Insieme agli edifici e al loro destino fatto di pietra, la storia dell'architettura consegna al presente la memoria delle azioni degli uomini che li hanno costruiti, e le modalità del loro operare, la cui conoscenza si rivela un supporto essenziale ai fini della conservazione e valorizzazione dei monumenti stessi. Costituisce un esempio miliare di questa premessa la storia della basilica Vaticana inscindibile da quella della Reverenda Fabbrica di San Pietro, l'istituzione sorta per avviare e condurre il cantiere, e rapidamente divenuta solerte custode delle tecniche e delle tradizioni per la conservazione e la cura della basilica. Per San Pietro quest'anno ricorre una data importante: si celebra infatti i cinquecentenario della fondazione dell'edificic simbolo della Cristianità. È l'aprile del 1506 quando papa Giulio II dà inizio a una delle più titaniche imprese costruttive e spirituali della storia, calandosi personalmente nel profondo scavo di fondazione di un pilone della cupola, precisamente quello che sarà detto della Veronica, dalle reliquie della Santa che vi si conservano, celebrate nel 1640 dalla turbinante statua di Francesco Mochi. Se non sono mancate iniziative di pregio volte a rinnovare questo cruciale anniversario, in primo luogo il convegno internazionale tenutosi a Bonn nella ricorrenza di aprile, colpisce e impensierisce il relativo silenzio della Reverenda Fabbrica di San Pietro Questa prestigiosa istituzione infatti è ancora pienamente operativa e, oggi come nei secoli passati, provvede alla quotidiana manutenzione della Basilica di San Pietro. Eppure la Fabbrica che è stata protagonista nella preparazione della basilica al Grande Giubileo dell'anno 2000, con diffusi restauri, compreso 0 discusso intervento sulla facciata di Carlo Maderno, con una ragguardevole pubblicistica e un apprezzabile sforzo di divulgazione scientifica, oggi sembra distratta, se non assente. La ricorrenza infatti è ricordata solo da una mostra, inaugurata in sordina l'11 ottobre nel braccio di Carlo Magno e praticamente ignorata dai quotidiani. L'esposizione dal titolo pretenzioso ed enigmatico Petros Eni (seguito fortunatamente dalla traduzione Pietro è qui!) sottolinea la figura del Principe degli Apostoli, più che la complessa e affascinante vicenda edilizia della splendida basilica eretta in suo onore, senza peraltro sviluppare nessuno dei due temi. La mostra infatti raccoglie ed espone straordinari capolavori (tra cui la Crocifissione di San Pietro di Caravaggio, poco opportunamente traslata dalla cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo), indugiando sull'eccezionaiità artistica dei manufatti, che restano tuttavia tra loro slegati, senza ricomporsi in un discorso critico unitario. Il cinquecentesimo anniversario della veneranda Basilica poteva essere l'occasione per promuovere insieme alla comunità scientifica intemazionale un confronto sullo stato degli studi oltre che sulla rinnovata attualità dell'architettura sacra; pei aprire una riflessione sul tema del restauro e della manutenzione ordinaria e straordinaria, temi che trovano nella lunga storia di San Pietro termini di confronto particolarmente efficaci e stimolanti. E non è forse casuale che un'analoga disattenzione sembri offuscare anche i recenti interventi operati sul corpo materiale del sacro edificio. E il caso della pulitura della sfera bronzea sulla sommità della cupola: il restauro iniziato nella primavera del 2005, se ha restituito lucentezza al globo sommitale, ha lasciato intatto l'incongruo rivestimento di vernice bianca della grande croce che lo sovrasta, mentre ha ingrigito i mensoloni basamentali, con uno sconcertante effetto maculato. Lascia anche perplessi il procedimento adottato nel «restauro» attuato sul fianco settentrionale della fabbrica, in prossimità della cappella Sistina, dove si sono ignorate le risultanze diagnostiche acquisite in occasione dei lavori giubilali e si è messa in atto quella che i vecchi muratori dell'Urbe chiamano confidenzialmente la «romanella», cioè una sistemata superficiale a pennello, anziché una pulitura scientificamente eseguita. In definitiva, l'impressione che si ha visitando la basilica e i suoi annessi è quella di una disseminazione di cantieri governati dall'occasionalità più che da un progetto organico. È indiscutibile che la cura della basilica vaticana comporti uno sforzo e una responsabilità noncomuni: ogni singola azione è attentamente quanto inevitabilmente osservata dagli storici dell'architettura e dell'arte tutta, e non solo, mentre il numero dei visitatori, così come le dimensioni della fabbrica ne attestano l'eccezionaiità. Tuttavia proprio la centralità della sua storia, non solo religiosa, ma anche concretamente edilizia e costruttiva, che hanno fatto della Reverenda Fabbrica il motore dell'attività edilizia di Roma e un modello per tutto il mondo cristiano, esige che essa sia mantenuta anche oggi all'altezza esemplare della sua tradizione.