Paola Antonelli, italiana responsabile dell'area design e architettura del Moma di New York, vuole assemblare e reinterpreta-re tutte le scoperte scientifiche secondo un'idea rivoluzionaria Paola Antonelli, quarant'anni, italiana, responsabile dell'area "design e architettura" del Moma di New York, ha un progetto ambizioso per il museo: assemblare e reintepretare tutte le scoperte scientifiche secondo un'ottica completamente innovativa Milano Se l'Italia non ha ancora un museo del design, uno dei musei più famosi al mondo, il Moma di New York, ha una donna italiana a capo dell'area dedicata al design e all'architettura. E' la quarantenne Paola Antonelli che in questi mesi lavora intensamente ad una mostra che ha l'aria di dover essere qualcosa di molto interessante. "State of Design", questo è suo nome, che aprirà i battenti nel 2008 racconta qual è il rapporto tra le più recenti scoperte scientifiche e il design. Un lavoro tanto lungo e faticoso quanto inedito. «Quello che i designer fanno meglioracconta Antonelli è prendere le rivoluzioni tecnologiche, quelle che rappresentano cambiamenti importanti per la società e tradurli, per renderli utilizzabili dalla gente comune». L'esempio di Internet calza a pennello. Prima che arrivassero i designer grafici a fare l'interfaccia Mosaic, la prima, quella più semplice, seguita da Google, Netscape e via dicendo, Internet era soltanto un insieme di linee di codice, comprensibili solo agli addetti ai lavori. Solo loro sapevano come usarlo. Con la traduzione grafica, Internet si è reso disponibile a tutti. Racconta: «Sto facendo una gran ricerca per vedere quali sono le innovazioni scientifiche che non solo cambieranno il mondo, ma nelle quali i designer possono avere un ruolo decisivo». Sta studiando di tutto, dai nano tubi a come si possono fare le bistecche in vitro senza ammazzare le mucche. Con quale forma le troveremo in vendita al supermercato: quella classica della bistecca oppure cubica o rotonda. Un altro esempio: la diagnostica. In futuro non saranno solo test visivi con raggi di vario genere, ma anche il suono e gli odori. Ci sono cani allenati per fiutare il cancro, annusando l'alito di una persona. Ci sono scienziati che stanno sviluppando macchine, sulla tipologia degli ultrasuoni, che stimolano le cellule ad emettere un suono, in modo da distinguere quelle tumorali da quelle sane. Antonelli sta mettendo insieme un database molto grande di innovazioni scientifiche che possono aprire a importanti cambiamenti nei prossimi anni per vedere quali di queste possono essere sottoposti a bravi designer in modo che ci lavorino sopra. «Sono scoperte scientifiche ancora molto teoriche ma se le dai a un designer veramente in gamba dice possono essere trasformate in modo da poter essere usate ogni giorno». In questi giorni ha finito di far allestire le Gallerie della collezione permanente di design del Moma che aprono in questo mese con una mostra di oggetti che, per dirla in parole semplici, escono belli e pronti dal computer. «Abbiamo deciso di mostrare le acquisizioni di design del Moma che hanno a che fare con questa idea della manifattura via computer» spiega. Sono dodici anni che la bella italiana è la donna del design in questa cattedrale internazionale delle esposizioni. «Un giorno in California, dove insegnavo, vidi un annuncio sul giornale per un posto di curatrice al Moma. Mandai la domanda e mi beccai il posto». In puro stile americano. La sfida per lei, sin dall'inizio, è stata doppia. La prima: fare mostre di design e architettura in uno dei musei internazionali più importanti per l'arte contemporanea. La seconda: far capire al grande pubblico americano che cos'è il design che nella stampa statunitense viene visto solo come una decorazione domestica di lusso e molto costosa. «L'ho fatto con "Capolavori Umili", una piccola mostra nel 2004. E la gente è impazzita». Il design è una passione tutta sua. Non c'entra niente con la storia familiare. Antonelli viene da una famiglia di medici. Il padre chirurgo e la madre medico generico. Nata in Sardegna, da genitori sardi è cresciuta a Milano. Le sono sempre piaciute le cose complicate. Da piccola voleva fare l'astronauta. Quando faceva il liceo classico voleva fare astrofisica e fisica nucleare. Per un paio d'anni studia alla Bocconi discipline economico sociale, ma si accorge che non è la sua strada e si iscrive ad architettura, al Politecnico. «Mi ero accorta che la mia lente ideale per guardare il mondo era quella del design». Anche in quel caso aveva fatto un piano di studi serioso, difficile, pieno di esami di matematica. Ne esce laureata in architettura. E di quel periodo si ricorda soprattutto le lezioni del grande Castiglioni, maestro del design italiano. «Le sue lezioni raccontaerano delle vere performance. Arrivava in aula con un borsone in pelle, tipo medico condotto di campagna, e tirava fuori le cose più incredibili. Una volta arrivò con uno sgabello per mungere le mucche fatto in legno e cuoio. Saltò sulla cattedra e cominciò a far finta di mungere una mucca immaginaria. Fu una scena che non dimenticherò mai. Voleva spiegarci, in un modo molto originale, che anche gli oggetti più semplici e banali, se visti da una nuova prospettiva, assumono tutto un altro significato». E poi i primi lavori in Italia e l'esperienza americana. Non si può evitare di chiedere a lei che lavora a New York e al Moma, come vede la relazione tra Italia e musei. «E' vero che i musei newyorchesi sono molto più organizzati e di successo di quelli italiani, ma certo non subiscono la loro competizione molto più diffusa sul territorio. Se vai a Milano e Firenze, puoi scegliere se visitare cattedrali, architetture e musei. A New York non c'è molta scelta. Arrivi e vai a vederti l'Empire State Building una volta andavi anche al World Trade Center e poi vai ai musei che, per forza di cose, sono le vere cattedrali di New York, con in più il vantaggio di essere completamente nelle mani dei privati».
MOMA. Il futuro del mondo visto dai designer
Paola Antonelli, responsabile dell'area design e architettura del Moma di New York, sta lavorando a una mostra che unirà le scoperte scientifiche più recenti con il design. Il suo obiettivo è trasformare le scoperte scientifiche in oggetti utilizzabili dalla gente comune. Ha finito di allestire le Gallerie della collezione permanente di design del Moma e sta creando un database di innovazioni scientifiche che possono essere sottoposte a designer per essere trasformate in oggetti utili. La mostra, intitolata "State of Design", aprirà nel 2008 e racconterà il rapporto tra le scoperte scientifiche e il design.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo