DIFFICILE STABILIRE CON ESATTEZZA IL DATO COMPLESSIVO DEL DANNO AL PATRIMONIO Il soprintendente divulga dei numeri. Ma quelle da recuperare sono molte di più l'alluvione. É una «Madonna col Bambino e Santi) che, secondo gli storici dell'arte risale al XV secolo, ma di cui si ignora attribuzione. La soprintendenza per i beni storico-artistici di Firenze, diretta da Bruno Santi, ieri ha divulgato alcuni numeri sui danni dell'alluvione al patrimonio cittadino. In particolare Santi - in carica dal gennaio 2005 ma già funzionario alla sovrintendenza dei beni artistici di Firenze, direttore delle Cappelle Medicee e direttore dell'Ufficio restauri negli anni '80 - ha cercato di rispondere alla domanda che in tanti si sono fatti in questi giorni: cosa rimane da restaurare a Firenze 40 anni dopo l'alluvione? All'agenzia Ansa, Santi ha detto che «È difficilissimo dare numeri precisi complessivi. Comunque secondo una stima del laboratorio di restauro, le opere d'arte, ovvero tele, affreschi, sculture, quadri, che hanno subito danni dall'ondata di piena sono state 1200. Di queste 800 sono state restaurate». Purtroppo questi dati sono un po' lontani dalla realtà. Durante lo scorso mese di settembre abbiamo visitato cinque dei sette depositi dove sono custodite le opere d'arte di cui ha responsabilità la soprintendenza retta da Santi, ricavando altri numeri. A cominciare dal dato di partenza. Le opere interessate dall'alluvione, censite nel 1966, tanto per incominciare furono 1489, poi ridotte a 1450 perché nel computo erano state considerate anche opere d'arte da restaurare, ma non alluvionate. Se fosse vera l'analisi di Santi, il quale ha detto che oggi ne rimane da restaurare un terzo, le opere in attesa dovrebbero essere poco meno di 500. Invece, sparsi nei sette depositi, ci sono circa 140 dipinti (tele e tavole, alcune delle quali anche di grandi dimensioni), 6 sculture lignee, circa 350 tra affreschi e sinopie, 91 oggetti di arredi sacri in un deposito (Villa La Petraia) e varie tonnellate nel «cucinone» della Villa Medicea di Poggio a Caiano. Come si può comprendere fare un conteggio preciso - e in questo Bruno Santi ha ragione da vendere - è impossibile. Le perdite spettacolari, come quella del Crocifisso di Cimabue, intaccato indelebilmente dal fango misto a nafta, oppure la Madonna di Neri di Bicci al Museo Home, sono state pochissime secondo Santi. Moltissimo, invece, fu fatto fin da subito. «Furono messe in atto - dice - opere conservative su vasta scala per evitare che i danni si estendessero e per preservare il più possibile le varie opere d'arte in attesa di essere restaurate. Per esempio molti affreschi, come quelli del CeT nacóle di Santa Croce, furono staccati e messi al sicuro, vari dipinti furono "velinari", ovvero coperti da una velina di carta di riso che fermasse il sollevamento del colore». Stabilire il numero esatto e definitivo sulla mole di opere rovinate è impossibile «anche perché -continua Santi - i danni non furono sempre immediati, ma emersero col tempo: per esempio affreschi intaccati dall'acqua e dal fango solo alla base furono poi rovinati a poco a poco». Ancora meno quantificabili sono i danni subiti da arredi e suppellettili vari e i soldi spesi in quarant'anni per ridare splendore al cuore artistico di Firenze. «Milioni di èuro, sicuramente» dice Santi. I soldi sono arrivati dalle soprintendenze e dalla Regione, ma soprattutto dal ministero. «Ogni anno - dice Santi - da Roma ci chiedono una lista dei restauri ritenuti prioritari da eseguire e ovviamente vi vengono inserite anche le opere alluvionate. Quest'anno però ci è arrivata una richiesta più specifica: la redazione di un progetto per i dipinti conservati nei depositi che hanno subito danni dall'alluvione e che ancora non sono tornati alle condizioni di prima del novembre '66». Il problema è che la redazione di un simile documento, appare molto laboriosa, perché in nessuna delle due soprintendenze (Polo Museale e beni storico-artistici) funziona un ufficio statistiche incaricato di tenere i conti, aggiornare le schede e fornire in un attimo il dato numerico. Forse per il 50 anniversario...
II bilancio di Santi: Restaurate ottocento opere d'arte
Il soprintendente per i beni storico-artistici di Firenze, Bruno Santi, ha rilasciato alcuni dati sui danni dell'alluvione al patrimonio cittadino. Secondo Santi, è difficile stabilire un numero preciso del danno, ma ha stimato che 1200 opere d'arte, tra tele, affreschi e sculture, sono state danneggiate dall'alluvione. Di queste, 800 sono state restaurate. Tuttavia, un'analisi dei dati dei sette depositi dove sono custodite le opere d'arte ha rivelato che il numero reale delle opere danneggiate potrebbe essere più alto. Secondo Santi, oggi ne rimane da restaurare un terzo, il che significherebbe circa 500 opere.
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