Sul caso di Monticchiello Non accenna a placarsi la polemica avviata da Alberto Asor Rosa in merito al progetto edilizio che prevede la costruzione di una novantina di villette ai piedi di Monticchiello - in Val d'Orcia, a due passi da Pienza, provincia di Siena - noto anche perché da anni, in estate, diventa scena di un teatro povero, che ha promuove a protagonisti arguti e estrosi gli stessi abitanti. La diatriba insorta sarebbe un soggetto adattissimo per trattare temi spinosi: come conciliare incombente sviluppo e tutela del paesaggio, ad esempio. Oppure come metter d'accordo punti di vista spesso contrastanti: da un lato c'è chi amministra con l'occhio al consenso dei residenti, dall'altro l'occhiuta vigilanza di quanti hanno eletto quel territorio a privilegiato luogo di riposo e contemplazione. La battaglia attorno a Monticchiello è diventata emblematica e il rumore sollevato si spande per tutta la Toscana e oltre. Nel recente convegno, che ha registrato la partecipazione di tutte le principali associazioni ambientalistiche e perfino la presenza del ministro Rutelli, si è evitato il rischio di restringere la discussione al singolo caso. Per il quale è stato riciclato addirittura il termine di "eco-mostro". A dire il vero, il neologismo appare sproporzionato: la mostruosità delle villette a schiera che stanno sorgendo è quella ordinaria dell'edilizia senza anima e senza rigore che avvilisce in lungo e in largo la Toscana, e non solo. Se si vuoi metter ordine al confronto che è nato bisognerà anzitutto chiedersi perché progetti del genere vengono in mente. La risposta è piuttosto amara: in mancanza di uno sviluppo che ambisca a interventi più originali e sofisticati, attenti a non compromettere delicati equilibri, si prende sovente la strada di un'anonima crescita edilizia, richiesta con identica solerzia da cooperative intraprendenti e da spregiudicati speculatori. La domanda paradossalmente è alimentata proprio dallo sbandieramento che si fa dell'eccezionale qualità del luogo. Il fatto che sia stato istituito un Parco - non saprei quanto oggi funzionante - e che l'intera valle dell'Orcia sia stata assunta tra i siti selezionati dall'Unesco come patrimonio dell'umanità, in un mondo che spinge a tradurre l'eccellenza in reddito e le meraviglie in quattrini, non è strano siano diventati dei boomerang. Pienza ha un'invincibile austerità pontificale, ma non è lontano il giorno che sarà in tutto comparabile ad una San Gimignano rinascimentale, agghindata con delizie culinarie e futili oggetti kitsch in bella vista per ogni dove. L'aggressione di un consumismo facile e la difficoltà di offrire risposte intelligenti che guardino lontano fanno corto circuito: episodi come la goffa espansione presso Monticchiello sono all'ordine del giorno. Se il caso viene analizzato nelle sue reali, mediocri e modeste, dimensioni e elevato a sintomo di una preoccupazione generale ben venga il grido di dolore lanciato da illustri innamorati di questo pezzo di Toscana. Può dar fastidio che si abbia un'enorme attenzione dei media e perfino un fulmineo intervento ministeriale solo quando a gridare allo scandalo c'è una persona disturbata dallo scempio che scorge dalla finestra di casa sua, e ha il privilegio di poter disporre a piacere di spaziostampa, ma tant'è! Meglio prendere il buono che può derivare dalla coincidenza che far spallucce o mettere in cattiva luce i soliti intellettuali, che pretenderebbero di insegnare ai nativi, con colonialistica altezzosità, ricette e soluzioni, allo scopo di non vedersi rovinate la quiete e le vacanze. Per smentire il sospetto che a fomentare l'indignazione ci sia soprattutto un (comprensibile) interesse personale, nient'affatto scientifico, è necessario rendere la denuncia sistematica e impegnarsi per una ricognizione ampia dei guasti che vanno moltiplicandosi, in campagna e in città. Chi da queste parti vive non è stato inerte o insensibile alle angosce che ora sembrano inquietare quanti sono approdati qui con acceso entusiasmo. La cultura dell'eccezionalismo ha fatto il suo tempo in tema di salvaguardia dei beni culturali e del diffuso patrimonio architettonico, e anche il mito della Toscana felice, propagandato da un'aggraziata vulgata turistica, spesso acriticamente subita. «La Toscana è in bilico!» è stato detto. Certo: questo è il punto, e non da oggi. Aprire gli occhi ora sarebbe tardi, ed è assai riduttivo darsi da fare per affibbiare l'etichetta di ecomostro a questa o quella costruzione, scelta a caso, facendo leva su impressioni frammentarie e soggettive. E sarebbe patetico mettere sul banco d'accusa, indiscriminatamente, ogni intervento edilizio o certe moderne infrastrutture con toni che evocano l'idillio rustico esaltato dal becero Selvaggio di Maccari C. Non è neppur da credere che la ricetta miracolosa consista nel rilancio di una pianificazione concertata tra Regione e Comuni. Nessuna pianificazione fondata essenzialmente su parametri quantitativi e indirizzi di massima riuscirà a evitare di per sé che il disegno sia inautentico, l'insediamento mal piazzato, le tecniche d'esecuzione rozze e trasandate, tirate al risparmio, la qualità finale scadente. A produrre mostriciattoli e arrangiamenti, recuperi fasulli e poderucci imbellettati è una perdita di consapevolezza culturale, un offuscamento della memoria, un'economia arretrata e fragile. La lottizzazione in programma si stende come un abborracciato presepe, sotto un piccolo paese tenuto insieme da una fedele devozione comunitaria. Si direbbe una futile Monticchiello 2, secondo uno schema ben noto e fortunato, ovvio, berlusconiano e piccolo-borghese. L'urbanistica contrattata tanto in auge è portata a mediare tra interessi forti e pretenziose insidie, raramente sa opporre un semplice e netto no. Allora: se Alberto Asor Rosa, Giulia Maria Crespi, Carlo Ripa di Meana, Nicola Caracciolo vogliono continuare la loro azione e contribuire a suscitare nelle politiche di una Regione, che ha avuto e ha grandi meriti, un respiro più profondo non possono limitarsi a compilare l'elenco dei guai sotto casa, siano a Monticchiello, a Capalbio o dintorni. Ed è disdicevole che gli amministratori reagiscano facendo notare che le procedure sono in regola e che i bolli sono a posto. Ci mancherebbe! Il problema può essere proprio qui. Occorre rilanciare una gestione del territorio dotata di controlli severi, sottratti al piccolo cabotaggio del singolo Comune, e ritrovare per questa via qualcosa almeno di un'ispirazione che, sarà stata anche talvolta illuministica e giacobina, ma è la sola ad aver sottratto qualcosa - in Toscana parecchio - alla devastazione o alla falsificazione. È un buon segno che, udito l'allarme, il ministro competente sia subito accorso. Rutelli ha promesso che forse si farà in modo che si costruisca qualche villetta in meno, ha assicurato che il volume dell'insediamento sarà mitigato anche grazie alla consulenza di esperti architetti all'uopo incaricati. Ma è chiaro che il tema suggerito dal progetto contestato va molto al di là dell'eventuale impiego dei mimetismi con i quali si è soliti celare, alla meglio, malefatte e storture. Il paesaggio da conservare in Toscana non è mai stato immutabile. Interventi tecnologicamente innovatori, concepiti sulla base di ponderati calcoli e argomentate prospettive, collocati seguendo canoni estetici forgiati da una coscienza storicistica delle forme e dell'ambiente, sono talvolta necessari perché una gloriosa eredità non vada in malora. Nell'attuarli la Toscana dovrebbe riuscire ad essere se stessa, la regione sobria e scarna, «splendida perché sempre sottovoce e mai a gola spiegata», che già Cesare Brandi, in un accorato Addio Toscana di trentacinque anni fa, vedeva pericolosamente assediata dai nuovi ricchi. Già allora in bilico, appunto, tra rassegnata memoria dell'antico e arrendevole disponibilità. Le manovre durano, dunque, da tempo. Probabilmente la parte principale degli scontri si è già svolta, con alterne fortune e generosa fatica. Ora si tratta almeno di non arretrare.
Il Riformista
9 Novembre 2006
Cari intellettuali, non confondete i guai sotto casa con gli ecomostri
RO
Roberto Barzanti
Il Riformista
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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