E' una novità assoluta: un Paese fortemente "produttore" di beni culturali, il nostro, offre mostre archeologiche a un altro Paese che ne è tra i massimi "consumatori", purché i suoi musei si "comportino bene". Cioè, non acquistino sul mercato clandestino; non accolgano reperti provenienti da scavi non autorizzati in Italia; magari, se li possiedono, restituiscano anche qualche prezioso oggetto detenuto in modo illecito, almeno secondo le nostre leggi. Un accordo tra Italia e Stati Uniti è stato messo a punto di recente a Washington; e, sempre negli ultimi tempi, alcune importanti opere sono già state restituite al nostro Paese. Come una kylix attica di 26 secoli fa, scavata a Cerveteri e tornata dal Getty Museum di Los Angeles a quello di Villa Giulia a Roma; il frontone di un sarcofago di età adrianea, trovato nell'area tiburtina e consegnato al museo nazionale romano dall'università di Princeton, che l'aveva acquistato da un antiquario nel 1985; e perfino due dipinti: la Parabola del seminatore di Leandro Bassano (1557-1622), prestato nel 1935 da Palazzo Pitti all'Ambasciata d'Italia a Varsavia, chissà come finito poi a una galleria di New York, da cui il museo di Springfield, nell'Illinois, l'aveva acquistato nel 1954; e una Betsabea al bagno , originariamente creduta di Giorgio Vasari e poi ascritta a Jacopo Zucchi, data per distrutta nella nostra Ambasciata di Berlino, e tornata dal museo di Hartford, nel Connecticut, a Roma, palazzo Barberini. «L'accordo con gli Stati Uniti non ha precedenti. Riguarda soltanto i materiali archeologici, e quindi i dipinti sono tornati in virtù di altre trattative. Ora stiamo cercando di stipularne uno analogo con la Svizzera», dice Mario Bondioli Osio, il diplomatico che ha "ereditato" l'incarico dal mitico Rodolfo Siviero, ed ha condotto non pochi negoziati; «l'offerta delle mostre da parte del nostro Paese attua quanto previsto da un memorandum bilaterale di due anni fa, e riguarda soltanto i musei americani che si comportano in "modo virtuoso"», chiarisce Giuseppe Proietti, direttore generale per l'Archeologia dei ministero dei Beni culturali; «con gli Stati Uniti abbiamo in corso undici rogatorie, per ottenere la restituzione di opere detenute in modo secondo noi illecito», spiega il generale Ugo Zottin, che comanda i carabinieri per la tutela del Patrimonio artistico: sono loro tre che, con dei collaboratori, hanno incontrato a Washington i direttori di una decina d'importanti musei americani (il Guggenheim, il Kimbell di Fort Worth, il Getty, Chicago, San Francisco, lo Smithsonian e altri ancora), per definire il progetto, davvero innovativo. «L'Italia ha offerto 22 mostre a tema, alcune già pronte ed altre che curatori americani potranno allestire scegliendo tra un ampio ventaglio di materiali, che spaziano dall'età etrusca fino al periodo longobardo. Ci sono anche rassegne sullo sport nell'antichità, frutto delle 73 esposizioni organizzate lo scorso inverno in altrettanti musei italiani, e sulla moda, maschile e femminile, nell'Italia dei tempi remoti: altre cento mostre che, da settembre a maggio 2004, si svolgeranno in altrettanti musei della Penisola; la prima può contare su circa tremila reperti, e richiede duemila metri quadrati di spazio; per la seconda, si può scegliere cosa esporre tra ben cinquemila oggetti», spiega ancora Proietti. E, per chiarire quanto un accordo del genere può influire sull'atteggiamento di certi musei americani, ricorda il caso di Tampa: «Ci avevano chiesto dei materiali per allestire una mostra; glieli abbiamo prestati solo dopo che avevano rimosso da una vetrina un cratere, di proprietà privata e non loro, fraudolentemente scavato in Italia». Non solo: sono anche previsti prestiti di lunga durata di materiali archeologici, per motivi di studio e di ricerca; così superando, come nel caso delle mostre, il limite di un anno previsto dalla legge italiana per il "soggiorno" all'estero di opere appartenenti al nostro Paese: «Per dirne una», continua Proietti, «a Gricignano d'Aversa, Campania, la Marina americana ha costruito alloggi per credo 20 mila persone, per spostare da Bagnoli i suoi dipendenti e le loro famiglie; e sono state trovate grandi quantità di resti, dalla preistoria all'età romana, non ancora studiati, e finiti in deposito; se qualche università americana vorrà studiarli, lo potrà fare». In cambio, s'intende, il suo museo s'impegnerà a "comportarsi bene". L'accordo stipulato nel 2001 con gli Usa «è stato assai difficile, ed ha richiesto due anni di trattative», spiega Bondioli Osio; scadrà nel 2006, ed è già attiva una lobby americana che punta a non farlo prorogare. Gli Stati Uniti, si sa, sono quanto mai "liberisti" anche nel campo dei Beni culturali, dove l'Italia, invece, è tra i Paesi più rigorosi e "restrittivi"; e l'accordo bilaterale prevede che, senza l'autorizzazione all' export delle nostre autorità, è vietato importare negli Usa reperti databili dal IX secolo avanti Cristo al IV della nostra era, anche per ridurre la portata degli scavi abusivi nella Penisola, così sprovvisti di uno dei loro maggiori mercati. In cambio, ecco ora le mostre, e i prestiti scientifici a lunga durata. Cui si accompagna l'inasprimento delle pene per i "tombaroli", che proprio in questi giorni il Governo italiano discute, su proposta del ministro Giuliano Urbani. E questa nuova iniziativa nei confronti degli Usa, chissà che non valga a sbloccare anche i due più clamorosi contenziosi in atto: perché il Getty Museum continua a esporre una statua di Venere proveniente da Morgantina, in provincia di Enna, e il Metropolitan uno tra i più bei vasi di Eufronio, il massimo pittore attico di vasi "a figure rosse", vissuto a cavallo tra il VI e il V secolo a.C., sicuramente scavato di frodo a Cerveteri.
L'Italia dà mostre in cambio di beni trafugati
L'Italia e gli Stati Uniti hanno firmato un accordo per la restituzione di opere archeologiche e per la creazione di mostre archeologiche. L'accordo riguarda i materiali archeologici e non i dipinti, che sono stati restituiti attraverso trattative separate. L'Italia offre 22 mostre a tema, tra cui rassegne sullo sport nell'antichità e sulla moda nell'Italia dei tempi remoti. Le mostre saranno allestite in musei italiani e gli Stati Uniti si impegneranno a "comportarsi bene" e a non acquistare reperti archeologici sul mercato clandestino. L'accordo prevede anche prestiti di lunga durata di materiali archeologici per motivi di studio e di ricerca.
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