LE REAZIONI Stangata fino a 5 euro «Uccidono il turismo» Roma. Per il vice premier Francesco Rutelli (è sua la delega al Turismo) si tratta di una norma «moderna e giusta» e quello che si ascolta in giro «è un piagnisteo assurdo». Sulla tassa di soggiorno, però, le idee degli operatori turistici e dei sindaci si trovano agli antipodi di quelle del ministro. Con eccezioni significative, come quella del sindaco di Roma o di Venezia, Cacciari. Da Napoli, invece, arriva un no secco. Le valutazioni sono state date su un testo ancora incompleto. Non è infatti ancora chiaro su quale platea cadrà la nuova tassa: se riguarda i turisti che soggiornano in albergo o quello che entra per poche ore in una grande città d'arte. Ma queste incertezze non scalfiscono il duro giudizio di Bernabò Bocca. Il presidente di Federalberghi non ha dubbi: quella tassa è un atto «di puro autolesionismo per l'economia del Paese». Più articolato è il fronte dei sindaci. Sono loro che devono decidere, d'intesa con le Regioni, se e in che misura imporre la tassa. L'emendamento prevede due soglie: un massimo di 5 euro per le città d'arte, e 2 euro per i piccoli centri turistici. Si tratta di una scelta che a Walter Veltroni è apparsa equilibrata. Con Veltroni concordano i sindaci di Pompei, di Positano e, con qualche precisazione, quello di Ravello. Per il sindaco di Amalfi la tassa deve riguardare anche i diportisti. Dagli altri sindaci è arrivato pollice verso. Adriana Poli Bortone, primo cittadino di Lecce, vede un vantaggio solo per le grandi città d'arte. Il governatore lombardo, Formigoni, vede conseguenze non positive, mentre Michele Emiliano, sindaco di Bari, è sicuro che non la applicherà. Stesso copione a Capri e Ischia. CAPRI ANNA MARIA BONIELLO Capri ribadisce il suo no alla tassa di soggiorno. Dall'isola parte un coro di polemiche contro il mancato accoglimento delle richieste, trasferite in una delibera, di evitare la nascita del provvedimento. Addirittura l'assessore al Turismo e al Bilancio Salvatore Ciuccio aveva presentato la proposta nell'assemblea dell'Ancim, associazione che riunisce le isole minori, per trasformare nella prossima Finanziaria la cosiddetta tassa di soggiorno in tassa di sbarco. Un'imposta che comunque sarebbe stata introitata nelle casse dei comuni, ma che veniva richiesta non al turista stanziale che risiede nelle strutture alberghiere, ma a coloro, armatori o agenzie di viaggi, che organizzano i flussi vacanzieri pendolari. «Ci sembra questo un modello di equità fiscale», dichiara Salvatore Ciuccio dopo aver appreso che l'emendamento sulla tassa di soggiorno era stato votato nella finanziaria in corso.«Ma - aggiunge - è anche una maniera di scoraggiare l'assalto alle isole nei mesi di punta, ed evitare che i nostri territori subiscano un'impatto ambientale eccessivo, con migliaia e migliaia di vacanzieri che gravano sui servizi senza per questo pagare nessun tributo. La querelle aveva già fatto sollevare sull'isola, anche tra gli albergatori, un coro di polemiche e di dissensi. POMPEI SUSY MALAFRONTE Pompei dice sì alla tassa di soggiorno per i turisti che pernottano nella città degli scavi e del santuario. L'ok arriva dal primo cittadino Claudio D'Alessio. «L'emendamento alla Legge Finanziaria messo a punto dalla commissione Bilancio - dice il sindaco della città che conta cinque milioni di visitatori l'anno, tra turisti degli scavi e pellegrini - sicuramente trova i favori della città di Pompei». Il sindaco, però, in attesa di conoscere nei dettagli il testo del provvedimento ribadisce il paradosso con il quale, Pompei, convive da sempre: «Cinque milioni di turisti l'anno contro gli ottocento posti letto disponibili». La tassa, dunque, «intesa come tassa di soggiorno - continua rammaricato D'Alessio - potrebbe essere applicata solo a coloro che pernottano in città. Pochi, dunque, vista la carenza degli alberghi». Il turismo della città più conosciuta al mondo, infatti, può essere catalogato come «mordi e fuggi». «Per invogliare i visitatori a rimanere in città, anche, di notte, - dice il sindaco - è necessario creare nuovi e migliori servizi, e da quanto ho potuto apprendere è proprio in questa direzione verso la quale i proventi della tassa sono destinati». Le associazioni di categoria da anni lamentano l'accentramento dei flussi turistici solo nell'area archeologica tagliando fuori dal circuito il centro della città. Il Comune: incentivi al turismo, non tasse MARISA LA PENNA Se ne era già parlato nei giorni di Ferragosto. Da ieri, però, la tassa sul turismo diventa una ipotesi molto più verosimile. Dopo, cioè, l'emendamento alla Finanziaria approvato in mattinata dalla Commissione Bilancio: in essa si prevede appunto la possibilità, per i Comuni, di introdurre una tassa di soggiorno turistico che va da un minimo di due a un massimo di cinque euro. Una imposta che farà nuovamente discutere. E che ieri ha scatenato un coro di no. Un paio di mesi fa il sindaco Iervolino aveva già respinto con fermezza l'ipotesi. Stessa opinione oggi. «In una città come Napoli i flussi turistici vanno ancora incentivati, ci sono potenzialità inespresse. Questa misura è invece davvero disincentivante, non adatta al nostro Comune». È quanto ha dichiarato l'assessore comunale al Turismo, Valeria Valente, non appena è stata resa nota la notizia proveniente dalla Capitale. «Il problema - ha aggiunto la Valente - è che bisogna investire sul turismo aggiungendo e non prendendo dallo stesso settore. Probabilmente questa misura è adatta ai piccoli centri storici di città già densamente abitate e con molti visitatori. Ma Napoli ha ancora grandi margini di crescita, come dimostrano i dati sul turismo in crescita ancora nonostante i fatti degli ultimi giorni. Di sicuro questa misura non è adatta a una città come Napoli». Un altro no arriva da Ettore Cucari, presidente della Fiavet, la federazione agenzie di viaggio e turismo. Dice: «Sono contrario. Assolutamente. Normalmente un prezzo medio, a persona, in un albergo è di cinquanta euro. Se aggiungiamo cinque euro di tassa turistica aumentiamo il costo della camera del dieci per cento. Chi ci rimette questa cifra? Non certo il tour operator. In una realtà come quella di Napoli dobbiamo incoraggiare i turisti a venire a Napoli. Già stanno scappando via per altro». Teresa Naldi, presidente della sezione turismo dell'Unione Industriali, pure è categorica. «È una iniziativa iniqua. Non si può penalizzare un settore che ha già difficoltà ad essere competitivo. Incrementare di cinque euro la giorno il presso di una camera significa aumentare il costo di circa il dieci per cento. E questa cosa mi sembra veramente improponibile» dichiara la leader dell'Unione industriali. Due euro al giorno per i comuni più piccoli, fino a cinque euro per le città metropolitane. Questa la misura massima della cosiddetta «tassa di soggiorno» che i comuni potranno introdurre dal prossimo anno con l'obiettivo di migliorare i servizi e valorizzare i centri storici. Potranno adottarla, però, solo i centri «esposti a una pressione turistica» particolarmente forte e soltanto per alcuni periodi dell'anno.