Tassa di soggiorno, da uno a cinque euro a notte per i turisti che soggiornano a Roma. La possibile introduzione della norma in Finanziaria, con il Campidoglio favorevole a un provvedimento che porterebbe alle casse comunali 50 milioni l'anno, si scontra con un vasto fronte del «no»: politico e di categoria (albergatori, commercianti). «Due anni fa abbiamo inserito il provvedimento nel documento di programmazione finanziaria del Comune, ora valuteremo come applicano al termine dell'iter parlamentare», aveva detto nei giorni scorsi l'assessore capitolino al Bilancio Marco Causi. Sulla questione, in Campidoglio, ora preferiscono non intervenire. Si sa che sono in corso incontri tecnici ai quali partecipano i rappresentanti di vari comuni, per studiare una strategia unitaria in vista di una Finanziaria che potrà essere oggetto di emendamenti (trasversali) soppressivi o di modifica. Le risorse reperite con la nuova tassa, va ricordato, sarebbero destinate al recupero dei centri storici e alla manutenzione urbana (e i cinque euro in più sono l'ipotesi per chi alloggia in hotel a 5 stelle). Il principio che la ispira, per i promotori, è quello di non far pagare nulla ai romani, che pure gli effetti del turismo subiscono (e pagano) e qualche spicciolo a chi della città usufruisce. Da sempre frenano le associazioni degli albergatori, favorevoli semmai (proposta di Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi) a un contributo volontario da destinare al mantenimento dei beni culturali. Contraria anche l'opposizione in Comune. Per il capogruppo di Fi Michele Baldi «il provvedimento non è da bocciare, ma da rinviare a data da destinarsi. A quando, al di là dei clamori mediatici, Roma sarà davvero in grado di offrire servizi che offrono altre capitali europee. Strade pulite, niente buche, varie linee di metrò. La verità è che Roma non ha ancora una capacità attrattiva fuori dalle logiche di concorrenza. Piuttosto, si intervenga su una migliore valorizzazione del patrimonio culturale. All'estero si paga anche per vedere una sequoia, se ben tenuta». Tra i «no», Cesare Pambianchi, presidente Confcommercio Roma: «Ci si incammina per una strada pericolosa: città a pagamento, strade a pagamento, tra un p0' aria a pagamento. vogliamo aggredire i turisti con altri oneri? Bene, aumentiamo i prezzi delle camere. Così favoriamo altri paesi in competizione. Se si devono far quadrare i bilanci occorre piuttosto tagliare le spese. Il turismo a Roma è in crescita, non freniamolo con ritorni al Medioevo. Divise le associazioni dei consumatori. Favorevole Cittadinanza Attiva. Contrario il presidente del Codacons Carlo Rienzi: «La tassa non colpisce solo i turisti, ma tutti i non residenti. Pagherebbe anche chi a Roma soggiorna per lavoro, o famiglie che decidono di passare un week end in città».