Dopo il premier Silvio Berlusconi,il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani. A Bruxelles la sinistra italiana ha tentato, senza riuscirci, di coinvolgere i colleghi europei in un nuovo "agguato" contro gli esponenti del governo italiano. È accaduto in Commissione Cultura, quando Lucio Manisco, europarlamentare Rifondazione comunista, ha attaccato Urbani sul ruolo della Patrimonio spa, la società incaricata di valorizzare i beni artistici e archeologici italiani. Manisco, di fronte ai parlamentari europei, ha accusato il governo italiano di preparare «il sacco di Roma» attraverso la privatizzazione dei principali siti architettonici. Pronta la replica del ministro, che ha spiegato ai deputati europei che la società in questione non procederà ad alcuna cessione ma otterrà unicamente la concessione di alcuni servizi (ristorazione e sponsorizzazione). Una spiegazione convincente, visto che il tentativo di Manisco di sollevare un caso Berlusconi bis è andato a vuoto. Ma l'ex direttore di Liberazione non si è arreso. Al termine dell'audizione di Urbani, dove il ministro ha presentato l'agenda italiana per il semestre nel campo della cultura, della gioventù, dei mezzi di informazione e dello sport, Manisco ha inviato a tutti i parlamentari un'e-mail contenente una proposta di risoluzione di condanna all'Italia per violazione dell'articolo 7 del trattato di Amsterdam, quello che consente agli altri Paesi europei di ammonire uno Stato in caso di riduzione dei diritti umani. Un'accusa ritenuta infondata dagli altri componenti della Commissione Cultura. Non è la prima volta che l'eurodeputato comunista critica l'Italia in sede europea. Due mesi fa, in occasione di una seduta della Commissione alla presenza di alcuni direttori dei musei europei, Manisco cercò di convincere i colleghi europei a stigmatizzare il comportamento italiano. Blitz fallito. E due settimane fa, al momento della votazione sulla "tv senza frontiere" (l'applicazione del digitale terrestre) , il giornalista abbandonò l'aula dicendo di vergognarsi della propria cittadinanza italiana. La sortita di Manisco non è piaciuta all'europarlamentare di Forza Italia e vicepresidente della Commissione Cultura Mario Mauro: «Ho apprezzato la posizione responsabile dei colleghi del Pse. L'obiettivo dei comunisti, invece, non è esercitare il diritto di critica ma, partendo dal preconcetto, screditare il Paese mossi da un risentimento politico che non trova pace».