridici per cancellare questa lottizzazione: il rischio è dover pagare risarcimenti milionari a Triaca, produttore della Valtellina, che costruirà le villette a Palaia «certo è così» spiega Paolucci. Ed ora? Non resta che sperare in Rutelli. Infatti nel gennaio del 2002 l'ex sindaco Paolo Saturnini, come ricorda Hagge, chiese al ministero dei Beni culturali, tramite la Soprintendenza di Firenze, di porre il vincolo paesaggistico sulla zona. Da Roma però non è giunta nessuna risposta. «Questo non abolisce i diritti dei privati, ma fornirà all'amministrazione nuovi strumenti per controllare l'operazione» assicura il sindaco di Greve. «spero che il ministro Rutelli dia una risposta positiva, che anzi ho intenzione dì sollecitare».
Il j'accuse di Paolucci: Il paesaggio e in rovina tutti fanno finta di niente
Il Comune di Greve in Chianti ha chiesto al ministero dei beni culturali di porre il vincolo paesaggistico nella zona dove saranno costruite 84 villette. Tuttavia, non c'è ancora una risposta. Il caso è simile a quello di Monticchiello, dove è stata annunciata la costruzione di case a pochi passi da un paesaggio protetto. L'ex soprintendente Antonio Paolucci, ora Direttore delle Scuderie del Quirinale, critica il federalismo urbanistico e la mancanza di leggi che possano bloccare le lottizzazioni. Secondo Paolucci, il paesaggio è il vero bene culturale che si sta distruggendo, non i quadri o gli affreschi.
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