Una città è fatta di case e palazzi, di strade e cortili, di campanili e fontane. Una città parla a chi sa ascoltarla. Racconta la storia e le storie: macrostoria e microstorie. Una città è fatta dalla capacità della sua gente di respirane e viverne ogni angolo, di scrutarne ogni pietra. E di meravigliarsi anche delle cose più piccole, semplici, a prima vista insignificanti. E' così anche per Corleone. Ogni angolo ha la sua storia da raccontare, ogni strada ed ogni cortile parlano a chi sa ascoltarli, ogni campanile batte nel petto di chi ha un cuore, ogni pietra stupisce chi sa guardarla con occhi incantati. E non sono solo racconti di violenze e di morti ammazzati. Infatti, questa città del cuore interno dell'isola, prima ancora di essere la «Tompstone» (pietra tombale), dove Cosa Nostra "seppelliva" i suoi nemici o i suoi ex amici, è stata una delle 40 città demaniali della Sicilia, scrivendo gloriose pagine di storia durante la guerra del Vespro (1282), nel Risorgimento (1848-60) e nel corso delle lotte contadine di fine '800, del primo ventennio del '900 e nel secondo dopoguerra. Per diversi secoli, Corleone fu una città fortificata, con un'imponente cinta muraria e ben otto porte, l'ultima della quale, la porta delle «Buccerie», fu abbattuta intorno al 1882, per consentire di allargare la strada e renderla più adatta all'accresciuto volume di traffico. Della cinta muraria e delle mitiche porte di Corleone si sapeva ben poco fino a tre anni fa. Se adesso ne sappiamo di più è grazie all'opera postuma («La cinta muraria di Corleone», edizioni Palladium, Corleone, 2003) del professore Leoluca Pollara, cultore di storia locale ed appassionato di archeologia, scomparso prematuramente il 9 marzo del 2000. Pollara, scrive Ferdinando Maurici, nella presentazione del volume, «raccolse tutte le fonti scritte, edite ed inedite, relative alle mura e alle porte di Corleone, poi passò al setaccio le fonti iconografiche, mappe, vecchie foto, stampe, quadri, ascoltò i ricordi dei concittadini, cernì la toponomastica indicativa e cercò materialmente, fuori e dentro le case di Corleone, i tratti superstiti della cinta». I risultati sono stati eccellenti: la città, che aveva perso le sue mura medievali, adesso le ha ritrovate, grazie al lavoro meritorio di questo storico locale. Pollara, col suo paziente lavoro di ricerca, ha ricostruito il percorso dell'intera cinta muraria di Corleone. che partiva dal Castello Superiore (castello soprano), abbracciava l'intera città, compreso il Castello Inferiore (castello sottano), per richiudersi sull'altro versante dello stesso Castello Superiore. Una cerchia muraria che si estendeva per circa 3 chilometri e 730 metri, il cui spessore era mediamente di due metri e la cui altezza raggiungeva i sei-otto metri. «Per quanto riguarda la tecnica costruttiva scrive Pollara analizzando alcuni tratti di mura, si può notare che i blocchi di pietra, quasi mai squadrati, non venivano posti in opera in linea continua, ma ciascuno in posizione sfasata, così che, se si riusciva a smuovere una pietra, difficilmente si poteva togliere la successiva». Il primo documento (riportato dallo storico francese Huillard Brèholles) dove si parla di Corleone come di una città fortificata è datato Cremona, 20 febbraio 1247. C'è chi ha sollevato dubbi sull'autenticità della data di emanazione di questo documento, ma, anno più anno meno, è certo che già nel XIII secolo Corleone era considerata una città ricca, popolata e fortificata, adatta a resistere agli assalti nemici. Ed è altrettanto certo che, a renderla tale, fu una colonia di lombardi, guidata da Oddone De Camerana, a cui l'imperatore Federico II di Svevia, con privilegio dato a Brescia nel novembre del 1237, concesse di ripopolare la città, dopo la cacciata degli Arabi. Questi lombardi provenivano, allora, dall'Oltrepò pavese, una zona compresa tra l'attuale Lombardia e il Piemonte. In un primo momento, questi si erano stabiliti a Scopello (l'odierna Paceco), ma poi chiesero ed ottennero dall'imperatore di potersi trasferire a Corleone, perché la città del trapanese era troppo esposta alle scorrerie dei pirati. In pochi anni, quella colonia proveniente dal Nord e quel che era rimasto della popolazione indigena si fusero in un unico popolo. E fu così che nelle vene dei corleonesi cominciò a scorrere sangue lombardo.
Corleone. Tanta storia nelle mura ritrovate
Corleone è una città della Sicilia con una ricca storia e una cinta muraria medievale. La città fu fondata dai lombardi guidati da Oddone De Camerana, che ricevettero il privilegio di ripopolare la città dall'imperatore Federico II di Svevia nel 1237. La cinta muraria, che circonda la città, è stata ricostruita grazie all'opera di Leoluca Pollara, un professore locale che ha analizzato fonti scritte e iconografiche per ricostruire il percorso dell'intera cinta. La cinta muraria è lunga circa 3 chilometri e 730 metri e ha un spessore di due metri, con blocchi di pietra posti in posizione sfasata per rendere difficile la sua demolizione.
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