Metti un albergo nel parco lussureggiante di Migliarino, alla foce del Serchio, al posto di due caserme che furono la base segreta degli incursori della Marina militare, specializzati nella guida di siluri a lenta corsa, più noti come "maiali", per poi far saltare in aria nei porti nemici le navi mentre erano alla fonda. E' così che spariranno due pezzi di storia. Al loro posto sorgerà una struttura con residenze turistico-alberghiere. Il progetto, dopo almeno un decennio di gestazione, è arrivato all'iter conclusivo: manca solo il sì alla ristrutturazione, o meglio alla demolizione. Ma c'è chi non ci sta. È il comitato di Migliarino, sorto un anno fa, che si è rivolto alla Soprintendenza ai monumenti di Pisa, al ministro Francesco Rutelli e al sottosegretario Andrea Marcucci, perché «venga posto un vincolo architettonico, così come consente la legge, in quanto si tratta di strutture che hanno un chiaro riferimento alla storia politica e militare d'Italia». «Noi siamo favorevoli al riutilizzo per fini turistici di questi immobili - dice Paolo Magli, un membro del comitato - ma siamo contrari alla loro demolizione. Al posto di questi edifici storici verrebbe realizzato un villaggio turistico con 167 posti letto, composto da un albergo e da residenze turistiche alberghiere, con piscina, ristorante e campi da tennis. Un po' troppo, ci sembra». Secondo il presidente del Parco di Migliarino-San Rossore, Giancarlo Lunardi, quello che nascerà a Bocca di Serchio sarà una struttura alberghiera con residenze turistico-alberghiere e non un vero villaggio turistico. «Si tratta - spiega - di una soluzione figlia di un'idea di Parco fondata sulla conservazione attiva: un Parco di grandi dimensioni territoriali nel quale la tutela è anche strumento di sviluppo e di turismo sostenibile, in alternativa ad un Parco-museo». Il sindaco di Vecchiano, Rodolfo Pardini, taglia corto: «Si tratta di un progetto di recupero di edifici oggi in totale degrado. Non vedo cosa ci sia di non chiaro o addirittura di scandaloso». Ma la lista Rinnovamento, che coagula tutto il centrodestra nel consiglio comunale di Vecchiano, ne fa una questione di correttezza. «La legge è legge e va rispettata - dice il protavoce Glauco Sbragia -. Infatti il nostro codice civile dice che i beni architettonici che sono patrimonio storico non vanno toccati». La zona di Case Marina che confina con la riserva naturale di Bocca di Serchio è una delle aree più tutelate del Parco. Ma è anche un "museo" che raccoglie testimonianze belliche, di storia partigiana e postbellica. Le due caserme che saranno abbattuti sono un esempio di questa memoria. Esse furono realizzate negli anni Trenta in un luogo che allora era inaccessibile per consentire ai sommergibilisti di allenarsi in tutta tranquillità lontano da sguardi indiscreti, e così avere il tempo di mettere a punto la nuova arma segreta. Si trattava di un siluro modificato, dotato di un proprio motore, che gli incursori dovevano guidare a cavalcioni sott'acqua per introdurlo all'interno dei porti nemici, superando gli sbarramenti e le reti di protezione. Una volta raggiunto l'obbiettivo veniva lasciata sotto le navi una potente carica esplosiva che le avrebbe fatte affondare. Erano azioni molto rischiose che si concludevano quasi sempre o con la morte o con la cattura di questi militari. L'azione più nota e clamorosa fu quella portata a termine nel dicembre del' 41 nel porto di Alessandria da alcuni sommergibilisti, guidati dal marchese Durand de La Penne. Con un'abile manovra di aggiramento riuscirono a introdurre tre "maiali" e a far esplodere le cariche esplosive danneggiamento seriamente quattro navi inglesi: la Valiant, la Queen Elizabeth, la Sagona e il Jervis. Un durissimo colpo alla flotta inglese nel Mediterraneo. A ideare i "maiali" era stato un elbano, Teseo Tesei, che poi perse la vita durante un assalto al porto di Malta nel luglio del '41. Quell'impresa fu un'ecatombe: 15 incursori vennero uccisi, 18 catturati. Tutti questi uomini provenivano dal reparto dei nuotatori d'assalto, la X flottiglia. A guidare gli incursori nel '41 era stato nominato Junio Valerio Borghese.