Venezia, finalmente il museo Vedova Meglio tardi che mai. Dopo 15 anni dal concepimento dell'idea, e appena dopo la morte dell'artista, una buona notizia si è levata dalla laguna: Emilio Vedova avrà il suo museo a Venezia. Progetto che inizierà a vedere la luce dalla prossima primavera. La sede, già scelta illo tempore, sarà quella dei Magazzini del Sale alle Zattere, la cui ristrutturazione, già disegnata da Renzo Piano, dovrebbe venire a costare poco meno di un milione e mezzo di euro. Superate le lunghissime complicazioni burocratiche anche grazie all'intervento del sindaco Cacciari ci tengono a far sapere la Fondazione Vedova è riuscita ad ottenere l'obiettivo a cui teneva di più: mostrare al pubblico i luoghi nei quali il maestro ha lavorato e vissuto annettendo prima lo studio e in un momento successivo la casa privata alle sale dell'esposizione pubblica. Oltre alla mostra permanente, poi, nascerà presto anche un centro studi dedicato all'approfondimento dei lavori e della vita dell'artista che nel '47 stracciò la tessera del Pci in rotta con Togliatti che in segno di disprezzo per l'arte astratta, pubblicò in una rivista uno dei suoi quadri capovolti. Vira burrascosa e carattere spigoloso, Vedova non ha mai nascosto il suo rapporto di odio e amore con la città natale: «Non è certo Venezia con le sue Biennali che mi ha fatto conoscere in tutto il mondo", diceva, «anche se la mia venezianità, lo confesso, me la porto sempre dentro". Mi si è decomposto lo squalo La notizia ha trovato spazio nella sezione "restauro" del Giornale dell'Arte. Bizzarro, giacché si tratta di una giovane opera di Damien Hirst, eppure azzeccato. Presente lo squalo in formaldeide che Cohen ha comprato da Saatchi 2 anni fa per la modica cifretta di 6 milioni e mezzo di sterline? La natura fa il suo corso, bellezza, e il pesce, letteralmente, puzza. È in decomposizione. Il che non deve essere certo una gioia per l'olfatto. Di fronte al quale anche l'estetica lo squalo si sta deformando passa decisamente in secondo piano. Questione di chimica: la formaldeide avrebbe dovuto essere iniettata in profondità e invece, pare, ne è stata irrorata solo la parte più superficiale. Sembra però che artista, compratore e mediatore si siano già accordati per una soluzione: sostituire lo squalo con un altro animale della stessa grandezza. «E un'opera concettuale», spiegano, «che male c'è?". Il senso, in pratica, non andrebbe perduto. Ma il lavoro potrebbe considerarsi ancora integro? E originale? E quanto al suo valore? La questione casca a pennello, genere caso scuola, nel bel mezzo di un dibattito sulla conservazione dell'arte contemporanea. E sull'opportunità, se vogliamo, di far ricorso a materiali naturalmente deperibili (oltre alle carcasse, vedi sangue e uova e sterco eccetera). Critici e storici, attendiamo il responso. Anzi, è chi ha comprato questi lavori pagandoli cifre stellari, ad aspettare il responso. Purché arrivi in fretta, prima dello sgretolamento, liquefazione, decomposizione... Londra, anche il VA affitta le opere Troppi quadri, poco spazio. Come uscirne? Proponendoli in affitto. Così da guadagnare denaro da investire in altre acquisizioni, magari più interessanti. L'idea è balenata in mente al direttore del Victoria and Albert Museum Mark Jones, che pensa di presentare la proposta ai suoi collaboratori entro il prossimo anno. Con i suoi 2000 dipinti, quella del VA è la terza collezione più consistente dell'Inghilterra, peccato però che nelle gallerie appena restaurate vi sia posto solo per 170 tele. Le altre? In magazzino, nell'attesa del proprio turno per l'ora d'aria. Già ora, per la verità, le tele conservate possono essere viste su appuntamento e prese in affitto da altri musei, ma Jones ha intenzione di sperimentare l'affitto a lungo termine a favore di privati. Una cessione temporanea, in modo da poter rientrare in possesso del quadro all'occorrenza e per tutelare, diciamo così, anche il privato "stufo" della sua opera. I gusti cambiano, che c'è di male? La difficile vita del Pigorini di Roma Si può campare con 500mila euro l'anno? Se a tirare avanti con questa cifra deve essere un museo, no. Però il Pigorini di Roma ci prova. Il museo di etnologia e arte extraeuropea, negli ultimi 10 anni ha visto le sue risorse diminuire dell'so per cento. Finanziaria dopo Finanziaria, è stato un vortice di tagli: tagli del personale (da 90 a 62), tagli degli specialisti (da 11 a 6), tagli dell'orario di apertura (solo fino alle 14) e tagli, va da sè, del numero di biglietti staccati (30-4Omila euro ogni anno). Per salvarne le sorti, da tempo si parla della fusione del Pigorini con il Mnatp (Museo popolare delle arti e tradizioni popolari) ma, come accade spesso in questo settore, le buone intenzioni restano sempre lettera morta. La direttrice Fugazzola Delpino non si perde d'animo, e si aggiunge alla lunghissima lista di quanti attendono l'intervento salvifico del ministro Rutelli. Una curiosità, l'omologo francese del Pigorini, il Quai Branly di Parigi, riceve un finanziamento annuo di 50 milioni di euro.
Arte Potere. Storie di quelli che contano nei Beni culturali
Il museo Vedova Meglio a Venezia sarà finalmente inaugurato dopo 15 anni di progetto. La sede sarà i Magazzini del Sale alle Zattere, con una ristrutturazione che dovrebbe costare 1,5 milioni di euro. La Fondazione Vedova ha ottenuto l'obiettivo di mostrare i luoghi in cui il maestro ha lavorato e vissuto. Inoltre, nascerà un centro studi per approfondire i lavori e la vita dell'artista. La mostra permanente sarà accompagnata da una mostra di opere di Damien Hirst, compresa la sua opera "squalo" in formaldeide, che è in decomposizione. L'artista e il compratore si sono accordati per sostituire lo squalo con un altro animale della stessa grandezza.
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