PARLA LA SOVRINTENDENTE: Deve tornare a battere il cuore antico dì Milano - MILANO - Un vento nuovo spira sul Castello, che è stato teatro degli scontri tra ghisa e abusivi. Vento nuovo non tanto per la risistemazione estetica di alcune componenti, che includerà anche la zona della Rocchetta, ma anche per la filosofia che il nuovo assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi, intende introdurre nel più antico baluardo della città. Un baluardo da aprire alla gente. Ne è conyinta Maria Teresa Fiorio, già sovrintendente ai Beni artistici e storici, oggi direttore delle Civiche raccolte d'arte. Di che vento parliamo? «Stiamo facendo una riflessione che in passato forse non si era fatta abbastanza, sulla vocazione del Castello e sul destino degli spazi. Qui ci sono tante funzioni e vanno tutte un po' armonizzate. Anzitutto, i musei oggi hanno esigenze molto diverse rispetto a un tempo». Per esempio? «Uno degli obiettivi che ci poniamo è che il Castello diventi un luogo dove il pubblico trovi un'accoglienza adeguata. I lavori sulla sala panoramica in Rocchetta e sulla riorganizzazione della sezione dei tessili vanno proprio in questa direzione. Ma è solo l'inizio di una riflessione generale». La filosofìa è quello di portare il Castello verso la gente, o comunque il contro no? «Sì. Vogliamo renderlo più accogliente e introdurre più servizi per il pubblico. Per esempio si stava pensando ad aprire una caffetteria più accessibile, rispetto a quella che si sta facendo in alto nella sala panoramica, importante, ma non così fruibile. Insomma, stiamo ragionando. Il tema del Castello mi sta a cuore e mi riguarda non tanto come direttore delle raccolte d'arte, ma soprattutto come direttore del nuovo settore degli edifici storico artistici. Una novità che ha voluto l'assessore Sgarbi perché ci sia un occhio della cultura su tutti gli edifici monumentali. Il Castello evidentemente rientra in questa logica». Come vanno i rapporti con i progettisti? «Bene. Con l'architetto ho avuto due incontri finora. Stiamo ragionando sull'intervento grosso. Quello di allestimento lo vedremo in un secondo tempo. Adesso dobbiamo occuparci della destinazione degli spazi e di monitorare quel che è stato fatto finora». Quali innovazioni vorrebbe portare Sgarbi al Castello? «Credo che il suo intendimento sia quello di sottolineare il ruolo di Milano come città d'arte, valorizzando tutte le occasioni importanti per visitare la città. E certo il Castello è una delle prime. E forse l'impressione che anche l'architetto ha avuto è che le potenzialità del Castello non siano sfruttate al megli. C'è forse un lavoro da fare in questo senso». Quando si parla di città d'arte, in effetti, si pensa a Firenze o a Roma. Milano può diventarlo? «Credo che dovrebbe farsi conoscere di più sotto questo aspetto. Le risorse ci sono eccome. Il problema non riguarda solo il Castello, ma per esempio la Pinacoteca di Brera, sempre un po' esclusa dalle riflessioni che si fanno sulla città. Proprio su questo Sgarbi vuole coinvolgere a una mostra che accomuni Brera e Castello, proprio perché la città se ne riappropri». Diciamo che l'arte di Milano ha bisogno di un po' di marketing? «Certo di farsi conoscere meglio, questo sì. E Sgarbi Pun" ta anche molto sul contemporaneo, un lavoro davvero grosso».
Milano: Per il Castello pronto un piano di riordino degli spazi
La sovrintendente Maria Teresa Fiorio ha parlato della necessità di rinnovare il Castello, che è stato teatro di scontri tra ghisa e abusivi. Fiorio vuole aprire il Castello alla gente, rendendolo più accogliente e introdurre servizi per il pubblico. Stanno lavorando sulla sala panoramica e sulla sezione dei tessili per creare un'esperienza più fruibile. Fiorio ha anche incontrato l'architetto per discutere dell'intervento grosso e della destinazione degli spazi. L'assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi, vuole valorizzare il ruolo di Milano come città d'arte, sottolineando le potenzialità del Castello e di altre istituzioni culturali.
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