È sempre stato un mistero: lui, il grande Caravaggio, la sua vita, i suoi quadri. Un mistero e infinite storie, che arrivano fino ai nostri giorni. Soprattutto intrecciate con i fasti, le grandezze e le miserie della Roma secentesca. Storie di quadri spariti, non identificati, smarriti e poi ritrovati; dipinti e poi "sconfessati" e mai ritrovati: è proprio il caso della "Conversione di San Paolo", la prima versione. Perché la seconda versione, insieme alla "Crocifissione di San Pietro", si trova dal 1605 nella chiesa di Santa Maria del Popolo. E lì torne -rà anche la prima versione della "Conversione", vicino a quella universalmente nota, dopo quattrocento anni; più esattamente tornerà nella cappella Cerasi, luogo per la quale fu commissionata e in cui non arrivò mai, rimandendo consegnata al silenzio della collezione privata della famiglia Odescalchi e creando una nuova leggenda, appunto quella del Caravaggio rifiutato. Invece ora, con l'esposizione dal titolo "Il Caravaggio Odescalchi, le due versioni della Conversione di San Paolo a confronto", si dirada il velo anche su questo mistero durato secoli. L'evento espositivo è stato ideato dalla soprintendente per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico del Lazio Rossella Vodret, e realizzato grazie alla disponibilità della famiglia Ode-scalchi, proprietaria del quadro; si inaugurerà giovedì prossimo, alle ore 18.30, alla presenza del ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli. L'evento diventa anche l'occasione per presentare il restauro della tavola in questione (infatti il dipinto è su tavola, mentre l'altra versione, nella chiesa, è su tela), voluto dagli stessi Odescalchi. La tavola non fu rifiutata dal committente. Il fatto che le prime versioni caravaggesche fossero spesso e volentieri rifiutate era in realtà una storia messa in giro dai suoi numerosi nemici o ex-amici, come il più importante biografo del Caravaggio, quel Giovanni Baglione anche lui artista, sempre in competizione col Caravaggio con cui ha litigato spesso e di cui ha espresso giudizi maligni. L'artista dipinse la prima versione della Conversione su tavola, insieme al suo pendent con la "Crocifissione di San Pietro" oggi sparita, per Tiberio Cerasi, il tesoriere generale della Camera apostolica, cioè il ministro del tesoro del Papa, che all'epoca era Clemente VIII Aldobrandini, per decorare le pareti della sua nuova cappella in S. Maria del Popolo, in restauro sotto la direzione dell'architetto Carlo Maderno. Poi, però, nel 1601 Tiberio Cerasi muore, la committenza passa ai suoi eredi, l'Ospedale della Consolazione, cui la famiglia Cerasi era legata. Come ha spiegato la stessa Vodret, dai documenti sappiamo che vengono pagati due quadri a Caravaggio, ma i due dipinti che dal 1605 sono nella cappella Cerasi non sono su tavo -la bensì su tela. Come mai, allora, il pittore fece un'altra versione, se non c'entra la questione del rifiuto? Caravaggio, forse in accordo con i proprietari, pensò probabilmente a sostituire il dipinto quando, terminati i lavori architettonici nella cappella, si rese conto che l'impianto compositivo della prima versione su tavola non poteva in alcun modo adattarsi al troppo angusto spazio della cappella progettato da Maderno. Il confronto tra le due versioni, non solo potrebbe risolvere il mistero del presunto rifiuto, ma consente anche una collocazione in avanti nel tempo delle versioni su tela, situandole non nel 1601 come si è creduto finora, ma verso il 1603 -1604. Insomma, il genio lombardo si conferma una fonte inestinguibile di casi irrisolti, di bizarrie inestricabili, che dalla vita avventurosa e tragica si sono riversati nelle sue creazioni. Lo dimostra anche un recente caso editoriale, ossia il saggio (che si legge come un romanzo, d'avventura appunto) dell'americano Jonathan Harr, «Il Caravaggio perduto" (Rizzoli) la storia della "Cattura di Cristo", di cui si erano perse le tracce da secoli.
Torna il Caravaggio "rifiutato"
Il quadro "Conversione di San Paolo" di Caravaggio è stato esposto in una mostra a Roma, dove è stato confrontato con una versione simile su tela. La mostra è stata organizzata dalla soprintendente per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico del Lazio Rossella Vodret e dalla famiglia Odescalchi, proprietaria del quadro. Il dipinto è stato realizzato su tavola per Tiberio Cerasi, il tesoriere generale della Camera apostolica, ma non fu rifiutato dal committente. La versione su tela è stata realizzata più tardi, probabilmente per sostituire la versione su tavola a causa di problemi di spazio nella cappella.
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