CULTURA e sviluppo economico, un binomio non sempre considerato valido ma che invece va approfondito per le ricadute che il patrimonio artistico può determinare anche sul piano econonomico, non solo su quello culturale. Va in questa direzione l'attività del Fai, Fondo per l'ambiente italiano che ha organizzato per domani a Roma, presso l'Auditorium della Tecnica, il convegno nazionale sul tema «La riscossa del patrimonio. Beni culturali, paesaggio e rilancio economico», al quale è annunciata la presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e di importanti relatori tra cui il ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli, il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, il sindaco Walter Veltroni. Il convegno ha per obiettivo quello di comprendere se e quanto il nostro patrimonio artistico e naturale sia economicamente redditizio. Giulia Maria Mozzoni Crespi {nella foto), presidente del Fai, porrà domande precise agli intervenuti, sostenendo che il patrimonio è una grande risorsa per lo sviluppo economico del Paese. Signora Mozzoni Crespi, in cosa consisterà il suo intervento? «Questo convegno serve a porsi degli interrogativi riguardo alla tutela del patrimonio artistico e naturalistico, visti in un'ottica di sviluppo economico e di occupazione, e di creazione di ricchezza. Ci stiamo chiedendo se la tutela del nostro patrimonio, della nostra arte, del nostro paesaggio, siano compatibili con lo sviluppo dell'economia e con l'occupazione». Qual è l'esperienza in merito del Fai? «Noi del Fai abbiamo verificato che, quando restauriamo un bene architettonico e successivamente lo apriamo al pubblico, e vi organizziamo delle attività, l'indotto serve a tutta la comunità che è attorno». Quali richieste presenterà al ministro Rutelli? «Chiederò al ministro se sia possibile organizzare le normative sul patrimonio in modo da renderlo economicamente produttivo, dal momento che le esperienze che abbiamo fatto con il Fai dimostrano che è possibile». Qual è il problema principale da affrontare? «Ritengo che sia l'organizzazione delle soprintendenze. La maggior parte delle quali sono organizzate male, e quindi hanno bisogno di essere ridisegnate. Il ministro Rutelli deve disporre di mezzi per poter fare una riforma. Le soprintendenze possono essere i grandi guardiani del nostro Paese, ma bisogna rifare i concorsi, dare loro mezzi, strumenti, architetti, ingegneri. Ci sono soprintendenti che non hanno neanche i buoni benzina, altri che non hanno nemmeno le automobili o i computer. Ci sono soprintendenti bravi e altri meno bravi. Sono del parere che bisogna aprire le soprintendenze ai giovani, fare di nuovo dei concorsi». Quali risposte si aspetta? «Non lo so. Sentiremo. Ma ho fiducia in Rutelli, dovrà anche avere i mezzi per poterlo fare. Dipende da come voterà la Camera». Come devono essere le normative sul paesaggio architettonico? «Devono essere normative di eccellenza. Bisogna restaurare con rigore, non permettendo che si costruisca vicino ai luoghi tutelati, e con uno sguardo al futuro, badando non solo al lato economico ma anche alla qualità della vita».