CARI imprenditori, la cultura ha bisogno del vostro sostegno. L'appello di Chiamparino arriva per lettera a centinaia di titolari d'azienda: «Il Comune sta facendo il possibile per sostenere le iniziative culturali dice il sindaco ma da soli non ci riusciamo». Concetti che Chiamparino riprende in mattinata alla presentazione di "Luci d'artista": «Potremmo pensare a un fondo comune sovvenzionato da enti pubblici e società private». Le prime reazioni sono di disponibilità: «Discutiamone dice Alberto Tazzetti ma anche il pubblico potrebbe venirci incontro. Ad esempio defiscalizzando le sponsorizzazioni». Il piatto piange, la cultura anche. Sergio Chiamparino prende carta e penna e scrive agli imprenditori torinesi: «Bisogna contribuire di più è la sostanza della lettera perché la cultura a Torino è un volano economico importante e la pubblica amministrazione da sola non ce la fa». Gli stessi concetti il sindaco li illustra in mattinata, presentando in conferenza stampa la nuova edizione di «Luci d'artista». «Per quanto riguarda il Comune dice il sindaco faremo il massimo sforzo per garantire il sostegno alle diverse iniziative. Tuttavia è utile riflettere sull'opportunità di una maggiore collaborazione tra pubblico e privato, anche costituendo un fondo comune per il sostegno alle iniziative culturali». Quanti risponderanno all'appello del sindaco? Si capirà il 24 novembre quando Chiamparino ha dato appuntamento ai destinatari della sua lettera. La questione sembra essere più complessa di una semplice richiesta di soldi. Si tratta infatti di capire con quali meccanismi si possono agevolare le sponsorizzazioni superando la cerchia ristretta degli imprenditori che già oggi contribuiscono. Il presidente dell'Unione Industriale, Alberto Tazzetti, spiega che «già oggi molti associati e la stessa Unione promuovono e sostengono iniziative culturali di grande interesse. L'elenco sarebbe lungo. Si può sempre fare di più ma bisogna tenere conto del fatto che la congiuntura economica è particolarmente difficile. E che forse un modo per far aumentare gli interventi sarebbe quello di prevedere sconti fiscali a chi investe nella cultura». La strada degli sconti fiscali, degli incentivi alle imprese che si dedicano al mecenatismo è suggerita anche da Giuseppe Pichetto, uno dei predecessori di Tazzetti alla guida di via Fanti: «Defiscalizzare aiuta», dice Pichetto ricordando «la lunga tradizione di mecenatismo dell'industria torinese». Ma anche perle imprese «il piatto piange. E sinceramente non ne vedo molte in giro in grado di destinare ulteriori risorse a queste iniziative. Piuttosto sarebbe opportuno destinare gli utili alla ricerca per far fronte alla concorrenza internazionale». Le principali aziende torinesi sono riunite da tempo nella Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino, una iniziativa che ha pochi uguali in Italia. La Consulta promuove soprattutto il restauro di monumenti e residenze storiche. Ne fanno parte anche le due Fondazioni bancarie (San Paolo e Crt), per le quali il mecenatismo è uno dei doveri statutari. Più complessa la situazione delle aziende. Nelle scorse settimane, presentando la sponsorizzazione alla prima del Regio, l'amministratore delegato della Sai, Fausto Marchionni, aveva illustrato qual è a suo parere il profilo del moderno sponsor: «Non semplicemente un'azienda che contribuisce economicamente, ma che partecipa direttamente al progetto fin dalla sua ideazione. Solo così è possibile mettere in pratica quella responsabilità sociale che è anche il legame più forte di un'azienda con il territorio in cui opera». Insomma, sta cambiando anche la filosofia della sponsorizzazione e la logica con cui le aziende contribuiscono. Chenon è solo più quella del ritorno d'immagine ma anche della partecipazione attiva ai progetti culturali della città. In fondo la Consulta torinese è nata per questo. Il salto ulteriore che gli imprenditori chiedono al Comune è quello di pensare la cultura anche come benefit per i loro clienti e i manager. Sulla scia di quanto già avviene negli Stati Uniti. Al Moma di New York gli sponsor hanno a disposizione serate di gala e visite guidate per la loro clientela. Perché, dicono gli imprenditori, non provare a replicare l'esperienza a Torino? Perché la visita riservata al Museo Egizio o la cena di gala al Museo di Rivoli non possono diventare il regalo offerto da un'azienda ai suoi manager così com'è accaduto per i posti di tribuna alle cerimonie olimpiche?