Accorciare le distanze tra le due sponde dell'Adriatico ricucendo il tessuto culturale per favorire il riallaccio dei legami politici. È il messaggio lanciato dal vicepremier nella tre giorni balcanica, che ha fatto tappa a Belgrado, Bucarest e nel piccolo villaggio macedone di Ohrid. Dopo le guerre degli anni Novanta i Balcani sono piombati nell'anonimato. Sarajevo, che fra il 1992 e il 1995 occupava un giorno sì e l'altro pure le prime pagine dei giornali, è diventata, al termine dell'assedio, una città periferica". Stesso discorso per il Kosovo e per la Serbia: finché le pallottole e le granate alimentavano le cronache bene. Poi il buio. Ora succede che il sudest europeo tonti a suscitare interesse. Alcuni stati (Romania e Bulgaria) si sono guadagnati con tenacia un posto in Europa, altri (Croazia, Macedonia, Albania e il Montenegro, da maggio indipendente) hanno ufficialmente attivato con Bruxelles trattative per il futuro ingresso. Ma ci sono anche fonti di preoccupazione. La Bosnia continua a essere una creatura ibrida e rigidamente divisa su basi etniche, il Kosovo è un rompicapo irrisolto, la Serbia è sull'orlo dell'isolamento. L'area balcanica è tutt'altro che omogenea. La comunità internazionale si è (ri)mobilitata per colmare i vuoti politici. Come? Una buona proposta giunge proprio dall'Italia. La ricetta è accorciare la distanza che separa i paesi balcanici attraverso la cultura e la riscoperta del patrimonio comune, ricucire il tessuto culturale per favorire il riallaccio dei legami politici. Il messaggio è stato lanciato da Francesco Rutelli, vicepremier e ministro dei beni e delle attività culturali, impegnato in una tre giorni balcanica che ha fatto tappa a Belgrado, Bucarest e Ohrid, piccolo villaggio macedone ricco di storia e architetture, dove ieri si è tenuta la terza conferenza interministeriale sul patrimonio culturale dei sud est europeo, organizzata dall'Unesco. «Il compito dei ministri della cultura di questo nuovo decennio e in particolare il vostro, di rappresentanti di paesi che hanno conosciuto tante traversie e sofferenze è recuperare i valori della nostra storia, della nostra cultura e delle nostre arti», ha affermato Rutelli a Ohrid. «L'obiettivo è quello di conoscere le reciproche culture e di costruire un'integrazione di valori». Teoria, questa, più che utile a ricucire il mosaico balcanico e che s'inserisce in un contesto tornato dinamico e creativo, che vede il rifiorire di iniziative culturali comuni, fino a qualche anno fa inimmaginabili. Il caso, per esempio, del documentario Vukovar, una produzione serbo-crosta (la prima dalla fine della guerra) presentata lo scorso agosto al Film Festival di Sarajevo, che racconta in maniera critica i crimini commessi da ambo le parti durante il conflitto, scardinando i tabù imposti dai nazionalismi. Altro fenomeno da seguire con attenzione è la riscoperta del serbo-croato, la lingua comune della ex jugoslavia, esposta nel periodo post-bellico a una serie di grottesche storpiature di natura sciovinista. Il viaggio del ministro della cultura è stato inoltre una buona occasione per illustrare la strategia balcanica dell'Italia. Una strategia tesa a ridare peso e valore ai rapporti tra le due sponde dell'Adriatico. Negli ultimi anni, infatti, la diplomazia italiana ha snobbato i Balcani e, come ha scritto Limes nel 2003, i rapporti con il sudest europeo si sono tradotti in un'«avanzata mercantile». La cultura, nel ragionamento rutelliano, deve essere uno strumento con cui servire il potenziamento delle relazioni con le varie capitali della regione. Cultura significa quindi «costruire qualcosa di più ricco di uno scambio di esperienze. di prestiti fra i musei, di movimento di persone». A questo proposito, il ministro ha proposto di «consolidare il gruppo dei dodici (i dieci paesi balcanici, l'italia e l'Unesco, ndr)», rendendo questa forma di consultazione «maggiormente operativa», senza tuttavia appesantirne le strutture. - Tra le proposte formulate dal vicepremier figurano inoltre il rafforzamento del turismo culturale e del settore del restauro, oltre - a una maggiore cooperazione tra le rispettive industrie cinematografiche A livello finanziario, Rutelli ha annunciato l'innalzamento del contributo italiano al trust fund (il fondo fiduciario per il patrimonio culturale dei sud est europeo) e l'impegno a dirottare sui Balcani una parte del budget comunitario 2007-2013, cosa che dovrebbe concretizzarsi ha precisato Rutelli attraverso «il programma comunitario Cultura 2007-2013, che dovrebbe essere adottato in occasione del consiglio cultura di novembre. Un ruolo di primo piano per il rilancio della cooperazione tra Roma e Balcani sarà rivestito dalla lingua italiana, che sta riscontrando un notevole boom negli atenei della regione e che rappresenta in prospettiva una risorsa per coniugare economia e cultura. La sfida è senz'altro interessante. Vale la pena proseguirla.