Sabato 11 Novembre 2006 Cambiano la forma e le modalità costruttive l Il pozzo verrà scavato da quota «meno 25» l Le soluzioni imposte dalla Soprintendenza l Il sindaco: «L'unico cantiere attivo in Italia» San Faustino, si cambia. La stazione del metrò cede all'archeologia e non sarà più del tipo aperto, con il grande lucernario che diffonde dall'alto la luce del giorno fino ai binari. In mezzo, tra la superficie e la quota meno 25 metri delle banchine ci sono le mura venete. E quelle - on si toccano. Perciò Brescia Mobilità rifà il progetto, e aggiorna le tecniche costruttive. Dalla superficie si scaverà un "pozzo" subito a nord delle mura, in pratica proseguendo lo scavo fatto per la costruzione del parcheggio di Fossabagni, al riparo da altri ritrovamenti. E come il parcheggio mostra sul suo lato sud parte delle fondamenta di quelle mura quattrocentesche, così dovrebbe accadere nella futura Stazione. Una volta scavata la fossa, da quota meno 25 si comincerà a scavare una galleria verso sud, sotto le fondamenta delle mura, che in questo modo non verranno toccate. Ci vorrà più tempo, tuttavia l'ad di Brescia Mobilità Roberto Moreni non è ancora in grado di quantificare. Costerà pure di più scavare in sotterranea piuttosto che dalla superficie. Ma ancora non si sa di quanto. Tuttavia, «i volumi di terra da sbancare saranno inferiori - osserva - e può darsi che i costi si compensino, in ogni caso disponiamo di un fondo di riserva per gli imprevisti». Con ogni probabilità lo scavo del pozzo si allungherà verso nord fino a lambire il semaforo di via Pusterla, davanti all'ingresso della forneria nel palazzo che fa angolo. Si pensa di ricavarci le uscite di emergenza, ma di sotto c'è un reperto ancora da valutare con la Sovrintendenza. Se neanche lì fosse possibile scavare, l'uscita di sicurezza si farebbe a sud, con una galleria pedonale che porterebbe su un lato di via San Faustino. Si cambia tutto, insomma, per non cambiare la collocazione della stazione. Un po' perché «non ci sono alternative», come dice Moreni, un po' per la posizione strategica dal punto di vista trasportistico. Le mura venete, dunque, resteranno intatte, come vuole la Sovrintendenza guidata dall'architetto Luca Rinaldi. Per contro, i viaggiatori non vedranno la luce del giorno, bensì le volte di una galleria come nelle stazioni del metrò di tutte le altre città. Brescia Mobilità con Moreni e il presidente Ettore Fermi, il Comune con gli assessori all'Urbanistica e ai Lavori pubblici Mario Venturini e Valter Braghini ieri mattina in Loggia hanno illustrato per filo e per segno quanto si trova sotto porta Trento e Porta Pile, con un'ampia documentazione cartografica e fotografica. Hanno spiegato a grandi linee le modifiche che verranno apportate alla stazione del metrò, e la sua esatta collocazione tra i reperti archeologici. È la risposta alle voci che parlavano di mancato rispetto della storia della città, di «incompetenza e ignoranza» e quant'altro. Lo stesso sindaco Corsini si toglie qualche sassolino dalla scarpa e ribatte con accuse di «sfascismo» a chi diffonde notizie «false». «Prima apprendiamo che nei cantieri del metrò esiste un problema di sicurezza - dice -, poi leggiamo che in Comune c'è una manica di incompetenti sulla storia della città, che finalità hanno - si chiede - i suoi atteggiamenti così sfascisti?». La realtà del sindaco è che i cantieri sono «aperti, unici tra le grandi opere in Italia», e «chi solleva falsi problemi, mette in giro informazioni distorte sul ponte ritrovato o solleva problemi di sicurezza di cui non parlano nemmeno le rappresentanze sindacali vuole solo creare intoppi ai lavori e disagi ai cittadini secondo la logica del tanto peggio tanto meglio». Ma la risposta è non solo politica. Moreni ricapitola quanto è stato scoperto nel sottosuolo dell'antica Porta Pile, e quanto c'è da attendersi di scoprire ancora. Precisa ciò che interferisce con la Stazione (le mura), e ciò che crea problemi allo spostamento dei sottoservizi (gli altri ritrovamenti). Dopodiché illustra le nuove soluzioni, imposte dalla Sovrintendenza ai beni artistici e culturali. Sulla scorta del «Volto storico di Brescia» di Vasco Frati e Luigi Bazoli, Moreni parte dal primo documento catastale del '600 (prima c'erano solo stampe di fantasia) e a una mappa idraulica della zona, datata 1667, in cui si vede il ponte in questione, il garza che esce dalle mura soprelevato, il canale del Bova e tutto il resto. Una mappa del catasto napoleonico mostra il Garza in via Trento, a filo della «controscarpa» delle mura, e una foto fa vedere ancora intatto il ponte emerso dagli scavi. Tanto per dire che tutto era noto. Fin dall'inizio - sottolinea Moreni - la stazione è stata collocata in modo da non toccare il ponte, ma «prevedeva la rimozione di parte delle fondazioni delle mura, tanto più che in Sovrintendenza non esistevano documenti impeditivi». Più a sud sono state trovate fortificazioni del 1200 e la copertura del Garza, che all'altezza di «Porta delle Pille» s'infilava sotto le mura venete e riceveva le acque dei canali «Bovo» e «Salatto». Ma tutti questi scavi «sono stati fatti per capire dove passare con i sottoservizi - sottolinea Moreni -, giacchè quasi tutti restano fuori del sedime della stazione». Se un errore c'è stato, insomma, è stato di valutazione, a quanto si capisce. Si pensava che la Sovrintendenza avrebbe autorizzato il «sacrificio» di un pezzo di mura venete, e così non è stato. Ad ogni modo, anche per questi la soluzione è stata trovata. Siccome non ci stanno tutti sul lato ovest del ponte, le condotte dell'acquedotto e del teleriscaldamento passeranno temporaneamente sopra Fossabagni in soprelevata, poi adagiati sulla soletta della stazione, a quota meno 2,5 metri, quando sarà pronta, e ricoperte di terra, «senza compromettere ulteriori possibili ritrovamenti». Mimmo Varone Le mura venete del '400 non si toccano. Lo impone una decisone della Sovrintendenza ai beni artistici e culturali con una lettera dell'architetto Luca Rinaldi a Brescia Mobilità. Non sarà possibile sacrificarle per scavare la scatola aperta della Stazione San Faustino. Ma la stazione si farà esattamente dov'era prevista. La decisione della Sovrintendenza non arriva come un fulmine a ciel sereno. Brescia Mobilità risponde alle accuse di ignorare la storia della città e sottolinea con il presidente Ettore Fermi che «tutte le principali questioni archeologiche erano note». Perciò l'alternativa è pronta: la stazione si farà nello stesso posto, diversa dal progetto approvato in maggio dal Comune e con una diversa tecnica costruttiva. La grande buca si scaverà all'altezza di Fossabagni, continuando verso ovest lo scavo già fatto per il parcheggio sotterraneo (là sotto, appena fuori le mura, non dovrebbero esserci reperti importanti). Nella parte che si allunga sotto via San Faustino verrà scavata in galleria, con la tecnica tradizionale. I costi saranno superiori, e pure i tempi di realizzazione, a quanto pare. Brescia Mobilità, tuttavia, non è ancora in grado di quantificare né gli uni né gli altri. «Lavoriamo per gestire lo scavo e i ritrovamenti archeologici che già mettevamo in conto di trovare - spiega il presidente di Brescia Mobilità Ettore Fermi -, se quando arriverà la talpa non saremo pronti, la macchina Tbm continuerà il suo cammino e ciò che va fatto si farà in seguito». La Loggia e Brescia Mobilità anticipano quanto verrà presentato nel Consiglio comunale di lunedì, tutto dedicato alla metropolitana leggera dopo le voci corse sugli scavi. Fermi, l'ad di Brescia Mobilità Roberto Moreni, gli assessori all'Urbanistica e ai Lavori pubblici Valter Braghini spiegano le novità, anche per mettere a tacere le voci «false» corse in questi giorni. Si parlava di interferenze con il ponte e con altri ritrovamenti del 1200 più a sud. Invece, «l'unica interferenza vera sono le mura venete - sottolinea Venturini - il progetto approvato dal Comune ne sacrificava una parte, la Sovrintendenza è stata di idea diversa, ora si cambia tecnica di costruzione e tipologia di stazione, che resta dov'era prevista». Niente di più, niente di meno.