Ospedali e parchi, spiagge e chiese, carceri e monumenti. Il patrimonio immobiliare pubblico è di ingenti dimensioni e conta circa 30.000 beni per un totale di oltre 1,6 milioni di metri quadri. Tra questi vi sono 2.400 beni, tra cui 1.650 fabbricati e 810 terreni, da considerare parte del demanio storico artistico. I beni del patrimonio disponibile sono circa 11.000 - 3.300 fabbricati e 7.900 terreni - ai quali si contrappongono circa i circa 17.000 del patrimonio indisponibile composto da 15.450 fabbricati e 1.900 terreni. A fare un primo check up del «portafoglio» immobiliare dello Stato è stata il direttore generale del Demanio, Elisabetta Spitz, intervenendo al Mipim di Cannes, uno dei più importanti appuntamenti del settore immobiliare, nel corso del convegno per presentare i progetti di valorizzazione del patrimonio pubblico e le opportunità di intervento di investitori privati internazionali in Italia. Il presidente di Patrimonio Spa, Massimo Ponzellini, ha spiegato come l' obiettivo della nuova società del Tesoro sia quello di aumentare la redditività dei beni pubblici che ora hanno «rendimenti molto modesti». Ma ha assicurato anche che la società opererà «con il massimo rispetto dei vincoli a tutela del patrimonio artistico, culturale e ad ambientale del nostro Paese». Il primo stock di beni "trattati" da patrimonio Spa arriverà sul mercato nelle prossime settimane. «Il patrimonio gestito dall'Agenzia - ha detto la Spitz - è composto da un considerevole numero di beni.Valorizzarli significa tener conto di questa eterogeneità, e prefigurare una gamma di strategie altamente diversificata, quali: dismissione; dismissione con progetto di valorizzazione; forme miste di compartecipazione nella progettualità; mantenimento della proprietà realizzando una gestione economica dei beni, al fine di ricavarne reddito confrontabile con il mercato nel caso di utilizzatori privati, ovvero ottimizzando le performance per i beni in uso alla pubblica amministrazione». L'Agenzia punta a politiche di valorizzazione operando «in stretto collaborazione con le amministrazioni centrali e locali» (come nel caso degli accordi raggiunti a Roma, Milano, Genova e Venezia) e ponendosi come interlocutore del mercato.