La proposta in Finanziaria della reintroduzione dell'imposta di soggiorno richiede una riflessione attenta. L'incremento dell'offerta di beni e attività culturali nelle città d'arte indispensabile per poter competere sul mercato turistico globale implica un sempre maggiore fabbisogno economico da parte dei gestori. Perché la gestione di un museo, di un teatro o di un auditorium non riesce interamente ad autofinanziarsi e necessita di forme di sussidio pubblico (sistema europeo) o privato (sistema anglosassone). In altre parole la gestione economica del bene culturale è no profit, mentre il sistema macroeconomico generato dall'indotto turistico nelle città d'arte è molto redditizio. Ma il prodotto turistico-culturale dipende in misura determinante dal «valore» intrinseco del patrimonio culturale e dalla sua «valorizzazione». I turisti vengono a Roma per visitare i suoi monumenti e le sue bellezze artistiche e, da qualche anno, per le attività culturali che si svolgono. Il sistema costi-benefici associato a questo prodotto turistico è, però, largamente iniquo. Il soggetto pubblico che valorizza il patrimonio riceve i biglietti dei musei, che coprono una piccola parte dei costi. Mentre alberghi, ristoranti, agenzie, commercio, tour operator, ecc. non sostengono alcun costo specifico per finanziare il «valore» del loro prodotto e godono, quindi, di grandissime esternalità positive che non indennizzano in alcun modo al resto della società. È quindi quanto mal opportuno ragionare sulle forme di finanziamento del settore. Una può essere la reintroduzione, riveduta e corretta, della vecchia imposta di soggiorno in una tassa di scopo come prevede la proposta di finanziaria. Il turista che soggiorna in un dato luogo gode di servizi pubblici senza essere assoggettato al tributi locali pagati dai residenti. Anche con imposte molto limitate (un euro per giorno di presenza), tali da non incidere assolutamente sulla competitività del sistema, le entrate sarebbero molto significative. Inoltre, non andrebbe ad aumentare il carico fiscale dei residenti. A differenza della precedente imposta di soggiorno dovrebbe però essere interamente finalizzata allo sviluppo del sistema turistico locale. Ma insieme a questa si può e si deve pensare ad altre forme di cooperazione pubblico-privato, anche per evitare il rischio, sempre presente, di scaricare ogni costo sui consumatori. In questo senso Roma ha sperimentato un modello del tutto innovativo. Da qualche anno la Camera di Commercio presieduta da Andrea Mondello sta svolgendo un molo di assoluta importanza nel potenziamento del sistema culturale della città. Ha investito 25 milioni di euro nello startup dell'Auditorium, sostiene ogni anno la Notte Bianca, ha scommesso 2,5 milioni di euro sulla nuova Festa del Cinema, sostiene le istituzioni culturali della città, per citare solo alcuni tra i principali interventi. Questi contributi sono stati determinanti per il successo delle iniziative e dello sviluppo del turismo della città. E' un esempio concreto di quello che può fare il sistema imprenditoriale di una città per riequilibrare il rapporto costi pubblicibenefici privati e rafforzare il sistema turistico di una città d'arte.
Tassa di soggiorno, un'opportunità per le città d'arte
La proposta di reintrodurre l'imposta di soggiorno in Finanziaria richiede una riflessione attenta. L'incremento dell'offerta di beni e attività culturali nelle città d'arte implica un maggiore fabbisogno economico da parte dei gestori. La gestione economica del bene culturale è no-profit, mentre il sistema macroeconomico generato dall'indotto turistico è redditizio. Il prodotto turistico-culturale dipende dal valore intrinseco del patrimonio culturale e dalla sua valorizzazione.
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