Il Comitato d'intesa lancia un appello affinché l'organismo garante dei beni architettonici riveda la sua posizione nei confronti dell'Aism Il parere contrario all'installazione di un ascensore nella Casa del Sole impedisce di procedere con i lavori di ampliamento della struttura Ponte nelle Alpi «E' una vergogna che la Sovrintendenza ai beni architettonici si ostini a bloccare i lavori di recupero dei piani superiori dell'ala est dell'ex Casa del Sole di Ponte nelle Alpi». Esordisce così, tacciando di insensibilità l'organismo veneto, il presidente del Comitato d'intesa tra le associazioni volontaristiche della provincia di Belluno, Giambattista Arrigoni, indignato per le vicende che da troppo tempo si oppongono al completamento della struttura da perecchi anni concessa in comodato dall'Amministrazione provinciale all'Aism, l'associaizone italiana sclerosi multipla. «Ci troviamo di fronte all'assurda posizione assunta dalla Sovrintendenza - spiega Arrigoni - che ancora, e da anni ormai, non concede il suo benestare al progetto di recupero dei piani superiori della struttura. In particolare sta bloccando la realizzazione di quell'ascensore che, per un'opera destinata a disabili motori, costituisce un requisito tanto ovvio quanto inderogabile». Così il Comitato d'Intesa e le associazioni che nel Comitato si riconoscono lanciano un accorato appello alla Soprintendenza, e in particolare all'architetto Cleonice Vecchione, di riconsiderare con maggiore umanità la loro posizione nei confronti di un'opera di grande valore umano e sociale, che di certo non penalizza né l'architettura né l'ambiente. «Se non sarà così - sottolinea il presidente Arrigoni - ancora una volta il Potere dimostrerà la sua insensibilità verso i bisogni della nostra gente». In quei locali dei piani superiori l'Aism intende ampliare i servizi rivolti ai propri pazienti, realizzando così un altro tassello in quest'opera altamente meritoria a sostegno della disabilità che è la Casa del Sole di Ponte nelle Alpi. L'intero piano terra, infatti, è stato da tempo completato con gli aiuti pervenuti all'Aism da molte componenti della comunità bellunese, non ultima la Polizia di Stato, ed è da tempo in uso. Per il recupero dei due piani superiori, invece, destinati alla residenzialità temporanea come "moduli respiro e di recupero" per i malati e i disabili motori dell'intera provincia, il Comitato d'Intesa si era a suo tempo reso interprete delle necessità dell'Aism presso il Comune di Longarone e l'associazione dei superstiti del Vajont.«Il contributo concesso per la ristrutturazione dell'edificio - ricorda Arrigoni - di circa 650 milioni delle vecchie lire derivanti dagli indennizzi del Vajont, venne allora destinato a quell'opera di grande valore solidaritico e di sostegno a disabili di tutta la provincia anche quale espressione di gratitudine di Longarone per l'aiuto ricevuto dopo la catastrofe del 9 ottobre 1963. Si tratta di una destinazione che riveste un profondo valore simbolico, oltre che economico, ma che ad oggi non può essere utilizzata appunto per la mancata concessione del benestare della Sovrintendenza all'installazione dell'ascensore».E non è cosa di poco conto: un ascensore è ausilio fondamentale per gli ammalati di sclerosi multipla che altrimenti sono impossibilitati, o molto in difficoltà, a raggiungere i piani superiori di un edificio. «Pertanto - spiega ancora il presidente del Comitato d'intesa - l'Aism si trova nell'impossibilità di utilizzare il contributo concesso a suo tempo, tanto che il Comune di Longarone sembra oggi orientato a destinare l'ingente somma ad altra analoga e più fattibile iniziativa solidaristica, con buona pace per l'Aism che vedrebbe così definitivamente tramontare un sogno; ma soprattutto per i molti disabili e le loro famiglie che avrebbero potuto usufruirne e beneficiarne».