Ideare itinerari originali, valorizzare le potenzialità turistiche del territorio, applicare le strategie del marketing al patrimonio artistico. Una volta gli sbocchi "naturali" per un laureato in Conservazione dei beni culturali erano quelli di archeologo, bibliotecario, storico dell'arte. Oggi gli orizzonti si sono allargati. L'indiscutibile ampiezza del patrimonio artistico, storico e paesaggistico del nostro Paese offre tante opportunità di lavoro. Anche se il quadro occupazionale del settore non è così confortante. Secondo i dati di Almalaurea, il consorzio che raggruppa 49 atenei, a un anno dal conseguimento del titolo lavora 1152 dei laureati in Conservazione dei beni culturali, il 34 continua a studiare, l'8 cerca un impiego. Va un po' meglio ai dottori in Scienze del turismo: il 57 lavora, il 19 prosegue con la specialistica, ma il 17 è senza occupazione. È c'è anche da considerare il fatto che le imprese del settore finora si sono dimostrate poco propense ad assumere candidati con la laurea in tasca. Secondo il sistema informativo Excelsior di Unioncamere, i laureati rappresentano meno dell'1delle assunzioni totali pro-grammate per quest'anno da alberghi, ristoranti e aziende turisti-che. Nonostante ciò l'offerta formativa risulta consistente: una ricerca commissionata da Campus-Studi del Medirettraneo, Promo Pa e Fondazione Romagnosi fotografa una realtà fatta di 115 corsi di laurea (98 triennali e 17 specialistici) in 74 atenei, più 68 master e 16 corsi di specializzazione. Gli ambiti sono i più disparati: beni archeologici, storico-artistici, archivistici e librari, restauro, beni musicali, teatro e spettacolo. Un giovane laureato triennale, spesso si trova di fronte alla possibilità di incarichi temporanei, che a seconda dell'indirizzo scelto, possono portare all'interno di biblioteche 0 archivi in veste di "catalogatore". Oppure nei musei etnografici, in quelli del vino, delle tradizioni locali, o coinvolti in una delle tante iniziative culturali che a seguito di una serie di modifiche normative sono oggi promosse dagli enti locali. «Molti laureati in ambito artistico o archeologico sottolinea Filippo Maria Carinci, preside della facoltà di Lettere dell'Università Ca' Foscari di Venezia, si costituiscono in cooperative che prestano la loro attività in occasione di mostre o festival culturali, oppure per le Soprintendenze. Ma si tratta di incarichi a tempo determinato: proprio questi enti da anni non bandiscono concorsi per assumere personale in pianta stabile». Altri possibili sbocchi riguardano la musicologia e la storia e conservazione dei beni teatrali, cinematografici e televisivi. «Mentre i] primo percorso spiega Alberto Bentoglio, docente di Storia del teatro e dello spettacolo alla Statale di Milano è in gran parte seguito da studenti del Conservatorio, il secondo offre opportunità in sale teatrali e cinematografiche per seguire gli aspetti organizzativi e la comunicazione, oppure a stretto contatto conia direzione artistica». Appuntamento di Lucca Dei mestieri del turismo si parlerà giovedì e venerdì in occasione del convegno di Promo Pa sui sistemi turistico-culturali integrati