AGRIGENTO Alla fine sono riusciti a depredare soltanto la chiesa Madre di Racalmuto, fallendo invece il colpo al palazzo del barone La Lomia a Canicattì: anche le rapine in diversi uffici postali della provincia e a una gioielleria sono rimasti solo progetti, grazie alle intercettazioni telefoniche che hanno consentito alla polizia di intervenire in anticipo. Una banda specializzata in furti d'arte è stata bloccata dalle squadre mobili di Agrigento e Palermo. L'operazione è stata ribattezzata "Antiqua". In carcere sono finite dieci persone, mentre altre due sono riuscite a sfuggire alla cattura. Le manette sono scattate ai polsi dei palermitani Girolamo Castiglione, di 31 anni, Andrea Mazara, di 35, Salvatore Giusino, di 44, Michele Trantina, di 49, Francesco Paolo Grano, di 46, Giovanni Caruso, di 35, e Paolo Pace, di 34. Con loro in carcere sono finiti anche Luigi Viola, 40 anni, di Campobello di Licata; Salvatore Aguglia, 58 anni, di Piazza Armerina, e Alessandro La Rosa, catanese di 28 anni. Tutti sono accusati di associazione per delinquere finalizzata ai furti d'arte e alle rapine. Il provvedimento, chiesto dal procuratore di Agrigento Ignazio De Francisci e dal sostituto Luca Sciarretta, porta la firma del gip Walter Carrisi. Le indagini hanno preso le mosse nel 2003, quando la Dda di Palermo indagava su alcuni presunti mafiosi di Ravanusa. Una delle due persone sfuggite alla cattura era stata più volte notata in casa del boss di Ravanusa Luigi Boncori, arrestato nel giugno scorso nell'ambito dell'operazione "Ghost II". Ci andava alla fine di ogni sopralluogo sugli obiettivi presi di mira, come se la banda cercasse l'avallo di Cosa nostra. Tutte e cinque le tele rubate nel settembre del 2004 nella chiesa Madre di Racalmuto sono state recuperate. La più preziosa è una Madonna del Settecento, dipinta da Antonio Gramignani. Secondo quanto è emerso nel corso della conferenza stampa tenuta dal procuratore De Francisci e dai capi della Mobile di Agrigento, Attilio Brucato, e di Palermo, Piero Angeloni, non tutte le tele erano destinate al mercato clandestino dei beni culturali: probabilmente alcune sarebbero state sciolte con l'obiettivo di ricavarne inchiostro per i restauri. A segnalare i luoghi da depredare sarebbe stato Luigi Viola, di Campobello, mentre Salvatore Aguglia, di Piazza Armerina, era l'antiquario che raccoglieva la refurtiva. La banda si serviva poi dei palermitani e dei catanesi per compiere materialmente i raid. Nel caso del furto delle tele nella chiesa Madre di Racalmuto, parte della refurtiva fu ritrovata dopo poco tempo: vennero anche identificati e arrestati due degli autori del furto d'arte. Una vicenda che però poi si è intrecciata con l'indagine della Direzione distrettuale antimafia su alcuni personaggi considerati vicini ai mafiosi operanti tra Campobello di Licata e Ravanusa, feudo di Giuseppe Falsone, il superlatitante ritenuto dagli inquirenti il capomafia più influente della provincia. E infatti uno dei due latitanti era solito frequentare la casa di Luigi Boncori, forse per chiedere consigli e consensi a Cosa nostra. L'indagine promette sviluppi: gli investigatori intendono approfondire i reali rapporti fra i ladri d'arte e i mafiosi.