«Uno scempio con soldi pubblici» Il crìtico: tolto il monumento ai caduti, ma era tutelato SGARBI CONTRO Marchignoli. Il critico d'arte più veemente d'Italia, già deputato e sottosegretario ai Beni Culturali prima del clamoroso divorzio dal ministro Urbani, ricorda bene l'imolese piazza Matteotti fin da quando, proprio durante quella legislatura fece un sopralluogo «da cui scaturì - ricorda anche uno degli atti più accorti di quel governo: la legge a tutela dei monumenti ai Caduti». E' anche per questo che adesso non si capacita di come la giunta guidata dall'ulivista Marchignoli abbia potuto disattendere nientemeno che una norma dello stato. «Ma ci vorrò vedere chiaro, intanto rivolgendomi alla magistratura per far chiarezza su come il sindaco e l'amministrazione locale abbiano speso i soldi dei cittadini per un'opera di cui non si sentiva affatto la necessità». Anzi, secondo l'indaffaratissimo globe-trotter della cultura nostrana, i lavori di riqualificazione della piazza che si riverberano anche su piazza Bianconcini al cui centro sarebbe destinato il cosiddetto Obelisco, ovvero la stele che ricorda i Caduti della Guerra '15-'18, peggiorerebbero addirittura il suo suggestivo aspetto. «E' un autentico insulto all'estetica aver rimosso l'acciottolato solo perché risultava scomodo alla deambulazione. In realtà penso che tutto il disegno risponda solo a un profondo desiderio di distruzione della storia che scatena la malinconia solo a pensarci». Come detto, all'epoca del suo incarico di governo, Sgarbi aveva già preso in esame il problema e dopo aver condotto un sopralluogo in zona nel novembre 2002 con l'allora Soprintendente regionale ai Beni Culturali, Elio Garzillo (protagonista nel 2004 di una «promozione» presso il dipartimento romano per la ricerca, l'innovazione e l'organizzazione che qualcuno lesse anche come rimozione per il rigore con cui si opponeva a ogni progetto che mettesse a repentaglio l'integrità del patrimonio), si era arrivati alla conclusione, sottoscritta anche dal ministro, che la piazza non andava cambiata. «Dunque ci sono state palesi violazioni di legge e, personalmente, considero dei crimini contro la civiltà si riscalda Sgarbi gli atti assunti per il presunto restauro. Esprimo tutto il mio disprezzo per chi ha voluto snaturare una piazza perfetta, impiegando inoltre denaro pubblico (i lavori sono stati pagati attraverso l'emissione di Boc, i buoni del tesoro comunali n.d. r.)». Intanto i due comitati che si sono mobilitati perché il Monumento non trovi altra collocazione che non quella originaria, hanno ottenuto un primo punto a favore nella sentenza del Tar che annulla tutte le delibere relative al trasloco e al rifacimento delle due piazze. Sgarbi esulta per il risultato che rimette in discussione l'intera operazione. «Credevo di aver visto a Piacenza il peggior scempio compiuto da un'amministrazione locale. Due anni fa è stata costruita una bretella autostradale proprio davanti all'ingresso della storica Villa Serena, un luogo speciale e incontaminato che nemmeno il Fai e Italia Nostra sono però riusciti a salvare. Ma non è stato sufficiente l'aver distrutto questo suggestivo punto d'accesso. Di recente sono tornato e mi sono accorto che anche l'ingresso alla città è stato deturpato da invereconde rotonde decorate, per così dire, da aratri e altre amenità tra cui due lastre d'acciaio posizionate sulla via Emilia che di fatto nascondono l'ingresso al centro e costituiscono degli autentici monumenti all'inutile. Ma adesso mi accorgo che anche Imola sta competendo alla grande in fatto di scarsa sensibilità urbanistica. Do fin d'ora la mia disponibilità ai comitati nel caso possa servire una mia testimonianza anche in sede legale e poi abbandonerò certo l'atteggiamento elegante che ho tenuto fin qui, astenendomi dal tornare nei luoghi dove ho visto le peggiori infamie. Ho capito che non è bene sottrarsi alla vista di tali brutture ed è decisamente meglio non smettere mai di rompere le scatole. Solo così si spera di poter ottenere qualcosa o almeno di non rendere la vita troppo facile a questa gente». Imola e il suo primo cittadino Massimo Marchignoli sono dunque avvisati: presto si ritroveranno in mezzo ai piedi il castigamatti che promette: «Appena ho un minuto libero andrò di persona a verificare». Difficile immaginare le conseguenze della sua visita dopo un silenzio troppo pesante, per qualcuno, della Soprintendenza (l'avvocato dei comitati. Alessandro Marcili, è anche pronto a scrivere una diffida perché ci sia un intervento netto, magari di stop ai lavori). Un risultato pare però fin d'ora assicurato: il ritorno mediatico.