L'agenda dei convegni d'interesse nazionale si arricchisce di un nuovo evento sottolineato dall'annunciata presenza del capo dello stato, come quello di oggi organizzato dal Fai e ospitato da Confindustria. Il titolo è impegnativo: «La riscossa del patrimonio». Il sottotitolo lo è ancora di più perché precisa: «Beni culturali, paesaggio e rilancio economico». Così impostato, il convegno non può non interessare quanti, istituzioni e privati, si occupano e si preoccupano del nostro turismo, uno dei pochi volani della nostra economia, strettamente legato all'ambiente in generale e ai beni culturali in particolare. L'interesse è tanto più sentito in quanto l'evento giunge a brevissima distanza di tempo da altre due importanti assise. Il programma del nuovo evento, nei temi e nei nomi dei relatori, fa pensare e sperare che il turismo, non esplicitamente menzionato, trovi il suo spazio nella discussione e abbia un apporto di proposte concrete per il suo rilancio, affidato in maniera determinante all'ambiente, ai beni culturali e al paesaggio. Dunque, non ancora spenta l'eco della 3 Conferenza nazionale di Pescara e del Seminario dell'Osservatorio parlamentare sul turismo, tenutosi di recente a Roma, ora si spera che con l'iniziativa del Fai si passi dalle discussioni agli atti concreti, a un impegno politico fatto di obiettivi, strategie e calendarizzazione delle tappe. In altri termini, si superi la cultura dei vincoli e delle tasse e, come più volte auspicato dal Cnel, si passi a quella degli investimenti per una gestione sostenibile dei nostro patrimonio e la sua altrettanto sostenibile utilizzazione per un turismo diffuso. L'auspicio è dunque quello di un turismo che guardi in avanti e, come fa la nostra più diretta concorrenza, cominci a disegnare il profilo del consumatore degli anni 2010 e 2020, per offrirgli un prodotto capace di soddisfare i bisogni e le motivazioni del turista di quegli anni. La partecipazione al convegno del vicepresidente del consiglio, Francesco Rutelli, fa ben sperare che qualcosa finalmente si muova. L'autorevolezza dei relatori ne da certezza, così da portare avanti prontamente quelle istanze che non impegnano grandi risorse finanziarie. Va reso effettivo il coordinamento stato-regioni attuando quel Sistema Italia di cui si è parlato a Pescara, soprattutto «coordinando» le leggi quadro, che molte amministrazioni regionali stanno predisponendo. Ciò significa rompere definitivamente con la cultura di un'Italia turistica che «si promuove da sé»; si lascino cadere iniziative di nessun momento come quella dello scaglionamento delle vacanze. In definitiva, si pensi, anche alla luce di ciò che si dirà oggi, a non considerare il turismo una fonte di entrate, accentuate anche da una nuova tassa di soggiorno, e si pensi piuttosto a un volano produttivo e quindi bisognoso di investimenti. Di investimenti anche operativi: il Comitato nazionale per il turismo e l'Agenzia nazionale. Un segnale potrebbe essere quello di eliminare prontamente la diarchia esistente a via Marghera (sede dell'ormai ex Enit) rappresentata da un presidente che inaugura incontri di operatori e da un commissario che continua a operare in attesa della registrazione del decreto di nomina del nuovo capo dell'amministrazione. Le risorse non soltanto ambientali e culturali le abbiamo, ma abbiamo anche quelle umane con le loro capacità creative, tanto al centro che alla periferia. Ciò che non abbiamo è il tempo per riguadagnare quello perduto.