La nostra critica alla devolution non nasce da un pregiudizio nei confronti della Lega come vuol dimostrare Ulrich , ma dalla convinzione che così si rompe l'unità nazionale e si annulla senso di solidarietà e coesione. L'autonomia sui beni culturali richiesta dalla Toscana è tutt'altra cosa. È prevista dall'attuale Costituzione ed è coerente con il federalismo cooperativo e solidale avviato con la riforma del Titolo V. L'articolo 116 afferma: particolari forme di autonomia possono essere attribuite alle Regioni sulla base di un intesa con lo Stato. La Sicilia gode da sempre di tale autonomia, anche per i beni culturali. Perché mai la Toscana non potrebbe fare altrettanto? Stiamo parlando di federalismo a velocità variabile, che consente alle Regioni che lo richiedono e ne hanno la capacità di fare quello che finora ha fatto lo Stato. Tutto ciò senza alimentare contrapposizioni, ma trasferendo verso il basso ciò che non necessita di essere gestito dall'alto. È il principio di sussidiarietà. Con la nostra proposta allo Stato rimangono compiti di indirizzo, coordinamento, di tutela unitaria del patrimonio e, a fronte di inadempienze, il potere sostitutivo. E, nel caso di particolari strutture potrebbe continuare a gestirle direttamente, magari con soluzioni (Fondazioni?) che coinvolgano anche la Regione. Nessuna rottura, solo riconoscimento che tutte le istituzioni centrali e periferiche sono abilitate a esercitare funzioni di tutela. Nello specifico: se la Toscana è in grado di gestire sanità, agricoltura, artigianato e quant'altro, perché non dovrebbe esserlo per i beni culturali? Magari, per dirne una, si riuscirebbe a evitare di far tagliare i fili di telefono e luce perché non ci sono soldi o a prolungare gli orari. Ulrich paventa il dramma del sovrintendente "degradato": il passaggio del personale dallo Stato alla Regione sarebbe una iattura. Dimentica che sarebbe facoltativo. L'esperienza del genio civile e dei centri per l'impiego dimostra che il passaggio ha prodotto efficienza e professionalità. La nostra proposta valorizza il ruolo del manager, affidandogli una agenzia autonoma per promuovere al meglio questo patrimonio. Possediamo oltre 20mila luoghi d'interesse artistici e 424 musei. Già oggi finanziarne, per quasi la metà dei costi, il funzionamento di questo sistema. Con maggior autonomia potremmo farlo ancora meglio e, magari, averne qualche beneficio in più per i nostri tenitori. Claudio Martini Presidente Regione Toscana Risposta di Ulrich Siamo davvero grati al Presidente Martini di averci fatto l'onore di confermare personalmente, punto per punto e virgola per virgola, quanto avevamo scritto su queste pagine. Dunque riassumiamo: la Regione Toscana critica la devolution (per carità, non diciamo "devoluzione"! i panni non si risciacquano più in Arno, semmai nel Tamigi) perché intende difendere l'unità nazionale e il relativo senso di solidarietà e di coesione. Con l'unità nazionale nulla hanno a che vedere i beni culturali (per esempio, Michelangelo e Leonardo non sono artisti italiani, bensì toscani). Stolto chi crede che l'essere italiani (l'identità, la nazione, la civiltà) si nutre e si sostanzia del patrimonio storico-artistico della nazione, che esso alimenta senso di solidarietà e coesione. Ma c'è, dice Martini, la Costituzione. Egli ne cita il titolo V (notoriamente riformato dal governo Amato, all'ultimo tuffo e con esigua maggioranza), ma dimentica l'articolo 9, che è ab initio fra i "principi fondamentali" della Carta, e parla, ci par di ricordare, di «patrimonio storico e artistico della nazione» (a meno che non s'intenda per tale la nazione toscana). La verità è che da nessuna parte la Costituzione prevede l'autonomia speciale richiesta dalla Regione Toscana: come il Presidente Martini sa benissimo, autorevolissimi giuristi (anche toscani) sono giunti alla conclusione che quel livello d'autonomia sarebbe possibile solo mediante un 'apposita legge costituzionale (cioè modificando la Costituzione). Ma il punto più interessante della lettera del presidente (o dovremmo dire governor?) toscano è un altro, il richiamo alla Sicilia. L'autonomia speciale richiesta dalla Toscana per i beni culturali, ci viene spiegato, è modellata su quella della Sicilia. Ci duole far notare al governor un'altra lacuna nella sua memoria costituzionale, ma secondo la Carta la Sicilia è una «Regione a statuto speciale», la Toscana no (ed ecco perché solo una legge costituzionale potrebbe dare al governor quel ch'egli brama). Se ha scelto la Sicilia a modello, vorrà certo dire che la Regione Toscana ha studiato accuratamente i vantaggi e i meriti della gestione regionalizzata dei beni culturali in Sicilia: ci piacerebbe conoscere i risultati di questo studio, visto che tale gestione è viceversa deprecata, in Sicilia e fuori, da moltissimi. Fra i molti aspetti della questione, richiamiamone uno solo. Ora che in Sicilia soprintendenze e musei sono regionali e non nazionali, un archeologo o storico dell'arte non può più mutare luogo dì lavoro né da Palermo a Torino né, poniamo, da Milano a Palermo: la Sicilia fa "sistema chiuso", che non comunica col resto del Paese. Immaginiamo che lo stesso accada in Toscana (e dunque, che Martini lo voglia o no, in tutte le altre regioni non a statuto speciale): finito il tempo in cui bravi funzionari potevano fare le loro esperienze all'Estense di Modena, e poi a Brera, e poi alla Borghese o agli Uffizi. Ognuno dovrà lavorare negli angusti confini della propria regione, come ora accade in Sicilia. Bel modo di difendere il senso di solidarietà e coesione della nazione italiana! Sì, la ammettiamo volentieri: nei confronti della Lega il governor della Toscana non ha proprio nessun pregiudizio.
672003 - Ulrich, i Toscani e la devolution di Michelangelo. Lettera di
Il Presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, ha scritto una lettera in cui critica la devolution e sostiene che l'autonomia sui beni culturali richiesta dalla Toscana è prevista dall'attuale Costituzione e coerente con il federalismo cooperativo e solidale. Martini sostiene che la Regione Toscana è in grado di gestire sanità, agricoltura, artigianato e altri aspetti, quindi dovrebbe anche gestire i beni culturali. Il critico, Ulrich, risponde criticando la lettera di Martini, sostenendo che la Costituzione non prevede l'autonomia speciale richiesta dalla Toscana e che la Sicilia, che ha un statuto speciale, non ha problemi con la gestione dei beni culturali.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo