Città divisa sulla proposta Giavazzi. Il patriarca: sì all'aumento degli studenti stranieri VENEZIA Avviata allo spopolamento e quindi destinata a morte certa, non solo a causa delle temute alluvioni come quella del 1966: il j'accuse sull'agonia di Venezia lanciato da Francesco Giavazzi ha sortito l'effetto di un pugno ben assestato. Se non s'inverte la tendenza è la provocazione dell'economista inutile continuare a foraggiarla. Ha già avuto troppo. «Giusto grido d'allarme; che serva a dare la sveglia», plaude il professor Ignazio Musu, eminente personalità della società civile della Serenissima: «I toni dell'editoriale sono piuttosto duri. Ma la realtà è quella descritta». Prima voce in sintonia con Giavazzi, dunque. Altre dissentono. Altre ancora approvano o dissentono con riserva. Fatto sta che il caso Venezia continua a suscitare discussioni. Forse troppe. Fermo restando che la salvezza della Serenissima non è problema ordinario. Dalle acque alte alla fuga degli abitanti dal centro storico (residenti a quota 60.000), alla mancanza di servizi, al turismo invadente, tutto sembra congiurare contro questo «patrimonio dell'Umanità». «Forse Giavazzi non conosce i dettagli della vita in Laguna osserva Pier Francesco Ghetti, rettore di Ca' Foscari . Ma la sua posizione dimostra amore per la città. Poiché sono alla guida di un'università, convengo con l'idea che la popolazione studentesca possa contribuire alla rinascita. Oggi, su 30.000 universitari, solo 4.000 vivono qui. Dobbiamo attraine molti di più, ma se non si creano servizi (alloggi adeguati, sale cinematografiche, negozi e altro) l'appeal è scarso. Aggiungo che un'indagine recente ha rivelato che altri 5.000 studenti abiterebbero a Venezia; se trovassero una sistemazione». Sulla stessa linea il patriarca, monsignor Angelo Scola, che, nel corso di un convegno, ha denunciato lo spopolamento: «Se gli studenti stranieri arrivano, da turisti, a vedere San Marco, perché non scegliere questa città per i corsi universitari?». «I giovani sono un'ottima risorsa dice Arrigo Cipriani, patron dell'Harry's Bar . Ma sul resto Giavazzi non mi piace. Mi riferisco in particolare alla questione del Mose, che dovrebbe salvare Venezia dalle acque alte. Io sto con il sindaco Cacciari che chiede approfondimenti e alternative. Se le dighe mobili ci fossero state nel '66, avremmo avuto l'acqua alta 1 metro e 60, invece che 1 e 97. Cha razza di difesa è?». Al contrario di Cipriani, l'unica cosa del discorso di Giavazzi che convince l'editore Cesare de Michelis è proprio il Mose: «Per il resto, l'economista è fuoristrada. Anzi, fuori tempo. Riprende gli argomenti di Montanelli e di Visentini, che hanno prodotto più danni che vantaggi». L'avvocato Alfredo Bianchini, già presidente dell'Ateneo Veneto, premette: «Le cose negative evidenziate da Giavazzi le sappiamo a memoria». E aggiunge: «Occorre capire quel che si deve fare. Trovare cioè uno scopo a questa città, che, dal '45 in poi, non ha espresso una classe dirigente all'altezza». Augusto Salvadori, assessore al Turismo e al Decoro, respinge le accuse e lancia due proposte: una legge che impedisca il trasferimento dal centro storico degli uffici pubblici e la candidatura di Venezia a sede di un'Agenzia europea. Torna al punto cruciale Gherardo Ortalli, docente di Storia Medioevale: «Soldi ne sono arrivati tanti ma non si è saputo esprimere un progetto. Dall'800 in avanti, Venezia è stata depauperata fino a diventare un contenitore vuoto. Se questo è il risultato, che cosa si deve finanziare ancora?».
Mai più fondi per salvare Venezia? Grido d'allarme per dare la sveglia
L'economista Francesco Giavazzi ha lanciato un "j'accuse" contro la città di Venezia, accusandola di essere destinata a morte certa a causa dello spopolamento e delle temute alluvioni. Il patriarca Angelo Scola e il rettore di Ca' Foscari Pier Francesco Ghetti hanno difeso la città, sottolineando l'importanza di attrarre più studenti stranieri e di creare servizi per loro. Altri hanno espresso disaccordo con Giavazzi, come l'avvocato Alfredo Bianchini e l'assessore al Turismo Augusto Salvadori, che hanno proposto soluzioni per salvare la città. Gherardo Ortalli ha criticato la mancanza di progetti e di finanziamenti per Venezia.
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