Il quinquennio horribilis è finito. Dopo il 2001 e l'attentato alle torri gemelle, finalmente torna in cifra positiva il turismo anche in Campania. Ma se il dato riguarda il comparto nel suo complesso, l'arte e i beni culturali non hanno mai dato pensieri agli operatori. I numeri del turismo culturale, specialmente diretto ai siti archeologici, ai complessi monumentali, ai musei e alle pinacoteche, ha fatto registrare da anni un rassicurante trend di crescita. «Negli anni difficili per il turismo, il segmento culturale ha visto una crescita costante - ha recentemente ricordato l'assessore regionale Marco Di Lello agli stati generali del turismo che si sono svolti proprio a Paestum -: siamo passati da 4,4 milioni dei primi 9 mesi del 2004 ai 4,5 del 2005 ai 4,7 di quest'anno». È stato un periodo in cui comunque le istituzioni pubbliche hanno davvero affiancato i privati e non hanno lasciato nulla di intentato nella promozione. Mostre senza precedenti e di livello assoluto, iniziative sui parchi archeologici (dall'illuminazione di templi e scavi, fino ai grandi eventi culturali), ottenendo i risultati sul piano delle presenze che si attendevano da anni. Ha funzionato il sistema Artecard e la Società campana per i beni culturali, dalla quale grandi nomi dell'industria culturale italiana hanno deciso di acquisire quote. Ed entro la fine dell'anno alla Regione arriverà dal ministero per i Beni culturali l'incarico di gestire altri importanti siti. Una scelta strategica che sembra essere in linea anche con i gusti e gli interessi di chi frequenta la Campania. A leggere i dati sulle presenze registrate lo scorso anno, pare che le località di interesse culturale siano capaci di registrare una permanenza media elevata dei turisti: 9 giorni a Paestum e nel Cilento, 7 giorni nei Campi Flegrei con Ischia e Procida. Significa che certo le qualità ambientali sono uno dei principali attratori di queste aree geografiche, ma giocano un ruolo anche le presenze di testimonianze storico-culturali-archeologiche di straordinario valore. Il peregrinare tra "non luoghi" di cui parla Marc Augè non suggestiona i turisti che scelgono la Campania: e Pompei e Paestum, Ercolano ed Elea non sono certo luoghi comuni del turismo culturale. Una visita alla casa dei Vettii, ad Oplontis, al tempio di Cerere, sono un'emozione che nel tempo, da Goethe a Freud, nessun intellettuale ha voluto perdere. E i mercati mondiali, anche quelli di India e Cina, non sono meno sensibili alle suggestioni culturali del Vecchio Continente, alle mete senza tempo del Mediterraneo, culla di civiltà. All'Expò 2005 in Giappone, il satiro danzante attribuito a Prassitele, la statuetta di 20 centimetri ritrovata in fondo allo Stretto di Sicilia, attirò migliaia di persone: file di ore per poter visitare il padiglione Italia. Le mostre sull'archeologia italiana che girano il mondo sono considerate dai mass media e dal pubblico sempre un evento imperdibile. La Borsa del turismo archeologico di Paestum raccoglie queste sollecitazioni, le indirizza, le amplifica, senza venire mai meno al taglio culturale e della ricerca. Si scambiano pacchetti tra tour operator specializzati, si conquistano rapporti nuovi; ma si tiene conto dell'aspetto della ricerca e del lavoro sul campo degli archeologi che, anche grazie al fascinoso lavoro che svolgono, sono splendidi veicoli "pubblicitari" delle principali mete del turismo archeologico mondiale (il contributo scientifico alla scoperta di luoghi come Paestum o Ebla da parte di studiosi "visionari" come Zanotti Bianco e Paolo Matthiae esigerebbe che i loro volti e le loro biografie venissero fatti conoscere ai turisti facendoli diventare - se non si rischiasse il paradosso - "testimonial" delle proprie scoperte). Senza mai dimenticare il ruolo che la cultura riesce ad avere finanche nel campo della distensione internazionale, quando si aprono campi di scavo e indagine nei paesi mediorientali per non disperdere il patrimonio archeologico di interesse dell'umanità. Temi che l'anno scorso vennero sottolineati con il Paese ospite che fu la Siria e che quest'anno verranno ribaditi nel confronto Italia-Grecia, due aree che condividono una matrice culturale indissolubile. A Paestum si discute di valorizzazione turistica e di difesa del patrimonio culturale; gli allarmi che da Unesco e altre organizzazioni periodicamente arrivano sullo stato di salute dei grandi siti archeologi mondiali, qui non viene mai dimenticato: turisti sì, ma rispettosi e competenti. Nei templi degli dei, sulle orme della storia, si proceda in punta di piedi.
Dal mito al web: così si comunica la cultura
Il turismo culturale in Campania ha registrato un trend di crescita costante negli ultimi anni, con un aumento delle presenze di 4,4 milioni nel 2004 a 4,5 milioni nel 2005 e 4,7 milioni nel 2006. Le istituzioni pubbliche e private hanno lavorato insieme per promuovere la cultura e i beni culturali, con iniziative come mostre e eventi culturali, e la creazione di pacchetti turistici specializzati. Le località di interesse culturale come Paestum e il Cilento hanno registrato una permanenza media elevata dei turisti, con 9 giorni a Paestum e 7 giorni nei Campi Flegrei con Ischia e Procida.
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