Il Ministero non riapre il termine che fa fede per dimostrare l'esercizio della professione Operatori contro i sindacati: «Troppi 30mila lavoratori da immettere in questa nicchia di mercato» Nessuna riapertura dei termini per candidarsi all'esame d'abilitazione all'esercizio della professione di restauratore e i sindacati indicono una mobilitazione nazionale per il 18 di novembre. Per poter accedere all'esame occorre presentare ani di data certa anteriore al 12 maggio 2006, che dimostrino la responsabilità diretta nella gestione tecnica dell'intervento. È questo l'esito dell'ultimo tavolo tecnico per l'attuazione della riforma del codice Urbani, che si è tenuto al ministero dei Beni culturali tra sindacati (Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil), scuole (Istituto centrale per il restauro e Opificio delle pietre dure), Ari (Associazione restauratori italiani), Arab (Associazione restauratori archivi e biblioteche), Confcommercio e Cna, sotto la presidenza del sottosegretario Danielle Mazzonis (Rifondazione). Sul tavolo, l'attuazione dell'articolo 182 del codice Urbani e l'emanazione del decreto che indice l'esame d'abilitazione alla professione restauratore. Un provvedimento che avrebbe dovuto essere emanato entro il 30 ottobre scorso, ma per il quale si profilano tempi piuttosto lunghi, dati i nodi da sciogliere. A cominciare dalla Per l'ultimazione della riforma, occorre inoltre l'emanazione di altri tre regolamenti, ex articolo 29 Dlgs 422004, commi 7, 8 e 9, rispettivamente sui profìli di competenza, sul livello della formazione e sugli enti che possono erogarla. A riguardo, va ricordato che la Corte costituzionale con la sentenza del 13 gennaio 2004, n. 9 ha escluso che le Regioni possano fissare percorsi autonomi di qualificazione per gli operatori del restauro. Per poter fare l'esame di abilitazione per la qualifica di restauratore di beni culturali, occorre dimostrare di aver lavorato «con responsabilità diretta nella gestione tecnica dell'intervento» (articolo 182, comma 1 e I-bis), tramite «atti di data certa anteriore» al 12 maggio 2006:1 sindacati chiedono la riapertura di questo termine, la cui improrogabilità taglie-rebbe fuori secondo le loro stime addirittura 30.000 operatori. «Chiediamo solo che questi lavoratori abbiano la possibilità di sostenere un esame di stato, non vogliamo snaturare una professione», dice Livia Potolicchio, responsabile nazionale della Fillea Restauro. I numeri contestati Ma i restauratori professionali difendono invece la specificità e le peculiarità del proprio mestiere e contestano le cifre dei sindacati. Per l'Ari i conti non tornano. «Le imprese qualificate in OS2 sono 607 su tutto il territorio nazionale - premette il presidente di Ari, Carla Tornasi e il mercato delle gare consiste in circa 5060 procedure aperte all'anno. Per un valore di mercato che può andare dai 20 ai 40 milioni di euro l'anno; 30.000 restauratori costituirebbero uno stipendio mensile di 75 milioni di euro, cioè 900 milioni l'anno: una cifra inverosimile per i lavori pubblici nella categoria OS2, c'è di sicuro uno zero in meno». In effetti, secondo il rapporto Civita, al 2004 in Italia operavano circa 6.000 figure professionali di restauratori fra settore pubblico e privato. «Riaprire i termini - prosegue la Tornasi - alimenterebbe soltanto un mercato parallelo di certificati falsi e rallenterebbe ulteriormente i tempi per lo svolgimento dell'esame, immettendo nel settore personale non realmente qualificato».