Il rinvenimento Ricoperte da una lastra, venute alla luce durante i lavori per l'energia elettrica Riecco l'oro di Ascoli, in valle Castagna reperti del IV a. C. Il sottosuolo di Ascoli si conferma una grande «miniera archeologica». Questa volta a venir fuori da uno scavo per l'allacciamento di energia elettrica, in località valle Castagna sono state tre tombe daune risalenti al IV secolo a.C., ricoperte da una lastra in arenaria sporgente sul piano stradale, che finora non erano state notate da alcuno. Trentadue i vasi ceramici raccolti; ma i reperti più pregiati sono stati rinvenuti nell'ultima tomba di tipo a fossa con copertura a cappuccio in tegolame, da cui sono stati estratti diciannove reperti in ceramica: una coppia di Epikysis, uno skyphos, e altri vasi ceramici importati dall'antica Egnazia. Inoltre, posto ad incastro vicino alle lastre, c'era un giavellotto in ferro con punta larga, che non serviva solo come arma di difesa, ma anche come riconoscimento del sesso del defunto. La scoperta la sideve a due dipendenti della Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia, Rosario Sarcone e Franco Racano, che per l'ennesima volta hanno individuato strutture archeologiche nel territorio di Ascoli Satriano in un terreno stratigrafico molto complesso. «Sicuramente l'insediamento di Ausculum è molto esteso non solo come area cimiteriale ma anche come insediamento abitativo, dove molti reperti sono stati rinvenuti nelle tombe, di pregiata fattura. Sono circa dieci anni che vengono fatti molti interventi di recupero, e quindi il tasso di reperti archeologici è molto elevato», commenta la dottoressa Marisa Corrente, responsabile della Soprintendenza, che fa rilevare criticamente come « purtroppo, anche se i reperti sono asportati dagli scavi, saranno sempre lasciati in cassette, pieni di terra e immagazzinati, perché in quest'ultimo periodo il nostro personale addetto al restauro e poco. Ma anche i laboratori di restauro a Foggia e ad Ascoli non sono ancora attivi, e anche se si volesse mandare il personale in missione, non ci sarebbe alcun finanziamento in modo che i reperti non siano pronti per una eventuale esposizione. In particolare, cito un reperto che Ascoli dovrebbe ammirare in tutta la sua bellezza: il famoso bracciale in lamina d'argento sbalzata, che proviene da una tomba della zona del pre parco di Ascoli. Questo bracciale è di un estrema delicatezza. Ora si trova in uno scatolotto, tutto sporco di terra e con alcune lesioni. Se questo bracciale venisse restaurato, Ascoli avrebbe uno dei pezzi unici della storia della daunia antica. Ma se il restauro non avviene, questo bracciale rimarrà sempre a pezzettini in uno scatolotto e si continuerà a guardare le solite cose». Insomma, nonostante dal sottosuolo di Ascoli continui ad emergere un vero e proprio tesoro archeologico, il problema grosso rimane quello della valorizzazione dei reperti e di un serio progetto che li renda fruibili al turismo culturale. «Noi daremo sempre il nostro contributo per l'arricchimento dell'indagine archeologica; perché questa amministrazione da circa venti anni ha lanciato una scommessa per il suo sviluppo e il suo progresso, dove la ricerca archeologica ha una grossa voce in capitolo», cerca di rassicurare il primo cittadino di Ascoli, Antonio Rolla. Antonio Blasotta 05112006 Ma la Corrente (soprintendenza) denuncia: «I reperti restano nelle cassette piene di terra, perché in quest'ultimo periodo il nostro personale addetto al restauro e poco»