STUDIARE L'ARTE. IL MINISTRO SPIEGA IL SENSO DELLA SUA PROPOSTA I consensi dei ragazzi allo studio della storia dell'arte nel sondaggio di Panorama (vedere a pagina 112) rincuorano il ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli, che si è fatto promotore dell'incremento dello studio della materia nelle scuole. Però non lo sorprendono: «Effettivamente potevamo aspettarcelo: c'è un grande bisogno di identità, soprattutto fra i giovani. La globalizzazione allarga l'orizzonte, lo rende più affascinante, ma insieme dà insicurezza, porta frammentazione. La storia dell'arte italiana è un forte valore culturale, riconosciuto e rispettato da tutti». Sembra di risentire le parole di Carlo Azeglio Ciampi quando invitava i giovani a riconoscere l'identità nazionale nella cultura e nell'arte. Pensavo proprio a questo, a come furono sentite aggreganti quelle parole, al loro fattore fortemente identificativo. Del resto, quando un ragazzo italiano incontra un suo coetaneo spagnolo, o inglese, o francese, nei suoi Erasmus, su che cosa basa la propria identità, cos'è che lo contraddistingue come italiano? I valori culturali del suo paese, la storia della sua arte ammirata in tutto il mondo, del suo inconfondibile paesaggio. Fra tanto entusiasmo qualcuno teme che alle intenzioni non seguano gli atti. Riusciremo sul serio ad avere più storia dell'arte nelle nostre scuole? Spero che chi teme questo resti presto smentito. Ho già parlato con il ministro della Pubblica istruzione, Giu-seppe Fioroni, e l'ho trovato molto favorevole. La cultura è un ottimo volano anche per l'immagine dell'Italia all'estero. Conferma che il 13, a Bruxelles, per il Consiglio su cultura, istruzione, gioventù, cercherà per l'Italia un ruolo di primo piano nella diplomazia culturale nelle «aree difficili»? Il mio ragionamento è questo: l'Italia è una media potenza in Europa, ma è una superpotenza per quel che riguarda la cultura. E non solo per l'eredità del passato. Siamo i migliori restauratori del mondo. Chiamano i tecnici italiani quando si tratta di ricostruire e salvare i tesori artistici colpiti da guerre e terremoti. Sia per la loro preparazione culturale sia per quella artigianale e per quella tecnico-industriale. Sarebbe assurdo non utilizzare questa nostra prerogativa, riconosciuta da tutti i partner europei, come nel resto del mondo, per fame anche uno strumento di diplomazia, la base di un dialogo che è l'esatto opposto del conflitto di civiltà. E in cui l'Italia dovrebbe avere un naturale ruolo di apripista. Oltretutto questa nostra attività pacifica e di ricostruzione è forse l'unico elemento di continuità da un governo all'altro... Prendo sicuramente atto anche al precedente governo del lavoro svolto in questo settore, penso per esempio alla ricostruzione dei musei di Baghdad e Kabul (che apriremo prossimamente), al restauro della Città proibita in Cina, ma bisogna fornire una migliore informazione, fare davvero un punto di forza di questa «diplomazia culturale ». Poi però tutto si scontra con la mancanza d'investimenti... Per quest'anno porto pazienza: c'è questa Finanziaria e abbiamo solo i primi miglioramenti. Ma dall'anno prossimo nelle risorse pubbliche bisogna risalire spediti. È un impegno di legislatura preso con gli elettori.