Sulla terza pagina di Le Monde di ieri, è apparso un articolo che ha come sottotitolo, più o meno: "Arte moderna e quisquilie politiche". L'articolo parla della lotta per l'edificio della Punta della Dogana, a Venezia, luogo meraviglioso sul quale da anni stanno fantasticando un po' tutti, senza che accada nulla. I Lagunari sono un corpo dell'esercito molto efficace ma le strategie lagunari sono tutt'altro che rapide e decise. Le "teste di cuoio" politiche preferiscono temporeggiare piuttosto che fare incursioni, mettendo in pericolo la vita degli ostaggi. Ostaggi in questo caso sono i contribuenti veneti ai quali non viene dato quello che meriterebbero, ovvero un progetto urbano e regionale degno della propria storia. Ma in cosa consistono queste quisquilie politiche e di che lotta stiamo parlando? Le lotte sono due, parallele e congiunte. La prima battaglia è quella fra la regione, pilotata dal governatore Galan, e la città, capitanata dal sindaco Cacciari. L'altra lotta è quella fra Francois Pinault, magnate francese, e la Fondazione Guggenheim, satellite dell 'omonimo museo a New York. Il Guggenheim e Pinault stanno battendosi per conquistare l'edificio sulla Punta della Dogana, per poi trasformarlo in una sede per le loro collezioni e qualche mostra. La fondazione americana si candida presentando un progetto di restauro firmato Zaha Hadid, famosa architetta di origini irachene. ù Il magnate francese corre con un progetto di Tadao Andò, guru dell'architettura giapponese. Il Guggenheim, già nel lontano 1999, aveva cercato un accordo con la città per entrare nel favoloso edificio. A quel tempo l'architetto era Vittorio Gregotti, ma anche allora tutto finì nel nulla. Pinault - che già si è preso Palazzo Grassi - fino a poche settimane fa, sostenuto dal sindaco Cacciari, sembrava avere partita vinta a tavolino, partecipando a un concorso dove sarebbe stato l'unico a competere. Ma all'improvviso è rispuntato il Guggenheim, sostenuto dalla regione e dai fondi del signor Alberto Rigotti, banchiere. Quindi Guggenheim di destra e Pinault di sinistra? Per quanto strampalato possa suonare sembra proprio di sì. Quindi, anche il risultato della gara sarà visto non come un'onesta battaglia fra due progetti culturali, entrambi di grande qualità, studiati a beneficio della città, ma come la vittoria o la sconfitta di uno schieramento politico rispetto a un altro. La logica avrebbe voluto che la Fondazione Guggenheim, da sempre una realtà viva a Venezia, potesse beneficiare di un diritto di prelazione sulla Punta della Dogana, a patto, chiaramente di presentare un progetto valido, concreto e realistico. Ma non è così, anzi ora che a tirargli la volata è la destra, una sua vittoria apparirebbe come un passo indietro. Tutto questo è un'offesa al buon senso, alle necessità di Venezia, e una patetica manipolazione dei fatti, vizio costante nell'amministrazione della cultura in Italia, dove la qualità è solo una variante marginale all'interno di faide obsolete. Intanto il tempo passa e le città muoiono, nessuno ci crede ma è così. I luoghi sono come lo stomaco delle persone, alla fine se uno si rimpinza solo di polemiche e arroganti presunzioni finisce per farsi venire un'ulcera e poi un cancro. La battaglia sulla Punta della Dogana ha qualcosa di cancerogeno, consumando il tessuto culturale di una città senza portare cellule nuove, idee e progetti stimolanti. Pinault e Guggenheim sono due dignitosi mali minori, ma pur sempre due mali. Entrambi trasformerebbero e ridarebbero vita a un luogo, adesso abbandonato, simbolico per Venezia, ma con un progetto che, una volta realizzato, potrebbe essere già vecchio. Le collezioni (ora: d'indiscutibile valore) che immaginano di posteggiare dentro lo spazio rinnovato sono anche realtà inerti. Se un concorso doveva essere fatto, logico sarebbe stato che avesse, fra i contendenti, anche l'unica realtà dinamica della città, ovvero la Fondazione Biennale di Venezia. Questa sì può offrire, per la Punta della Dogana, una terza via, percorribile. Non solo, la Biennale sarebbe una soluzione che già fa parte del patrimonio storico della città. Immagino la risposta a questa ipotesi: la Biennale non ha la forza economica per un operazione del genere. Perbacco. Il governatore Galan dichiara di voler togliere soldi alla Biennale - perché la Regione non fa parte della commissione per la realizzazione del nuovo palazzo del cinema al Lido -ma allo stesso tempo riesce a convincere il signor Rigotti a metter giù fra i 20 e i 30 milioni di euro - come riportato dal Monde - per il progetto della Fondazione Guggenheim? Perché città e regione invece di farsi la guerra, chiamando ad aiutarle due eserciti merce-nari dall'estero, come succedeva nel medioevo, non uniscono le forze, creando le condizioni perché una loro istituzione diventi quello che non diventeranno mai né il Guggenheim né Pinault, ovvero un polo museale contemporaneo, uno snodo che unisca le attività della Biennale in modo permanente, trasformandosi da organizzazione di eventi in punto di riferimento, nella città, per il mondo? Parafrasando un'orrenda frase degli anni 70 si potrebbe dire "né con Pinault né con il Guggenheim". Ma nel caso delle baruffe veneziane l'alternativa c'è, la Biennale. Che venga considerata come un'idea strampalata, anche se ventilata più volte, è la prova della completa sordità di due amministrazioni pubbliche che, pur partendo da idee opposte, arrivano, senza volerlo, a simili conclusioni o meglio allo stesso danno: solo che una lo chiama con il nome francese e l'altra con quello americano, (f b.)
Pinault a sinistra, il Guggenheim a destra Cacciari e Galan divisi sull'arte a Venezia
L'articolo parla della lotta per l'edificio della Punta della Dogana a Venezia, luogo storico e simbolico della città. La lotta è tra la regione, guidata dal governatore Galan, e la città, guidata dal sindaco Cacciari, e tra la Fondazione Guggenheim e il magnate francese Francois Pinault, che si contendono l'edificio per trasformarlo in una sede per le loro collezioni e mostre. La Fondazione Guggenheim ha presentato un progetto di restauro firmato Zaha Hadid, mentre Pinault ha presentato un progetto di Tadao Andò. La lotta è vista come una vittoria o una sconfitta di uno schieramento politico rispetto a un altro.
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